“Con il bene vinci il male”: in 1500 al PalaRotari per il Dante di Vivaldelli. Fra letteratura e Bibbia, un messaggio per la vita.

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(13 febbraio) Almeno 1500 persone (QUI IL LINK ALLA FOTOGALLERY) hanno affollato nella serata di martedì 12 febbraio il PalaRotari di Mezzocorona per seguire Gregorio Vivaldelli nella nuova tappa nel lungo viaggio alla scoperta della Divina Commedia proposto dall’Arcidiocesi di Trento  su organizzazione della Biblioteca Vigiluanum. Vivaldelli si conferma  capace di attirare e coinvolgere un pubblico di ogni età, in cui spicca la presenza di tanti giovani, seduti proprio davanti all’arcivescovo Lauro che non  ha voluto mancare all’appuntamento diocesano dal titolo “Con il bene vinci il male“.

Dopo un’ampia introduzione sull’importanza di essere autentici protagonisti ciascuno nel proprio ruolo nella vita (“dai genitori agli studenti: è questo il senso – spiega – dell’esordio dantesco ‘Nel mezzo del cammin'”) , e di essere liberi dai condizionamenti di una tecnologia troppo invadente (il selfie nello schermo di uno smartphone come nuovo laghetto di Narciso),  Vivaldelli ha condotto il folto pubblico (“mai vista qui così tanta gente” dicono i responsabili dal PalalRotari, in prima fila il presidente del Gruppo Mezzacorona Rigotti) lungo i gironi del VII cerchio del’infermo in cui Dante, sulle orme di Virgilio, incontra i violenti. Il docente trentino, con il suo consolidato e felice format, alterna immagini descrittive ed evocative al testo dell’Alighieri, di autori classici, contemporanei  o della Sacra Scrittura.

Si sofferma sulla violenza, conseguenza di un linguaggio aggressivo, definendola “bestiale” quando esercitata contro le donne (“avete tutto il diritto di essere trattate come principesse”, suggerisce alle ragazze). Parla con garbo e rispetto della violenza su di sé consumata nel suicidio e s’accalora, in un crescendo teologico, nel raccontare un Dio – “Quel che volentier perdona” lo definisce mirabilmente Dante – rinnegato dai bestemmiatori (“bestemmia – chiosa Vivaldelli – è impedire a Dio di essere Dio”) , ma svelato da Gesù di Nazareth: colui che allunga il braccio a Pietro per toglierlo dalle acque, il buon pastore che si muove alla ricerca dell’unica pecora smarrita. “Non c’è momento della nostra vita in cui questa Bontà non possa cambiarci”, conclude Vivaldelli.

Nuova serata proposta da Arcidiocesi con Vivaldelli, sempre al PalaRotari, mercoledì 10 aprile. Questa volta non a partire dalla Divina Commedia, che sarà ripresa in autunno, ma all’interno di un nuovo progetto dal titolo “I tre giorni che cambiarono la storia“. Vivaldelli porterà a ripercorrere gli ultimi giorni di vita terrena di Gesù di Nazareth narrati dai Vangeli e illuminati dall’arte, in un incrocio di straordinaria bellezza. Si comincia il 10 aprile con il racconto del primo dei tre giorni, il Giovedì Santo, a partire dall’Ultima Cena. Una nuova sfida per la Chiesa trentina, che si riconosce anche nel volto e nelle parole del biblista rivano, attorniato dal suo “popolo” di affezionati e curiosi, assolutamente trasversale anche nel rapporto con la pratica di fede, e ben disposto ad accettare una provocazione salutare per migliorare la qualità della vita. Propria e degli altri.