Cattedra del Confronto, Marco Aime: “L’identità non è una sola, siamo fatti di molte appartenenze”. Lunedì 9 c’è il filosofo Nicoletti

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È partita lunedì 2 marzo la nuova edizione della Cattedra del Confronto, l’iniziativa promossa dall’Area Cultura dell’Arcidiocesi di Trento che per il 2026 propone una riflessione su un tema di grande attualità: “Identità e convivenza”.

Il primo appuntamento, ospitato nell’Aula Magna del Collegio Arcivescovile di Trento, ha visto protagonista il sociologo e antropologo Marco Aime, invitato ad approfondire il tema dal punto di vista antropologico. La serata è stata introdotta da don Stefano Zeni, delegato ad interim dell’Area Cultura dell’Arcidiocesi di Trento.

“Io è un altro”

Aime ha aperto la sua riflessione partendo da una celebre frase del poeta Arthur Rimbaud: “Io è un altro”. “Nessuno di noi è davvero completo senza essere anche qualcosa d’altro”, ha spiegato il sociologo. “Eppure negli ultimi decenni la parola identità è entrata pesantemente nel dibattito pubblico quasi sempre per escludere qualcuno: più che per creare appartenenza, spesso viene usata per dire chi resta fuori”.

Secondo Aime il primo equivoco nasce proprio dal modo in cui si parla di identità: come se fosse una sola e definitiva. In realtà le persone sono attraversate da molte appartenenze diverse. “Non abbiamo un’identità sola”, ha osservato. “È piuttosto come se avessimo un mazzo di carte e, a seconda delle situazioni, giocassimo quella che in quel momento conta di più”. Così, nella vita quotidiana, l’identità può cambiare: “Se andiamo allo stadio prevale quella sportiva, in un luogo di culto quella religiosa, in un dibattito quella politica”.

Culture che si incontrano

Gran parte della riflessione si è concentrata sul rapporto tra identità e cultura. Per Aime è un errore pensare alle culture come realtà chiuse e immutabili. “La storia dell’umanità è fatta con i piedi”, ha ricordato citando il preistorico André Leroi-Gourhan. “Gli esseri umani si sono sempre spostati, mescolati, scambiati geni, idee e tradizioni”. Questo significa che le culture sono il risultato di continui scambi. Anche elementi che oggi percepiamo come tipicamente italiani nascono da incontri tra popoli diversi. “Pensiamo a due piatti simbolo della cucina italiana: spaghetti e pizza. Uno arriva dalla Cina, l’altro dal mondo arabo, e su entrambi mettiamo il pomodoro che viene dall’America”.

Il pericolo delle identità rigide

Quando le identità vengono interpretate come realtà naturali e immutabili, ha avvertito Aime, si rischia di riprodurre logiche simili a quelle delle vecchie teorie razziali. “Attribuire identità rigide agli altri significa fissarli in una categoria”, ha spiegato. “È lo stesso meccanismo che ha portato in passato a costruire le teorie della razza”. Per l’antropologo, le identità non sono dati naturali ma costruzioni storiche e sociali. “Ogni identità nasce tracciando un confine”, ha detto. “Quando decidiamo chi siamo noi, automaticamente definiamo anche chi è l’altro”.

Convivenza nella diversità

Il tema centrale della serata è stato quello della convivenza. “Convivere non significa essere tutti uguali”, ha sottolineato Aime. “Significa vivere insieme riconoscendo le differenze”.  Le culture, ha concluso, sono come cantieri sempre aperti: si costruiscono attraverso incontri, scambi e contaminazioni. “Possiamo anche provare a costruire muri”, ha detto. “Ma i cambiamenti continueranno ad avvenire, perché le culture sono in continuo movimento”.

Prossime tappe della Cattedra: lunedì 9 il filosofo Nicoletti

Gli incontri della Cattedra del Confronto proseguiranno nelle prossime settimane, sempre alle 20.45 presso l’Aula Magna del Collegio Arcivescovile (via Endrici 23, Trento).

Lunedì 9 marzo a tracciare un quadro geopolitico rispetto al tema della Cattedra sarà il professor Michele Nicoletti, noto docente di filosofia politica all’Università di Trento. Nicoletti ha raccolto il testimone da Lucia Capuzzi, inviata di Avvenire, richiamata sul campo a causa della guerra in Medio Oriente e quindi impossibilitata a portare il proprio contributo alla Cattedra.

L’ultimo capitolo della Cattedra 2026 sarà affidato al biblista Piero Stefani (16 marzo).