Spiazzo Rendena in festa per San Vigilio, nel ricordo di don Carlo Crepaz. L’arcivescovo Lauro celebra nella sua valle

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Festa di popolo, domenica 5 luglio a Spiazzo Rendena, per la solennità del patrono San Vigilio. Una ricorrenza particolarmente sentita dalla comunità, vissuta quest’anno alla presenza dell’arcivescovo Lauro Tisi, originario della Rendena, ma anche velata dalla tristezza per la recente e improvvisa scomparsa di don Carlo Crepaz, parroco della valle, morto a soli 61 anni.

La giornata si è aperta con la visita alla Casa di Riposo San Vigilio, struttura che porta il nome del patrono, prima della Messa nella chiesa parrocchiale e della processione per le vie del paese con la statua del patrono anche della Chiesa trentina e della città capoluogo (non a caso, tra le autorità presenti anche il sindaco Ianeselli). Con don Lauro ha concelebrato anche don Celestino Riz, vicario della Zona pastorale delle Giudicarie, chiamato in questa fase a svolgere il servizio di amministratore parrocchiale, in attesa della nomina di un nuovo parroco per la Rendena.

Il ricordo di don Carlo: “Ha smosso la valle con umanità, discrezione e umiltà”

Nel saluto iniziale l’Arcivescovo ha rivolto un pensiero particolare a don Carlo, sottolineando il legame profondo che in pochi anni il sacerdote era riuscito a costruire con la comunità. Una perdita “enorme, importantissima”, ma anche un’occasione per riconoscere ciò che una vita semplice e autentica può generare dentro una comunità.

“Il ricordo di don Carlo ci spiega cosa può fare un uomo quando è pienamente umano”, ha aggiunto monsignor Tisi. “Lui ha veramente smosso con l’umanità, la discrezione e l’umiltà la nostra valle”. Da qui il grazie alle istituzioni e alle amministrazioni locali presenti, che avevano partecipato anche ai giorni del lutto, a testimonianza di una vicinanza condivisa.

Tisi ha poi ricordato il servizio affidato temporaneamente a don Celestino Riz: “Per questi mesi farà lui la funzione di parroco. Pregate perché riusciamo a individuare una figura che possa davvero prendere in mano il percorso fatto da don Carlo”.

“Siamo stanchi di guerre e parole vuote”: l’omelia di Tisi

Nell’omelia, prendendo spunto dal Vangelo — “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro” — l’Arcivescovo ha offerto una riflessione intensa sulla stanchezza che attraversa il nostro tempo. “Stanchezza e oppressione sono due parole che ben interpretano il momento che l’umanità sta vivendo”, ha affermato. “Siamo stanchi di guerre che non finiscono più. Siamo stanchi di parole retoriche non abitate dalla profondità. Siamo stanchi di relazioni che conoscono la fatica e a volte la violenza”.

Di fronte a un mondo segnato da conflitti, povertà, mancanza di libertà e condizioni di vita disumane, Tisi ha richiamato con forza il volto evangelico di Dio: non un giudice della prestazione morale, ma il Dio della compassione e della tenerezza. “Dio è compassione, è tenerezza”, ha detto. E di fronte alla domanda — “Dov’era Dio ad Auschwitz? Dov’è Dio a Gaza, a Kiev, a Khartum, in Myanmar?” — don Lauro ha rovesciato la prospettiva: “Dio era ad Auschwitz, Dio è a Gaza, Dio è in Myanmar, Dio è nel Sudan. Ad Auschwitz, a Gaza, in Myanmar manca l’uomo”.

Parole nette anche contro ogni uso religioso della forza: “Dio è il Dio degli ultimi, dei poveri, della tenerezza. È il Dio che muore su un palo infame. Come lo si possa usare per accreditare la forza, le armi e la guerra non so come sia possibile”.

Il riposo di Gesù contro la logica della performance

Al centro dell’omelia anche il tema del “riposo” promesso da Gesù. Un riposo che, ha chiarito Tisi, non coincide con l’evasione o con la semplice pausa, ma con un modo diverso di abitare la vita. “Se vuoi riposare e respirare nella vita, rinuncia alla logica diabolica della performance”, ha detto l’Arcivescovo. “Tu non esisti perché sei performante. Tu esisti perché, come uomo, chiunque sia, sei un incanto”. Da qui l’invito a custodire ciò che rende autenticamente umani: la capacità di stupirsi, di commuoversi, di gioire, di piangere, di riconoscere la bellezza negli occhi dell’altro. “Tieniti alla larga da chi ti dice che tu vali in quanto alla performance”, ha aggiunto Tisi, denunciando una cultura che divide l’umanità tra vincenti e perdenti invece di pensarla come fraternità e comunità.

La fatica buona di chi vive per gli altri

Un altro tema toccato nell’omelia è stato quello dedicato alla fatica. Non tutte le fatiche, ha spiegato l’Arcivescovo, schiacciano. Esiste una fatica bella, generativa, capace di diventare energia. “Quando la fatica è motivata dal voler vivere per gli altri, quella fatica diventa adrenalinica e diventa riposante”, ha detto, richiamando il valore del volontariato e dell’associazionismo, molto presenti anche nella festa patronale. Tisi ha ricordato l’incontro del giorno precedente con i mille allievi dei Vigili del fuoco del Trentino: “Il Trentino funziona ancora perché ha un deposito di giovani che vogliono vivere per gli altri”. E ha aggiunto: “Chi ama fatica. Ma chi ama sa che c’è una fatica fantastica, quella della gioia di vivere per qualcuno, di far decollare la vita degli altri”.

Gratuità, comunità e futuro

L’Arcivescovo ha poi indicato nella gratuità una delle condizioni essenziali perché una comunità resti viva. “Dove non c’è gratuito non c’è vita, dove non c’è gratuito la comunità arranca”, ha osservato. L’associazionismo, ha aggiunto, “si nutre di gratuità” e finché un popolo conserva questa disponibilità al dono resta sano. Una riflessione che Tisi ha allargato anche all’Europa, che rischia di smarrire il sogno delle sue origini quando perde il gusto del gratuito e della cura degli altri. “Per farla rinascere dobbiamo reimmettere il gratuito”, ha affermato.

Nel finale dell’omelia, don Lauro è tornato alla figura di don Carlo Crepaz, rileggendone la vita alla luce delle parole appena pronunciate. Don Carlo, ha aggiunto, “non ha ricusato la fatica e non ha mai esibito se stesso”. In pochi anni, secondo Tisi, “ha dato alla Rendena ali incredibili e ha fatto partire dinamiche che mai avrei immaginato”. “Don Carlo era il sorriso della gratuità”. E idealmente, dalla “terra di Dio”, continua a dire alla sua comunità: “Se vuoi vivere sorridendo, ama, spendi te stesso, vivi per gli altri”.

La festa in piazza con le atlete rendenere

Al termine della parte religiosa, la festa patronale è proseguita in piazza con un momento di riconoscenza pubblica dedicato alle sportive rendenere che si sono particolarmente distinte alle recenti Olimpiadi invernali di Milano-Cortina: Eleonora Bonafini, Andrea Chesi e Laura Pirovano, capaci di portare il nome della Rendena ben oltre i suoi confini.

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