Rovereto celebra la patrona Maria Ausiliatrice. Vescovo Lauro: “Le nostre comunità e la nostra Chiesa hanno bisogno di uomini e donne che sognano la comunione”

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

“Quattro anni fa, pochi mesi dopo l’inizio del tuo servizio episcopale, ti abbiamo accolto con gioia in questa stessa occasione. Oggi ti accogliamo in un contesto particolare, con pochi partecipanti: l’Ausiliatrice del 2020 sarà ricordata come l’Ausiliatrice della pandemia”: con queste parole il parroco di San Marco a Rovereto, don Sergio Nicolli, ha accolto il vescovo Lauro giunto nella città della quercia per celebrare insieme alla comunità  la solennità ed il voto a Maria Ausiliatrice.
“Questo voto risale al 1703 -ha proseguito don Nicolli- quando incombeva il pericolo di distruzione della città: oggi, in questa particolare situazione con preoccupazione per il futuro, è viva nel cuore la sofferenza di quanti hanno perso i loro cari, sono stati provati dalla malattia o si trovano a gestire la crisi economica. La supplica a Maria Ausiliatrice invochi per noi e per tutto il mondo liberazione da questa paura, e saggezza nel gestire questa precarietà”.

E proprio sulla precarietà attuale, e sulla necessità di unione e comunione più che di barriere e divisione, si è concentrata l’omelia del vescovo Lauro: “In questo momento -ha detto infatti il vescovo- guardando l’umanità e la Chiesa, la sensazione è quella di trovarsi davanti ad un ammasso di macerie, a un enorme disorientamento, a una vita sospesa. Non molto diverso è lo scenario del Golgota, dove Gesù dà il là alla Chiesa con le stupende parole dette alla madre: “Donna ecco il tuo figlio!” e al discepolo: “Ecco la tua madre”.  Quel monte di morte diventa la sala parto in cui nasce la Chiesa: “Da quel momento la prese nella sua casa”. L’odio e la violenza, cedono il passo all’accoglienza e all’incontro”.

E ancora: “Le nostre comunità e la nostra Chiesa hanno bisogno di uomini e donne che sognano la comunione, immaginano percorsi di accoglienza, s’impegnano a cercare quello che unisce, non ciò che divide. Purtroppo, anche nella comunità ecclesiale, c’è chi, in nome di una pseudo-difesa della verità, teorizza come virtuoso tracciare confini e innalzare muri. Ma ostacolare la comunione è tradire Cristo e il Vangelo, la verità cristiana è la fraternità. Abbiamo a portata di mano la possibilità di sperimentare un nuovo modo di essere Chiesa, dove come biglietto da visita non esibiamo più strutture organizzative, imponenti opere sociali e culturali, ma la brezza leggera di uomini e donne liberi dall’odio, instancabili sul terreno del dialogo, irriducibili nel sognare una vita dove l’ultima parola l’abbia l’amore e il perdono”.

La conclusione dell’omelia è tutta un’invocazione a Maria, donna del primo passo: “Donaci -ha detto don Lauro richiamando don Tonino Bello – la forza di partire per primi ogni volta che c’è da dare il perdono. Rendici, come te, esperti del primo passo. Non farci rimandare a domani un incontro di pace che possiamo concludere oggi. Brucia le nostre indecisioni. E aiutaci perché nessuno di noi faccia stare il fratello sulla brace, ripetendo con disprezzo: tocca a lui muoversi per primo!”.

Un richiamo ai giorni più duri della crisi sanitaria si è avuto al momento della lettura del Voto da parte del medico chirurgo roveretano Paolo Moscatelli, in rappresentanza di tutti gli operatori sanitari. Toccanti anche le sue parole: “Quando sono stato contattato, sono rimasto meravigliato per la proposta, ma entusiasta di rappresentare i miei colleghi medici. Abbiamo trascorso un periodo critico e difficile, che mai avremmo immaginato. Il medico è formato per affrontare la sofferenza e accompagnare il malato, ma questo virus e questa pandemia ci hanno fatto comprendere, perché ce lo eravamo dimenticato, quanto precaria sia l’esistenza umana, anche ai giorni nostri, nonostante i progressi della scienza medica e della tecnologia. Credevamo di essere infallibili o di essere in grado di gestire ogni situazione. Questo virus ci ha spiazzati, riportandoci alla cruda realtà. Ma abbiamo capito che da soli falliamo, abbiamo capito quanto sia importante il lavoro di squadra e la collaborazione di tutti, anche rimanendo costretti a casa per il bene degli altri. Noi continueremo nella nostra missione per vincere questa sfida mondiale ancora più forti e tenaci”.

Come da tradizione infine, il sindaco di Rovereto, Francesco Valduga, ha fatto dono del cero votivo a Maria Ausliatrice. Anche da parte sua, un richiamo alla comunione: “Il corretto distanziamento fisico -ha ricordato- non ha corrisposto ad un distanziamento sociale: la città si è stretta attorno alle famiglie sofferenti, c’è stata grande capacità di reazione, di reinventarsi, di adattarsi. Il mondo dell’associazionismo e volontariato ha dimostrato che la rete c’è, si può stare insieme ed insieme siamo qui a rinnovare il nostro voto. Dio è nell’uomo, affidarsi a Lui è anche affidarsi all’uomo: dobbiamo recuperare il sentimento di fiducia in noi. È questa capacità che permette alla paura di farsi da parte. Il futuro dipenderà da quanto riusciremo a capire poi che nessun uomo è un’isola, ma siamo comunità. Non ci salviamo da soli”.