Anziani “costruttori di pace” a Piné. L’arcivescovo Lauro: “Non è la stagione della fine, ma del compimento”

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Circa cinquecento anziani e pensionati provenienti da tutto il Trentino hanno partecipato, nella mattinata di sabato 5 settembre, al tradizionale pellegrinaggio diocesano alla Madonna di Piné. Al centro dell’edizione 2026 il tema “Anziani, costruttori di pace”. La Messa alla Comparsa è stata presieduta dall’arcivescovo Lauro Tisi.

L’appuntamento ha richiamato partecipanti provenienti dalle diverse comunità del territorio provinciale. A promuoverlo,  l’Arcidiocesi di Trento – Area Testimonianza e Impegno Sociale, i Circoli provinciali pensionati e anziani e Fap Acli.

La mattinata si è aperta con l’accoglienza dei pellegrini e la preghiera del Rosario, guidata dal rettore del santuario, don Piero Rattin, da molti anni anima dell’iniziativa. Sono seguiti i saluti di Tullio Cova per i Circoli provinciali pensionati e anziani, Luisa Masera per Fap Acli e Silvio Magnini per la Pastorale diocesana degli anziani.

“Anziani chiamati a essere sentinelle”

Nell’omelia, l’Arcivescovo ha ripreso l’invito del Concilio Vaticano II a leggere i segni dei tempi, accostandolo alla figura della sentinella, chiamata a osservare la realtà e a segnalare ciò che vi sta maturando.

Una responsabilità che, secondo don Lauro, appartiene pienamente anche alle persone anziane. “Continuiamo purtroppo a considerare questa stagione della vita come la stagione della fine. Ma l’età anziana non è la stagione della fine: è la stagione del compimento, che è tutt’altra cosa”, ha sottolineato.

Da qui il suo invito ai presenti: “Sentite che voi, in questo momento, siete chiamati a essere sentinelle”. Sentinelle capaci di ricordare alle generazioni più giovani, sulla base di quanto hanno vissuto, che “la pace è forza”.

Anche quando il passo si fa più lento, ha osservato l’Arcivescovo, è ancora possibile continuare a camminare: “Questa è una stagione nella quale siamo chiamati a camminare, magari un po’ meno con le gambe, ma un po’ di più con il cuore”, mettendo a disposizione degli altri la saggezza maturata attraverso le vicende e anche gli acciacchi della vita.

Il primato dell’amore e delle relazioni

Commentando le parole di san Paolo – “Non abbiate alcun debito, se non quello dell’amore vicendevole” – monsignor Tisi ha evidenziato come proprio nell’anzianità emerga con maggiore chiarezza ciò che davvero conta.

“Se c’è una stagione nella quale queste parole hanno uno spessore alto, è proprio la vostra”, ha detto. Quando si riducono gli impegni professionali e le possibilità operative, emerge infatti che “a fare la differenza è l’esperienza dell’amore e del voler bene”.

“La vita, quando si allontana dal debito dell’amore vicendevole, diventa un deserto”, ha ammonito. Agli anziani spetta anche il compito di ricordare a chi è immerso nel vortice degli impegni: “Attento, tu non sei i tuoi impegni: tu vivi di relazioni e di incontri”.

Don Lauro ha quindi valorizzato la capacità delle persone anziane di sdrammatizzare, includere e favorire il dialogo. Con il passare degli anni può diminuire l’irruenza e crescere la disponibilità “a ricucire, riconciliare e dialogare”. “Una vita nella quale non c’è più l’attitudine a provare la riconciliazione è una non vita”, ha rimarcato.

I circoli, “refrigerio di comunione” e luoghi di carità

Un passaggio dell’omelia è stato dedicato anche al bisogno del “noi” e al peso che la solitudine può assumere nell’età anziana. “In questo momento voi assaporate il bisogno del noi, perché la solitudine e l’essere da soli, a volte, pesano immensamente”, ha osservato don Lauro.

L’Arcivescovo ha quindi richiamato l’importanza dei circoli, conosciuti da vicino anche durante la recente Visita pastorale. “Nei circoli ho visto qualcosa di meraviglioso: diventano refrigerio di comunione, per dare qualità alla vita, ma diventano anche luoghi di carità”.

I circoli, infatti, non offrono soltanto occasioni di incontro, ma alimentano numerose iniziative di solidarietà e di servizio. “Le nostre comunità sono tenute in piedi da tante iniziative di volontariato che vedono voi anziani sul pezzo”, ha riconosciuto l’Arcivescovo.

“Non sentinelle brontolone”

Don Lauro ha quindi rivolto ai presenti un incoraggiamento: “Su di morale. Non siamo nella fine, ma nel compimento. Coraggio, anche questa è la stagione per essere sentinelle”.

Non, però, “sentinelle brontolone che si lamentano”, ha precisato, ma persone capaci di mettere a disposizione delle altre generazioni “tutta la saggezza che in questo momento della vita viene a galla”.

L’alleanza tra bambini e anziani

Tra le immagini più significative proposte dall’Arcivescovo, quella dell’alleanza tra le generazioni. Durante la Visita pastorale, monsignor Tisi ha raccontato di aver visto concretamente la collaborazione tra scuole dell’infanzia, case di riposo e centri diurni.

“Ho visto la bellezza di questi percorsi, nei quali il bambino e l’anziano si prendono per mano”, ha spiegato, richiamando un’intuizione cara a papa Francesco. “Nelle nostre realtà c’è un’alleanza stupenda tra il bambino e l’anziano. Ho visto i bambini e gli anziani scambiarsi risorse”.

“Perché il bambino e l’anziano si prendono per mano? Perché all’inizio e al termine della vita resta solo ciò che è essenziale: l’amore e l’incontro”, ha concluso don Lauro. Da qui la consegna ai partecipanti: “Andiamo e regaliamo amore a chi incontriamo”.

Autonomia significa valorizzare territorio e persone

Prima della preghiera del Padre nostro, l’Arcivescovo ha richiamato anche la visita odierna in Regione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione dell’ottantesimo anniversario dell’Accordo Degasperi-Gruber.

Don Lauro ha sottolineato come il valore autentico dell’Autonomia non consista semplicemente nel “farsi da soli le cose”, ma nella capacità di valorizzare il territorio e le persone che lo abitano, secondo l’insegnamento lasciato dai padri fondatori.

Valorizzare il territorio significa, dunque, valorizzare anzitutto le persone e, in questo caso, riconoscere il ruolo e il patrimonio di esperienza, saggezza e disponibilità al servizio degli anziani. “Impariamo a valorizzare le persone”, è stata la consegna dell’Arcivescovo alla comunità riunita alla Comparsa.

Pace e cura del creato

Il tema della giornata è stato sviluppato anche nel dépliant consegnato ai pellegrini, aperto dalle parole del Cantico delle Creature di san Francesco d’Assisi. Un richiamo significativo all’inizio del Tempo del Creato e al legame tra la costruzione della pace, la cura della terra e la responsabilità verso le persone.

Nel testo di papa Leone XIV proposto ai partecipanti si sottolinea come sofferenze umane, violenza, ingiustizie e degrado ambientale siano espressioni di un unico mondo ferito. La pace richiede perciò non solo una trasformazione delle strutture, ma anche un rinnovamento personale e collettivo del cuore.

“I veri strumenti per costruire la pace non sono le armi di distruzione, ma la verità, il dialogo, la pazienza, la bontà, la giustizia, la misericordia, la comprensione, la cura e l’amore”, si legge nel messaggio proposto ai pellegrini.

Foto: Videoframe Multimedia