A Nanno e Montagnaga l’Eucarestia con il vescovo Lauro. Ricordati don Kersbamer e don Simeoni

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Nanno e Montagnaga di Piné. Ancora due comunità del territorio diocesano incontrate dall’arcivescovo Lauro, nel pomeriggio di domenica 26 luglio, nell’itinerario partito a fine maggio per incontrare le realtà in Diocesi che più hanno pagato l’emergenza sanitaria o che hanno vissuto nei mesi di isolamento la perdita di sacerdoti legati alle comunità stesse. A Nanno è stato ricordato in particolare don Eugenio Kersbamer, scomparso il 3 maggio scorso. Salutato con affetto da un giovane del comitato parrocchiale, l’Arcivescovo nell’omelia ha commentato il brano evangelico che paragona il Regno dei cieli ad un tesoro nascosto in un campo. “Il procedere di Dio e il suo modo di comportarsi – ha notato don Lauro – lo possiamo conoscere in Gesù che realizza il servizio, il perdono, la gratuità, la centralità dell’altro. Tutto questo è tesoro ed è perla. Non possiamo parlare di sacrificio quando si imita il modo di fare che appartiene a Dio. L’esaltazione del sacrificio è zavorra, è tradimento, perché servire è realtà di bellezza, come abbiamo visto nei mesi scorsi negli operatori sanitari”.  “Don Eugenio – ha aggiunto monsignor Tisi in ricordo dell’ex parroco – è stato uomo del Regno, testimone di pacatezza e di amore per la Comunità. Pensare a don Eugenio richiama sorriso, positività, bellezza”. Al termine dell’Eucaristia, animata dai cori riuniti di Nanno e Pavillo (paese di nascita di don Eugenio), dopo l’appassionato ricordo da parte di Gino Stringari, l’Arcivescovo ha letto un passaggio del testamento di don Eugenio. 

La Messa a Nanno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Don Lauro ha quindi raggiunto il santuario della Madonna di Piné (foto d’apertura) per presiedere la S. Messa, nella conca della Comparsa, a ricordo di don Emilio Simeoni  spentosi il 16 marzo, per ben 32 anni rettore dal santuario mariano. “Don Emilio – ha esordito l’Arcivescovo, accanto al rettore don Piero Rattin e davanti ai molti fedeli presenti – si è speso per rendere accogliente e dignitoso il santuario, per migliorarlo qualitativamente. È grazie a lui se sono ricominciati i pellegrinaggi e se oggi vediamo questo luogo così”.  “Nella bellezza della vita di Dio – ha ricordato poi all’omelia don Lauro – si è mosso don Emilio. Un uomo dalla fede granitica. Ogni volta che prendeva la parola, lo faceva con gran forza e convinzione, figlio di una fede solida ma semplice”. Tisi ha sottolineato l’impegno di don Emilio nella valorizzazione della preghiera del rosario definendolo “un baluardo che ha mantenuto la fede”. “Grazie don Emilio – ha concluso – perché hai difeso questi valori quando più nessuno ci credeva”.

L’arcivescovo Lauro con don Piero Rattin