“Donna di fede, non donna religiosa”. Imer ricorda insieme al vescovo Lauro suor Maria Serafina, a dieci anni dalla beatificazione

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Imer, domenica 12 settembre. Un fiocco rosa è appeso alle pareti della casa dove il 2 agosto 1849 nasceva la beata Maria Serafina del Sacro Cuore, al secolo Clotilde Micheli. A dieci anni dalla sua beatificazione, la famiglia che ora vi abita annuncia un nuovo arrivo, e quel fiocco non sfugge al vescovo Lauro, durante la Messa per i dieci anni dalla beatificazione della suora primierotta, proprio nella piazza sottostante. “Siamo chiamati – dice l’Arcivescovo, anticipando i temi dell’omelia – a generare vita, amando i fratelli”.

Sono venuti in tanti ad Imer, in questa soleggiata domenica settembrina, comprese le religiose oggi ai vertici delle Suore degli angeli, adoratrici della SS. Trinità, fondate dalla beata inizialmente in Campania (dove si trova la casa generalizia) e oggi diffuse in Italia e in altri continenti.

Al saluto del sindaco di Imer Antonio Loss, presenti tutti i primi cittadini del Primiero (a testimonianza – commenta don Lauro – di come Maria Serafina appartenga a questo territorio), fa eco il rappresentante del consiglio pastorale Giuseppe Giovannelli.

Uomini religiosi o uomini di fede? 

Cuore dell’omelia di don Lauro la distinzione tra religiosità e fede. “Un uomo o una donna religiosi – spiega monsignor Tisi – sono convinti di dover andare loro da Dio con l’ascesi, l’osservazione di regole morali o una vita di devozioni. L’uomo di fede, invece, si trova Dio in casa e, come Maria di Nazareth, trasalisce di gioia e comincia a parlare di ciò che ha veduto e prima non conosceva.  Abbiamo tanti uomini e donne religiosi che pensano, attraverso l’osservanza rigorosa di regole morali, di conquistarsi Dio, spesso abitati da tanto giudizio sugli altri, pronti a puntare il dito sugli irregolari, dimenticando la trave che li abita, ovvero l’illusione di poter salire a Dio attraverso  la volontà, la determinazione personale”. “Questo è un percorso idolatra – denuncia l’Arcivescovo – e purtroppo non è un’esperienza lontana, ma diffusa. L’uomo religioso – chiosa Tisi – fa una caricatura di Dio pensando che Dio lo hai nella misura in cui esibisci il tuo “tagliando”, mentre Gesù è venuto per chi sbaglia…”.

Maria Serafina, donna di fede nella comunione trinitaria   

Maria Serafina – declina l’arcivescovo di Trento – non è stata una donna religiosa ma una donna di fede, visitata dal suo Signore che le ha consegnato il mistero del suo amore, della comunione trinitaria: lei ha cantato la Trinità rivelatale da Dio. Mi piace pensare che oltre a Maria Serafina, un’altra trentina in Primiero ha scoperto la Trinità: Chiara Lubich. Benedetto, Primiero! Grazie a Dio, che ha scelto questa terra per dare uno scossone alla Chiesa che ancora oggi continua a tenersi a latere della comunione trinitaria, perché Il Dio della comunione trinitaria non ti da scampo. Lo trovi solo sul terreno della comunione e dell’unità, fuori di lì non lo trovi, mentre gli uomini religiosi pensano di trovare Dio mentre umiliano i fratelli stabilendo chi è giusto e ingiusto. Se non frequenti la comunione non puoi conoscere il Dio di Gesù Cristo!”.  

La via dell’amore 

Considerazioni che mettono radici nella provocazione del Vangelo domenicale: “Chi vuole salvare la propria vita prenda la sua croce e mi segua”. Don Lauro la ‘traduce’ senza tentennamenti: “Percorri la via dell’amore e va’ fino in fondo, perché solo dalle stanze del dono, dell’amare, del servire ti porti a casa vita. Solo l’amore paga: fuori da quelle stanze tu non hai nessuna gioia ma porti a casa solo amarezza, male di vivere e tristezza”. 

A suggellare l’intensa celebrazione, il “grande desiderio” espresso dall’Arcivescovo: “veder tornare a Imer una presenza delle suore degli Angeli, per testimoniarci la bellezza di questo carisma e far vedere a questa terra la possibilità di dialogare con il Sud, tante volte dimenticato dal nostro Nord”. Un compito in più da affidare all’intercessione di Clotilde Micheli, partita più di 150 anni fa dalle montagne primierotte per diventare beata.

FOTO: Angelani Silvano

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