Secondo appuntamento a Trento, lunedì 9 marzo, per la Cattedra del Confronto, il ciclo di incontri culturali promosso dall’Arcidiocesi di Trento dedicato quest’anno al tema “Identità e convivenza”. Dopo l’esordio con l’antropologo Marco Aime, la seconda serata – ospitata nell’Aula Magna del Collegio Arcivescovile – ha visto protagonista il filosofo politico Michele Nicoletti, docente all’Università di Trento.
Nicoletti è intervenuto al posto della giornalista di “Avvenire” Lucia Capuzzi, richiamata sul campo a causa della guerra in Medio Oriente. Il suo intervento ha offerto una lettura ampia del momento storico, intrecciando riflessione filosofica e analisi del contesto geopolitico.
L’introduzione di don Stefano Zeni
Ad aprire la serata, don Stefano Zeni, delegato ad interim dell’Area Cultura che ha ricordato il senso del percorso culturale proposto dalla Cattedra del Confronto. Riprendendo la serata inaugurale con Marco Aime, Zeni ha ricordato come l’antropologo abbia sottolineato che “la storia è fatta con i piedi in movimento e deve tenere conto di un certo pluralismo culturale”. Le culture, ha aggiunto, “sono cantieri che non chiudono mai”, in continua trasformazione.
Un invito alla prudenza nell’interpretare la storia
All’inizio dell’intervento – preceduto dalla lettura di alcuni testi di Alex Langer – Michele Nicoletti ha sottolineato la necessità di affrontare la situazione internazionale con grande umiltà interpretativa. La storia, infatti, presenta sempre margini di imprevedibilità e non può essere spiegata completamente con schemi rigidi. A questo proposito ha ricordato una riflessione di Hegel secondo cui la filosofia arriva sempre troppo tardi per dire dove va il mondo e può soltanto comprendere ciò che è già accaduto. Per questo motivo ha invitato a diffidare delle interpretazioni troppo semplici dei conflitti.
“Noi – ha affermato – dobbiamo fare un atto di grandissima umiltà quando leggiamo gli eventi della storia, perché gli eventi della storia hanno dei margini di imprevedibilità”. Nicoletti ha osservato che spesso si pensa che nei conflitti vinca inevitabilmente il più forte, ma la storia recente dimostra che non è sempre così: le guerre del Vietnam e dell’Afghanistan mostrano che una grande superiorità militare non garantisce necessariamente la vittoria.
L’ordine internazionale nato dopo la Seconda guerra mondiale
Il sistema internazionale costruito dopo la Seconda guerra mondiale non si è basato, a giudizio del filosofo politico, soltanto sul diritto internazionale. In realtà esso è nato da un compromesso tra equilibrio di potenze e principi condivisi. “L’ordine in cui noi siamo vissuti fino a questi giorni – ha notato Nicoletti – era un ordine basato su un compromesso: un compromesso di forze e un elemento di principi e di valori condivisi”. Durante la guerra fredda questo equilibrio ha visto contrapposti soprattutto Stati Uniti e Unione Sovietica, ma all’interno di una cornice giuridica comune rappresentata dalle Nazioni Unite e dal diritto internazionale.
Una novità importante di questo sistema è stata l’introduzione dei diritti umani come principio fondativo dell’ordine internazionale. Nicoletti ha ricordato in particolare l’articolo 28 della Dichiarazione universale dei diritti umani: “Ogni individuo ha diritto a un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa dichiarazione possano essere pienamente realizzati”.
Il significato politico dell’identità
In filosofia politica l’identità non indica solo la permanenza di caratteristiche che distinguono una persona o un popolo dagli altri, ma anche la capacità di essere soggetti della propria storia. Richiamando il pensiero di Paul Ricoeur, Nicoletti ha spiegato che identità significa anche soggettività politica: “Identità vuol dire soggettività, non semplicemente esistere in modo diverso dagli altri, ma poter decidere sul mio destino”.
Storicamente questa possibilità di decidere del proprio destino si è concretizzata nello Stato sovrano. Per molti popoli avere uno Stato ha rappresentato la condizione necessaria per difendere la propria identità e partecipare alla comunità internazionale. Nicoletti ha ricordato alcuni esempi storici: prima dell’unificazione Germania e Italia possedevano una forte identità culturale ma non un’autentica identità politica. Analogamente il popolo ebraico ha mantenuto per secoli la propria identità religiosa e culturale senza uno Stato, ma la tragedia del nazismo ha mostrato quanto fosse fragile una identità priva di sovranità politica. Per questo Nicoletti ha osservato che il problema riguarda anche altri popoli contemporanei: “Se gli ebrei non hanno uno Stato, gli altri non tuteleranno la loro identità… e la stessa cosa possono dire i palestinesi”.
Convivenza e diritto internazionale
L’ordine internazionale del dopoguerra ha cercato, secondo Nicoletti, di costruire una convivenza tra gli Stati basata sulla limitazione della violenza e sulla risoluzione giuridica dei conflitti. Questo sistema tuttavia è stato segnato anche dal peso del passato coloniale europeo. All’inizio del Novecento gran parte del mondo era sotto il controllo delle potenze europee e questo ha lasciato profonde disuguaglianze.
Nonostante questi limiti, quell’ordine internazionale ha comunque permesso alcuni sviluppi importanti: l’integrazione di paesi sconfitti come Germania e Giappone, la nascita di nuovi Stati attraverso la decolonizzazione e una relativa stabilità globale durante la guerra fredda.
La trasformazione dell’ordine mondiale
Nicoletti ha sostenuto che oggi questo ordine internazionale sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Da un lato stanno cambiando gli equilibri materiali di potere: i dati demografici ed economici mostrano che il mondo non è più quello del 1950. L’Africa ha conosciuto una crescita demografica enorme, il peso relativo dell’Europa nella popolazione mondiale è diminuito e nuovi attori globali stanno emergendo anche nel campo della scienza e della tecnologia.
Dall’altro lato si stanno trasformando anche i valori su cui si fondava l’ordine internazionale. Nicoletti ha denunciato il ritorno della logica della conquista territoriale e dell’uso della forza come strumento normale della politica internazionale. Parlando della guerra in Ucraina ha affermato chiaramente: “Non ci troviamo di fronte a una controversia, ma ci troviamo di fronte a un’aggressione”. Per spiegare questo principio ha utilizzato un paragone molto diretto: “Quando un uomo mette le mani addosso a una donna non si dice fate pace, si dice fermati”. Secondo Nicoletti questo ritorno della guerra di aggressione, insieme alla disumanizzazione dei conflitti e all’uso sproporzionato della forza, mette in crisi i principi fondamentali dell’ordine internazionale.
Il valore della dignità della persona
Nella parte conclusiva Nicoletti ha ribadito l’importanza di uno dei principi centrali della tradizione giuridica e morale contemporanea: la dignità infinita della persona. Questa idea implica che ogni individuo possiede un valore che non può essere ridotto a un semplice calcolo utilitaristico. Anche una sola persona non può essere sacrificata per il benessere di molti. “Il fatto che ogni persona debba avere un valore infinito ed una dignità infinita… se ha un valore infinito devo fermarmi anche di fronte a una sola di queste”.
Pur riconoscendo il valore di tradizioni culturali che pongono maggiore enfasi sulla comunità, Nicoletti ha dichiarato di ritenere fondamentale la tutela della libertà individuale e del diritto al dissenso.
Identità e convivenza
In conclusione, Nicoletti ha sostenuto che identità e convivenza non devono essere viste come termini opposti, ma come realtà che devono restare in equilibrio. Una convivenza autentica richiede solidarietà e cooperazione, ma deve sempre rispettare la libertà e la dignità di ogni persona. Per questo motivo l’idea della persona e dei suoi diritti resta, secondo Nicoletti, uno dei contributi più importanti della cultura politica contemporanea.
Pensare il presente
A chiudere l’incontro è stato l’arcivescovo di Trento, Lauro Tisi. Richiamando il cardinale Carlo Maria Martini, Tisi ha sottolineato l’urgenza di recuperare la dimensione del pensiero: “Alla domanda su cosa fosse più importante per la Chiesa, Martini rispose: pensare”. Un invito che l’Arcivescovo ha esteso alla società contemporanea: “Credo che quello che è più necessario per l’umanità oggi sia tornare a pensare, di fronte a letture semplificate e polarizzate dove si vive di slogan e battute”.
Secondo Tisi, le crisi del presente non nascono all’improvviso ma sono il risultato di scelte maturate nel tempo: “Quello che accade oggi non nasce dal nulla: ha un suo percorso che ci porta lì”. L’Arcivescovo ha anche denunciato la progressiva marginalizzazione della dimensione umana nelle logiche economiche e tecniche della società contemporanea: “La partita di quell’umano che ha valore infinito è stata passo passo smantellata, sostituendo all’umano l’elemento tecnico e finanziario”.
Da qui il richiamo evangelico alla radice dei mali della società: “Il denaro diventa la cifra del vivere e sostituisce il canto dell’umano come infinito“. “Da questa sera – ha concluso don Lauro – me ne vado con un appello a pensare e ad accorgerci di quanto in poco tempo abbiamo smantellato realtà meravigliose che avevamo costruito”.
Il prossimo appuntamento
Il ciclo della Cattedra del Confronto 2026 si concluderà lunedì 16 marzo con l’intervento del biblista Piero Stefani, che offrirà una lettura biblica del tema “Identità e convivenza”.
Ampie sintesi delle serate sono pubblicate sul settimanale Vita Trentina.




