Nella serata di martedì 24 marzo, nella cattedrale di Trento, si è svolta la Veglia di preghiera per la 34ª Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri, dal titolo “Gente di primavera”, presieduta dall’arcivescovo Lauro Tisi e animata nei canti da fedeli provenienti da diversi continenti, segno concreto di una Chiesa che si riconosce universale e accogliente.
La celebrazione ha fatto memoria dei missionari e delle missionarie che hanno donato la propria vita per il Vangelo, e insieme di tanti credenti che ancora oggi subiscono persecuzioni, violenze e guerre fino al sacrificio della vita.
In memoria del beato Alfredo
Al centro della Veglia anche il ricordo del beato Alfredo Dall’Oglio, giovane originario di Borgo Valsugana, emigrato con la famiglia in Francia e morto a soli 23 anni nel lager nazista dove era stato deportato dopo l’arresto del 6 giugno 1944 per il suo impegno nella Gioventù Operaia Cattolica e nell’Azione cattolica clandestina. Beatificato a Parigi il 13 dicembre 2025 insieme ad altri 49 compagni martiri, resta una figura luminosa di fede giovane e coraggiosa. Di lui l’Arcivescovo ha richiamato una frase particolarmente significativa: “La vita non è sempre bella, ma occorre vederla bella comunque”.
Nell’omelia Tisi ha invitato la comunità a non svuotare di significato parole come “martire” e “testimone”, ricordando che “il martire racconta la meraviglia di uomini e donne che dicono: Cristo per me vale più della mia vita”. Un richiamo forte anche al rischio di una fede ridotta a gesto rituale ripetuto senza consapevolezza: “Abbiamo distrutto la perla preziosa del Vangelo e con mille parole andiamo a uccidere la bellezza di quel Vangelo”.
“I discepoli di Gesù combattono la guerra con la tenerezza”
La memoria dei martiri è diventata anche chiave di lettura del tempo presente, segnato da conflitti e violenze: “Ci sono troppi uomini e donne che non hanno qualcuno per cui sono disposti a morire”, ha osservato l’Arcivescovo, denunciando la logica dell’egoismo che alimenta la guerra. In questo contesto ha indicato la via evangelica della pace ricordando che “queste sono le ore in cui i discepoli di Gesù combattono la guerra con la tenerezza” e che “la guerra va combattuta iniettando tenerezza nel mondo”.
“Migranti, una benedizione”
Particolarmente incisivo il passaggio conclusivo dedicato ai migranti, presenti anche nella Veglia attraverso il servizio liturgico del canto. “Questi fratelli migranti sono la nostra salvezza, la nostra benedizione. Guai se non ci fossero”, ha affermato Tisi, ricordando anche gli incontri della Visita pastorale con comunità provenienti da Ucraina, Sudan, Marocco e con i lavoratori del Biafra ospitati nella canonica di Castelnuovo.
L’Arcivescovo ha quindi denunciato con parole molto nette la condizione di molti migranti trattenuti nei centri di permanenza per il rimpatrio: “Pensiamo ai CPR: che tragedia! Questi fratelli ci stanno tenendo in piedi e noi li trattiamo con durezza, con negligenza, con freddezza”. Da qui l’appello finale: “Cari fratelli migranti, perdonateci”.
Nel concludere la celebrazione, Tisi ha indicato una priorità per la vita ecclesiale: “Se mi chiedete cosa manca alla nostra Chiesa in primis, vi dico: l’orazione”, invitando a riscoprire la preghiera come sorgente della testimonianza cristiana e della vita missionaria.




