“Prima i bambini!”: la Giornata per la Vita 2026 e l’appello dei vescovi italiani

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«Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli». Con queste parole del Vangelo di Matteo si apre il Messaggio dei Vescovi italiani per la 48ª Giornata Nazionale per la Vita, che si celebrerà il 1° febbraio 2026 sul tema “Prima i bambini!”. Un titolo essenziale e insieme provocatorio, che invita a cambiare prospettiva e a guardare la realtà dal punto di vista dei più piccoli.

Nel Vangelo Gesù sorprende i suoi contemporanei accogliendo i bambini con tenerezza e autorevolezza, riconoscendo in loro non una presenza marginale, ma un luogo privilegiato della rivelazione di Dio. L’infanzia diventa così criterio di verità per la vita cristiana e per la convivenza umana: fiducia, semplicità, centralità del cuore sono le condizioni per accogliere il Regno. Per questo i piccoli non possono mai essere disprezzati o subordinati, ma riconosciuti come destinatari di una cura particolare.

I bambini come criterio di giustizia

Questa visione evangelica ha inciso profondamente anche sulla coscienza civile, portando al riconoscimento del “superiore interesse del minore”, che dovrebbe orientare ogni scelta sociale e giuridica. Tuttavia, osservano i Vescovi, la realtà mostra una dolorosa contraddizione: troppo spesso le vite dei bambini vengono piegate agli interessi degli adulti, diventando vittime di violenze, sfruttamento e scelte che negano loro il diritto di nascere, crescere e sperare.

Quando l’infanzia è ferita, ne soffre l’intera società. Pace, libertà, democrazia e solidarietà non possono che iniziare dai più piccoli. Dove si smarrisce il senso della generatività e i figli sono usati invece che serviti, le relazioni tra gli adulti si inaspriscono e prevale la logica dell’egoismo.

Una sfida che riguarda anche l’Italia

Il Messaggio richiama in modo particolare la situazione del nostro Paese, segnato da una profonda crisi di natalità e da una cultura individualista che fatica a fare spazio ai bambini. Essi possono apparire ingombranti, capaci di limitare la libertà degli adulti; eppure l’accoglienza dei loro limiti diventa paradigma dell’accoglienza dell’altro. Quando i bambini non sono amati, con loro vengono scartati anche i più deboli, aprendo la strada a una società sempre più conflittuale.

Una Chiesa chiamata a essere casa accogliente

Anche la Chiesa è chiamata a interrogarsi. Le comunità cristiane devono crescere nella cura dei bambini, diventando realmente “casa accogliente” per loro e per le loro famiglie. Ciò significa attenzione nelle celebrazioni, percorsi educativi adeguati all’età, contrasto deciso a ogni forma di abuso, ma anche capacità di offrire spazi, tempo e risorse perché l’annuncio della fede sia proposto con linguaggi rispettosi e accessibili.

Segni di speranza e invito alla conversione

Accanto alle ombre, il Messaggio riconosce con gratitudine i tanti segni di luce presenti nella società e nella Chiesa: persone e realtà che si spendono quotidianamente per custodire l’infanzia e sostenere le famiglie. Il loro servizio dimostra che mettere davvero “prima i bambini” è possibile.