Dopo l’incontro dedicato a Clima e COP30 di Belém, svoltosi presso il Vigilianum – per iniziativa dell’Arcidiocesi di Trento, attraverso l’Area Testimonianza e Impegno sociale e la Rete diocesana per la custodia del Creato, in collaborazione con l’associazione Viração&Jangada – e caratterizzato da una buona partecipazione e da un vivo interesse del pubblico, sono ora disponibili le sintesi (slides) degli interventi dei relatori.
L’incontro ha offerto uno sguardo ampio e articolato sia sul contesto internazionale della COP30 di Belém, sia sugli effetti concreti dei cambiamenti climatici nel territorio alpino e trentino.
La COP30 di Belém
Padre Dario Bossi, collegato online (QUI SLIDES), insieme a Eleonora Zomer e Allegra Zaia (SLIDES), hanno raccontato il significato e i limiti della COP di Belém. È emersa con chiarezza una valutazione condivisa: la COP non può essere ridotta a un semplice confronto diplomatico tra Stati, e i risultati ottenuti appaiono insufficienti rispetto alla gravità della crisi climatica, in un momento storico in cui il limite di +1,5°C rispetto all’epoca preindustriale è ormai sostanzialmente raggiunto.
È stato sottolineato in particolare come il tema cruciale della transizione fuori dai combustibili fossili – definito da p. Bossi “l’elefante nella stanza” – non sia stato affrontato nel documento finale, nonostante fosse stato citato due anni fa negli Emirati.
Forte valore simbolico e politico
La scelta di Belém, nel cuore dell’Amazzonia, ha avuto però un forte valore simbolico e politico: una regione centrale per la biodiversità mondiale, abitata da numerosi popoli nativi, in un Paese emergente come il Brasile, segnato da forti contraddizioni tra sviluppo, produzione energetica e deforestazione. Dopo tre COP svoltesi in Paesi che limitavano le manifestazioni pubbliche, a Belém si è registrata una forte presenza della società civile, con associazioni, chiese, enti locali e popoli nativi. Particolarmente significativa la marcia per il clima, che ha visto la partecipazione di circa 70.000 persone, e il “vertice dei popoli”, che ha consegnato alla COP ufficiale un documento sui diritti dei popoli nativi e sulla necessità di coniugare giustizia climatica e sviluppo dei Paesi del Sud del mondo.
Documento finale
Il documento finale richiama il concetto di Mutirão, il lavoro comunitario volontario a favore dell’ambiente e del bene comune, come immagine di uno sforzo collettivo necessario per affrontare una crisi che colpisce soprattutto le popolazioni più povere.
Significativa anche la presenza delle Chiese, con una nutrita delegazione cattolica (Vaticano, vescovi e cardinali sudamericani, Movimento Laudato Si’, comunità di base), insieme ad altre Chiese cristiane e religioni.
Pur con i suoi limiti, la COP ha approvato il Belém Action Mechanism (BAM), un meccanismo per promuovere la giusta transizione, che riconosce per la prima volta come centrali i diritti umani, i diritti dei lavoratori e il principio del Free, Prior and Informed Consent (FPIC) richiesto dai popoli nativi. È stato inoltre ricordato il lancio di un’iniziativa internazionale per la transizione dai combustibili fossili promossa da Colombia e Olanda, sostenuta da 24 Paesi, con una conferenza prevista nel 2026 in Colombia.
Il clima nelle Alpi sudorientali e in Trentino
La seconda parte dell’incontro ha guardato al territorio locale, con l’intervento di Lavinia Laiti dell’Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente (APPA), che ha presentato il rapporto “Lo stato del clima in Trentino” (SLIDES).
Il documento, approvato dalla Giunta Provinciale nell’aprile 2025, rappresenta il riferimento scientifico per la futura Strategia provinciale di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, in sinergia con il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC). Il report analizza l’andamento di temperature, precipitazioni ed eventi estremi negli ultimi 30–50 anni, mostrando un aumento significativo delle temperature e della frequenza degli eventi climatici estremi rispetto al passato.
Vengono inoltre approfondite le ricadute sui principali sistemi ambientali e socio-economici del territorio: agricoltura, turismo, energia, ecosistemi e salute umana.




