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Collegio Arcivescovile, a lezione di educazione dai filosofi antichi

Dal 15 gennaio a Trento nuovo ciclo di incontri formativi: "Come arcieri al bersaglio"
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Il Collegio Arcivescovile di Trento presenta la rassegna di incontri sull’educazione “Come arcieri al bersaglio”. Nel corso di tre serate (15 e 31 gennaio, 8 febbraio), docenti e studenti della scuola chiederanno agli ospiti Ivano Dionigi, Mauro Nobile e Pietro Del Soldà quali consigli sull’educazione ci possono venire, a distanza di venti-venticinque secoli, da grandi pensatori antichi quali Seneca, Lucrezio, Aristotele e Socrate. La rassegna, occasione di incontro per le varie componenti del Collegio, vuole essere anche un contributo culturale alla cittadinanza. Durante il primo incontro “Seneca e Lucrezio: il tempo, la parola, la politica”, previsto per martedì 15 gennaio alle ore 20.30 presso l’Aula Magna del Collegio Arcivescovile, Ivano Dionigi, ex rettore dell’Alma Mater di Bologna, parlerà del valore dei classici (in particolare di Lucrezio e Seneca) in relazione ai concetti di tempo e parola. Alle ore 17.30 Dionigi presenterà invece il suo ultimo libro presso la Libreria Àncora.

Tutte le iniziative sono ad ingresso libero e gratuito.

ALLEGATO PROGRAMMA COMPLETO

 

Papa battezza 27 neonati. Ai genitori: trasmettete la fede e non litigate davanti ai bambini

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Prima che venga studiata al catechismo, la fede va trasmessa dai genitori a casa, con l’esempio e la vita. Lo ha ricordato il Papa nell’omelia della Messa di domenica 13 gennaio – Festa del Battesimo di Gesù – durante la quale ha amministrato il Battesimo a 27 neonati, 12 bambini e 15 bambine, nella Cappella Sistina. Francesco raccomanda anche ai genitori di non litigare mai davanti ai bambini.
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Colasanti spiega Narciso, nemico dell’educazione

Lo scrittore all'Arcivescovile chiude gli incontri a tema
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Nulla stringe e nulla prende. Innamorato di se stesso, Narciso si specchia nella sua immagine, muto, mentre la ninfa Eco ripete la sua ultima parola, sorda. È il dramma dell’incomunicabilità, della mancanza di un confine, di una parola, e perciò di amore: “È l’amore che permette di esprimersi, invece non riescono a parlarsi“. Ha delineato così la malattia del narcisismo Arnaldo Colasanti, scrittore, critico letterario, autore e conduttore radiofonico e televisivo, ospite dell’ultimo incontro del ciclo “I nemici dell’educazione”, dedicato alla figura mitologica di Narciso, promosso dal Collegio Arcivescovile insieme a Fidae e Agesc, svoltosi giovedì 1 marzo all’Istituto, a Trento.

Narciso non riesce a mettere un limite, vuole tutto, ma così non può conoscersi, Eco è colei che non riesce a parlare: entrambi indicano due forme di narcisismo“, ha esordito Colasanti, introdotto da un filmato realizzato dagli studenti delle classi prime, con interviste per le vie della città e agli alunni delle classi elementari.

Il linguaggio nasce quando si mette un limite alla facoltà di dire tutto – ha proseguito -. Il mito non racconta la negatività dell’io: l’io inteso quale anima, la bellezza, ossia la grazia della vita, e l’amore inteso come potere modale – poter amare, leggere, studiare, costruire, camminare – ci salvano. Ciò che è patologico è non rispettare il principio del limite: oltrepassarlo fa sì che l’io diventi ego che consuma e ostacola la naturale voglia di capire dell’uomo“.

Narciso crede di realizzarsi, invece è inchiodato alla sua immagine, qual è dunque il rapporto tra desiderio e limite? “Non c’è nulla di male nel sentire la volontà di essere se stesso, ma ognuno deve scoprire cosa ciò significa: se il desiderio è costituito sull’illimitato, non posso avere niente e sarò sempre insoddisfatto, preda del mancato appagamento. Gesù dice ai discepoli che ha fatto di tutto per mangiare la Pasqua con loro prima di morire: questo è il desiderio, che si esprime e si compie quando puoi soddisfare il tuo cuore. Esso è la realizzazione dell’amore, ma Narciso ed Eco non riescono a concretizzarlo perché manca loro la parola, il rapporto diretto con l’altro che implica accettare la nostra umanità, fatta di limiti e difetti, ma anche di intelligenza e genialità“.

Secondo Colasanti, bisogna provare a diventare l’acqua nella quale si specchiano perché essa permette la trasformazione, simbolo di femminilità e del parto. “Il giovane ricco a cui Gesù disse di vendere tutto è narciso perché non ha nutrito gli altri con la fatica del suo lavoro, il desiderio invece è cura, tutela, conservazione, nutrimento. Desiderio è creare il mondo ogni giorno, non consumarlo, imparando a vivere le difficoltà e le incertezze nella speranza che la vita abbia senso: è possibile essere felici su questa terra e amare, ma dobbiamo desiderarlo e crederci“.

Nella chiesa di San Rufo, a Rieti, vi è un dipinto, citato dallo scrittore, “L’angelo custode“, in cui l’angelo sostiene in un protettivo abbraccio un ragazzo con la gamba gonfia: “Guardando attentamente, scopriamo che lo è anche quella dell’angelo: Dio accetta la disabilità delle creature e il desiderio che la nostra vita abbia senso ci rende vicini all’angelo e l’angelo a noi“.

Desiderare è partorire la vita pur essendo tristi, ma restando uomini, e misericordia è desiderare questo per l’altro, il camminare pur disabili, creativi anche se limitati. “Noi – ha concluso Colasanti – siamo coloro a cui è stato concesso di dare nome a tutte le cose: desiderandole, le creiamo e nel nostro desiderio possiamo diventare a immagine di Dio“. (Patrizia Niccolini)

 

Stoppa: “Sisifo, nemico dell’educazione”

Secondo incontro all'Arcivescovile per genitori ed educatori
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Quella di Sisifo è una perenne scalata, una vana ed eterna fatica che interroga ancora oggi. Ne ha parlato Francesco Stoppa, analista membro della Scuola di psicoanalisi dei Forum del Campo lacaniano, nel secondo incontro del ciclo “I nemici dell’educazione. Prometeo, Sisifo e Narciso”, promosso dal Collegio Arcivescovile insieme a Fidae e Agesc, svoltosi mercoledì 21 febbraio nell’aula magna dell’Istituto, a Trento.

Cosa dice questa figura mitologica all’uomo moderno? È possibile scardinare la lettura che ne è sempre stata data? Per chi e per cosa vivere? Domande introduttive, poste dalla professoressa Giuseppina Coali, a cui se ne sono aggiunte altre nel corso della serata, dando vita ad un interessante dialogo-intervista con l’analista.

 “Sisifo pone il tema della fatica fine a se stessa – ha esordito Stoppa -, ben diversa dall’operosità dell’artigiano che può specchiarsi nella sua opera, frutto del suo desiderio, e poi metterla in circolazione donandola. Egli è incapace di scoprire il senso del proprio operare, simile a un uomo ridotto a macchina secondo la logica del  profitto, condannato a diventare egli stesso pietra: qualcosa di duro, rigido, che non suscita curiosità né domande”.

Sisifo non si ferma, non alza la testa, non amplia lo sguardo verso l’orizzonte: rappresenta bene un’epoca come la nostra che non contempla soste, inquietudini, ripensamenti, e una mentalità in cui ciò che conta è l’oggi, eterno presente senza futuro – identificato nel rotolare giù e nello spingere su la pietra -, che dà l’illusione di essere liberi. Ma il rapporto tra genitori e figli mostra quanto essere bloccati dal “life is now” sia dannoso. “La nostra generazione di genitori iperprotettivi e onnipresenti ha proiettato sui figli il suo narcisismo: amano molto i figli, ma odiano la vita che è in loro, che li costringe a concepire la propria caducità. Il nostro principio vitale sta nel rigenerarci attraverso la separazione e la perdita, dunque solo accettando di non esserci, essi consentono il passaggio del testimone”.

Sisifo si basta a se stesso, rincorre il pieno, è incapace di vuoto, ma la mancanza è dimensione costitutiva dell’essere umano: “L’identità umana è un cantiere aperto, lo leggiamo nella Genesi: Dio prende materia inerte e con il suo soffio la buca, donandole la vita. Sia il linguaggio che il nostro corpo sono attraversati dal senso del vuoto: è la condizione del desiderio, ossia di ciò che ci rende umani, ma la tirannia di oggi è la soddisfazione di bisogni senza sperimentare il desiderio”.

Pur schiacciato dal peso della materia, Sisifo resiste e pensa di ingannare la morte, ma, sostiene l’analista, le piccole morti che incontriamo durante la vita sono forza creatrice, propulsiva: ci troviamo perdendoci. “L’essere umano è esiliato, migrante per eccellenza: nasce e perde subito la sua casa, ma diventiamo noi stessi quando perdiamo un pezzo di noi. Se accettare il decentramento del proprio io implica un lutto da attraversare, c’è però anche un premio, ossia sperimentare una promettente estensione della nostra identità”.

Esiste un modo per sollevare quest’uomo così appesantito? “La via d’uscita è rintracciabile nella dimensione desiderante – ha concluso Stoppa -: per uscire dalla logica del sacrificio identificata in Sisifo occorre dare un senso al nostro mestiere. Se ci dà piacere e ci gratifica, allora è possibile resistere e la nostra diventa la fatica dell’artigiano che si soddisfa in quello che fa. E, se per Sisifo non c’è nessun mistero, compito dell’educazione invece è trasmettere la sorpresa dell’essere vivi, la meraviglia per le cose e il mondo e l’interesse per l’altro”.

Il ciclo si concluderà con lo scrittore Arnaldo Colasanti che giovedì 1 marzo, alle 20.30, tratterà la figura di Narciso.

Educazione, Stoppa all’Arcivescovile

Secondo incontro proposto da FIDAE, a partire dalla figura mitologica di Sisifo
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Secondo appuntamento mercoledì 21 febbraio al Collegio Arcivescovile ad ore ore 20.30 per il ciclo “I nemici dell’educazione. Prometeo, Sisifo e Narciso“. Dopo Prometeo, con il domenicano padre Giuseppe Barzaghi è ora la volta di Francesco Stoppa a cui spetterà la figura di Sisifo. Chiuderà i tre incontri giovedì 1 marzo Arnaldo Colasanti (figura di Narciso).  Coinvolte nell’evento cinque realtà scolastiche paritarie della Diocesi (Arcivescovile, Artigianelli, Sacro Cuore, Istituto Salesiano e Sacra Famiglia), insieme alla Fidae e all’Agesc, l’Associazione genitori scuola cattolica.

Francesco Stoppa è analista, membro della Scuola  di psicoanalisi dei Forum del Campo lacaniano e docente dell’Istituto ICLeS per la formazione degli psicoterapeuti. Tra le sue  pubblicazioni “La restituzione. Perché si è rotto il patto tra le generazioni” (Feltrinelli, 2011), “Istituire la vita. Come riconsegnare le istituzioni alla comunità” (Vita e Pensiero, 2014), “La costola perduta. Le risorse del femminile e la costruzione dell’umano” (Vita e Pensiero, 2017).

Prometeo il manipolatore, primo nemico dell’educazione

Barzaghi ha aperto il ciclo all'Arcivescovile
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La figura di Prometeo al centro del primo incontro mercoledì 7 febbraio al Collegio Arcivescovile nel ciclo dedicato ai “nemici” dell’educazione.

Prometeo non è maestro, ma astuto sottrattore: ruba il fuoco a Zeus con l’inganno. Gesù coinvolge gli uomini e si coinvolge con loro. Il sapere come potere, di cui l’uomo si impossessa con la prevaricazione, conquistando e manipolando, oppure come trasmissione e condivisione che permette di mettere in comune la conoscenza e di far crescere sia maestro che discepolo.

È la differenza tra modelli educativi antagonisti messa in evidenza da padre Giuseppe Barzaghi,  sacerdote domenicano, direttore della Scuola di Anagogia di Bologna e socio corrispondente della Pontificia Accademia di san Tommaso in Roma, ospite del primo incontro dedicato a “I nemici dell’educazione”, incentrato sulla figura mitologica di Prometeo, svoltosi mercoledì 7 febbraio nell’aula magna del Collegio Arcivescovile, a Trento.

Introdotta da un video composto dalle interviste realizzate da studenti e studentesse frequentanti il liceo Arcivescovile per le strade di Trento e poi ad alunni e alunne della scuola elementare, “interrogati” sul mito prometeico, la serata è proseguita con la riflessione di padre Barzaghi, che ha efficacemente tratteggiato le caratteristiche che rendono tale un maestro rispetto ad un istruttore.

“L’istruzione prepara una costruzione, ossia qualcosa che si appoggia, imponendosi, dunque chi la subisce, resta umiliato. Le istruzioni dicono tutto, ma non permettono di crescere perché dipendi da esse, la maestria non ti dice tutto ma ti comunica l’abilità nel fare che ti rende libero, capace di risolvere i problemi da solo: non è un costruire, è un educare”.

“L’istruttore non spiega – ha proseguito il sacerdote -, il maestro fa emergere ciò che sai già e non ha bisogno di imporsi: è autorevole e per questo chi si affida a lui raggiunge la maturità per contagio. La conoscenza presuppone un’obbedienza da parte del discepolo che si lascia ammaestrare: il sapere viene assimilato, non derubato. L’istruttore ti rende dipendente, il maestro invece riconoscente, crea una comunione rendendoti consapevole di ciò che non sapevi di sapere”.

La maestria, ha detto in conclusione padre Barzaghi rispondendo alle domande della sala, è capace di educare alla ricerca che significa anche considerare il dubbio indispensabile: “Il vero ti guarda ma non sai guardarlo, si nasconde dietro al dubbio, che lo protegge e muove la ricerca. Il vero genera sicurezza: essere sicuri significa dire ciò che è constatabile per te e questo non genera combattimento con l’altro, ma conversazione”.

Il ciclo di incontri, promosso per l’ottavo anno consecutivo dal Collegio Arcivescovile, in collaborazione con Artigianelli, Sacro Cuore, Istituto Salesiano e Sacra Famiglia, insieme alla Fidae e all’Agesc, l’Associazione genitori scuola cattolica, continuerà mercoledì 21 febbraio con “Sisifo” e giovedì 1 marzo con “Narciso”, con ospiti rispettivamente Francesco Stoppa e Arnaldo Colasanti. (Patrizia NIccolini)

 

 

 

I nemici dell’educazione. Tre incontri all’Arcivescovile

Apre mercoledì 7 febbraio il domenicano padre Barzaghi su Prometeo
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Ritorna anche quest’anno il consueto ciclo d’incontri sull’educazione promosso dal Collegio Arcivescovile. Tre incontri,  per approfondire tre figure della mitologia che impersonano, anche simbolicamente, “I nemici dell’educazione”, come recita il titolo della nuova edizione: Prometeo, Sisifo e Narciso.  Le date: mercoledì 7 e 21 febbraio e giovedì 1 marzo, rispettivamente  con ospiti il domenicano padre Giuseppe Barzaghi, Francesco Stroppa e Arnaldo Colasanti. Appuntamento alle ore 20.30, aula magna Arcivescovile. Coinvolte nell’evento cinque realtà scolastiche paritarie della Diocesi (Arcivescovile, Artigianelli, Sacro Cuore, Istituto Salesiano e Sacra Famiglia), insieme alla Fidae e all’Agesc, l’Associazione genitori scuola cattolica.