Riflessione post-sinodale: dottrina e popolo camminano insieme

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Il Sinodo sull’Amazzonia ha suscitato un vivace dibattito tra i cattolici. Secondo alcuni c’è infatti il timore che si possa uscire dal solco della Tradizione. La Chiesa ha invece sempre indicato la via della fedeltà alla storia. Sul tema ecco la stimolante riflessione pubblicata su Vatican News 

di Sergio Centofanti – Città del Vaticano

Duemila anni di storia ci insegnano che lo sviluppo della dottrina nella Chiesa è un popolo che cammina unito. Camminando lungo i secoli, la Chiesa vede e apprende cose nuove, crescendo sempre di più nell’intelligenza della fede. Durante questo cammino, ogni tanto c’è qualcuno che si ferma, qualcuno che corre troppo avanti, qualcun altro che prende un’altra strada.

Benedetto XVI: non congelare il magistero
Significative, a questo riguardo, le parole di Benedetto XVI nella Lettera scritta nel 2009 sulla vicenda della remissione della scomunica dei 4 vescovi consacrati dall’arcivescovo Lefebvre, fondatore della Fraternità sacerdotale San Pio X:

“Non si può congelare l’autorità magisteriale della Chiesa all’anno 1962 – ciò deve essere ben chiaro alla Fraternità. Ma ad alcuni di coloro che si segnalano come grandi difensori del Concilio deve essere pure richiamato alla memoria che il Vaticano II porta in sé l’intera storia dottrinale della Chiesa. Chi vuole essere obbediente al Concilio, deve accettare la fede professata nel corso dei secoli e non può tagliare le radici di cui l’albero vive”.

Mettere insieme cose nuove e cose antiche
Bisogna considerare questi due elementi: non congelare il magistero a una data epoca e nello stesso tempo restare fedeli alla Tradizione. Come dice Gesù nel Vangelo: “Ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche” (Mt 13,52). Non restare aggrappati solo alle cose antiche né accogliere solo le cose nuove separandole dalle antiche.

Non fermarsi alla lettera ma lasciarsi guidare dallo Spirito
Il punto è capire quando c’è uno sviluppo della dottrina fedele alla Tradizione. La storia della Chiesa insegna che non bisogna seguire la lettera ma lo Spirito. Infatti, se si prende come punto di riferimento la non contraddittorietà letterale tra testi e documenti, ci si ferma nel cammino. Il punto di riferimento non è un testo scritto, ma il popolo che cammina unito. Come leggiamo nel Catechismo della Chiesa Cattolica: “La fede cristiana (…) non è una «religione del Libro». Il cristianesimo è la religione della «Parola» di Dio: di una Parola cioè che non è «una parola scritta e muta, ma il Verbo incarnato e vivente». Perché le parole dei Libri Sacri non restino lettera morta, è necessario che Cristo, Parola eterna del Dio vivente, per mezzo dello Spirito Santo ce ne sveli il significato affinché comprendiamo le Scritture”.

Il grande salto nel primo Concilio di Gerusalemme
Se non c’è questo sguardo spirituale ed ecclesiale, ogni sviluppo verrà visto come demolizione della dottrina e come costruzione di una nuova Chiesa. Per questo dobbiamo avere una grande ammirazione per i primi cristiani che nel Concilio di Gerusalemme del primo secolo abolirono, pur essendo ebrei, la tradizione ultramillenaria della circoncisione. Deve essere stato un vero trauma per alcuni compiere questo salto. La fedeltà non è l’attaccamento a una singola regola, ma è camminare insieme come popolo di Dio.

I bambini non battezzati vanno in paradiso o no?
L’esempio forse più eclatante riguarda la salvezza dei bambini non battezzati. Qui si parla della cosa più importante per un credente: la salvezza eterna. Nel Catechismo tridentino, pubblicato da Papa San Pio V per Decreto del Concilio di Trento, leggiamo: “Ai piccoli non è lasciata alcuna possibilità di guadagnare la salvezza, se non è loro impartito il Battesimo”. E molti ricorderanno quanto diceva il Catechismo breve di San Pio X: “I bambini morti senza Battesimo dove vanno? I bambini morti senza Battesimo vanno al Limbo, dove non è premio soprannaturale né pena; perché, avendo il peccato originale, e quello solo, non meritano il paradiso, ma neppure l’inferno e il purgatorio”.

Sviluppo dottrinale da San Pio X a San Giovanni Paolo II
Il Catechismo tridentino è del 1566, il Catechismo di San Pio X è del 1905, quello breve è del 1912. Il Catechismo della Chiesa Cattolica approvato nel 1992, elaborato sotto la guida del cardinale Joseph Ratzinger e sotto il Pontificato di San Giovanni Paolo II, non parla più del limbo e dice una cosa diversa: “Quanto ai bambini morti senza Battesimo, la Chiesa non può che affidarli alla misericordia di Dio (…) Infatti, la grande misericordia di Dio, «il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati» (1 Tm 2,4), e la tenerezza di Gesù verso i bambini, che gli ha fatto dire: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite» (Mc 10,14), ci consentono di sperare che vi sia una via di salvezza per i bambini morti senza Battesimo”. Dunque la soluzione era già nel Vangelo, ma non l’abbiamo vista per tanti secoli.

La questione della donna nella storia della Chiesa
Un altro esempio sono i progressi che la Chiesa ha fatto sulla questione femminile. L’accresciuta consapevolezza dei diritti e della dignità della donna è stata salutata da San Giovanni XXIII come un segno dei tempi. Nella prima Lettera a Timoteo San Paolo scriveva: “La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione. Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all’uomo”. Solo negli anni ’70 del secolo scorso, durante il Pontificato di San Paolo VI, le donne hanno iniziato a insegnare nelle università pontificie ai futuri preti. Anche qui, c’eravamo dimenticati che è stata per prima una donna, Maria Maddalena, ad annunciare agli apostoli la Resurrezione di Gesù.

La verità vi farà liberi
Ultimo esempio. Il riconoscimento della libertà religiosa e di coscienza, oltre che politica e di espressione, nel magistero della Chiesa postconciliare. Un vero e proprio salto dai documenti dei Papi del XIX secolo, come Gregorio XVI, che nell’Enciclica “Mirari vos” definiva questi principi errori velenosissimi. Confrontando i testi, da un punto di vista letterale, c’è grande contraddizione, non c’è uno sviluppo lineare. Ma se leggiamo meglio il Vangelo, ci ricordiamo delle parole di Gesù: «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Gv 8, 31-32).

Il dolore dei Papi
I santi hanno sempre invitato ad amare i Papi, come condizione per camminare uniti alla Chiesa. San Pio X, parlando ai sacerdoti dell’Unione apostolica nel 1912, affermava con lo “sfogo di un cuore addolorato”: “Sembra incredibile, ed è pur doloroso, che vi siano dei sacerdoti ai quali debbasi fare questa raccomandazione, ma siamo purtroppo ai nostri giorni in questa dura, infelice condizione di dover dire a dei sacerdoti: amate il Papa!”. Giovanni Paolo II, nella Lettera apostolica Ecclesia Dei del 1988, prendeva atto “con grande afflizione” della illegittima ordinazione episcopale conferita da monsignor Lefebvre, ricordando che è “contraddittoria una nozione di Tradizione che si oppone al Magistero universale della Chiesa, di cui è detentore il Vescovo di Roma e il Corpo dei Vescovi. Non si può rimanere fedeli alla Tradizione rompendo il legame ecclesiale con colui al quale Cristo stesso, nella persona dell’apostolo Pietro, ha affidato il ministero dell’unità nella sua Chiesa”. E Benedetto XVI, nella Lettera del 2009 sulla vicenda lefebvriana, esprimeva altrettanto dolore: “Sono rimasto rattristato dal fatto che anche cattolici, che in fondo avrebbero potuto sapere meglio come stanno le cose, abbiano pensato di dovermi colpire con un’ostilità pronta all’attacco”. Chi è cattolico non solo non manca mai di rispetto al Papa, ma gli vuole bene come Vicario di Cristo.

Appello all’unità: camminare insieme verso Gesù
La fedeltà a Gesù non è, dunque, fissarsi su qualche testo scritto in una data epoca in questi 2000 anni di storia, ma è fedeltà al suo popolo, il popolo di Dio che cammina unito verso Cristo, unito al suo Vicario e ai successori degli Apostoli. Come ha detto ieri il Papa all’Angelus, a conclusione del Sinodo sull’Amazzonia:

“Che cosa è stato il Sinodo? È stato, come dice la parola, un camminare insieme, confortati dal coraggio e dalle consolazioni che vengono dal Signore. Abbiamo camminato guardandoci negli occhi e ascoltandoci, con sincerità, senza nascondere le difficoltà, sperimentando la bellezza di andare avanti uniti, per servire”.