Don Valerio Bottura, 100 anni con lode

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(28 febbraio) Tra i primi a fargli gli auguri, l’arcivescovo Lauro. Don Valerio Bottura compie 100 anni! Un prete tra due guerre: nato, infatti, ad Aldeno il 28 febbraio 1919, venne ordinato nel 1943. Nella sua lunga “carriera pastorale” spiccano i vent’anni vissuti da parroco di Calliano dal 1977 al 1998. Don Valerio è il secondo prete più anziano della Diocesi dopo don Guido Avi (101 anni appena compiuti).  Don Bottura è da qualche giorno ospite all’Infermeria del Clero.

“Don Valerio, 100 e lode” titola Vita Trentina, nell’intervista pubblicata sul numero da oggi in edicola e nelle case degli abbonati.

Ecco il testo dell’intervista a firma di Emanuele Valduga:

“Eh già Non avrei mai pensato di arrivare a questo traguardo”, confida dicendosi soprattutto grato a Dio e a quanti hanno condiviso con lui questo lungo percorso di vita. “Voglio ringraziare – aggiunge – anche coloro che mi hanno dato qualche dispiacere: certe volte il bene lo si vede solo in un secondo momento”].

Sveglio e brillante come le sue poesie dialettali, lo incontriamo all’Infermeria del Clero, dove si trova da qualche settimana (“ringrazio il personale e quanti vengono a trovarmi”) e si prepara a festeggiare un secolo di vita, il 28 febbraio. Fra una candelina e l’altra (ci vorrà tempo a spegnerle tutte!) ripercorre la sua vita, la sua fede e la sua missione sacerdotale. Con l’allegria e l’estro che contraddistingue i suoi versi in dialetto: “Me pias rider e far rider chi che vol rider”, dice a memoria, con una composizione del 1938 anche “per chi che no vol rider”.

Don Valerio, com’è cambiato il suo rapporto con Dio in questi 100 anni?

Bella domanda. Sì, un po’ è cambiato. Adesso nella vecchiaia si sente forse di più vicina la presenza misericordiosa di Dio, non di un giudice, ma di uno con cui si va a rapporto. E’ un vero rapporto sì, umano , ma anche soprannaturale.

Ci dice come ognuno può riconoscere la propria vocazione, lei che è consacrato dal lontano 1943?

Non sarei capace di fare una lezione di discernimento; di certo, però, so che la vocazione è un impegno che, una volta assunto, si deve portare avanti giorno per giorno, con umiltà e onestà personale. Certe vocazioni vengono proclamate, io penso invece siano un impegno da scoprire e rinnovare quotidianamente. L’importante è prendere le cose sul serio, scegliere la strada in cui si crede e continuare a percorrerla, anche nelle difficoltà, con devozione. Potremmo quasi dire che abbiamo tutti una responsabilità nei confronti della nostra vocazione.

A proposito di impegno quotidiano, Papa Francesco spinge la Chiesa verso un radicale cambiamento: cosa ne pensa?

A me piace tantissimo! È innovatore in profondità e semplicità, proprio per questo, da alcuni, penso non venga compreso e criticato. Come si fa a osteggiare un Papa così? Mi spiace molto che questo accada, soprattutto da parte di diversi alti prelati; mi viene quasi da pensare che questi non facciano parte della Chiesa cattolica. Anzi, sono dell’idea che tutte le riforme di Francesco siano arrivate addirittura troppo tardi.

Altri Papi che le stanno a cuore?

L’unico Pontefice che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente è stato Pio X, dal quale ho ricevuto la benedizione. Ricordo che io, insieme ad altri sacerdoti, eravamo inginocchiati e lui passando ci diceva alcune parole, alle quali devotamente si rispondeva “Sì Padre, sì Padre”, erano altri tempi! (qui don Valerio sorride, ndr). Certo, anche lui, alla luce di certi fatti emersi in seguito, ha cominciato a mostrarmisi sotto un’altra luce.

Una luce che lei ha sempre avuto dinnanzi è stato il Vangelo. A quali passi è più legato?

Sicuramente all’episodio delle nozze di Cana (Gv 2,1-25), l’ho sempre ricordato con piacere in tutti i matrimoni che ho celebrato. Di questo passo mi affascina l’intervento di Maria e l’atteggiamento assunto da Gesù: è una scena molto umana. Sono molto legato, poi, a tutto il Vangelo di Giovanni, soprattutto nei passaggi in cui espone la paternità di Dio: è meraviglioso!

Meraviglioso come il paradiso? Se lo è mai immaginato?

Mi viene in mente una poesia che dice: “Di pianeta in pianeta, vado fino all’orlo, dove è preparato il mio posto”. Ecco, io penso che dopo questa vita, troverò il posto che mi è stato preparato. Altro non saprei dire, come immaginare cosa si trova dopo la morte? Anche una scienziata atea come Margherita Hack, un giorno, ha detto esservi, al termine della vita, un grande punto di domanda anche per gli uomini di scienza. Di ciò che si trova dopo neanche la scienza può parlare, pena un’invasione di campo che la trasforma in una chiacchiera moralista.

Per finire, in occasione di questi 100 anni, c’è qualcuno a cui è particolarmente riconoscente?

Sì, ci tengo a ringraziare tutti coloro che mi sono stati vicini e mi hanno voluto bene. Ma voglio ringraziare anche coloro che mi hanno dato qualche dispiacere: certe volte il bene lo si vede solo in un secondo momento.

Anche l’arcivescovo emerito Bressan ai festeggiamenti per i 100 anni di don Bottura