Si è aperto in cattedrale a Trento il Triduo Pasquale con la Messa in Coena Domini presieduta dall’arcivescovo Lauro Tisi, segnata dal tradizionale gesto della lavanda dei piedi, quest’anno compiuto su dodici bambini delle parrocchie del centro cittadino prossimi alla Prima Comunione. Un segno forte di comunione ecclesiale e di speranza.
Durante l’introduzione alla celebrazione, l’Arcivescovo ha sottolineato il valore dell’unità tra le comunità del centro storico: “Non c’è una parrocchia che ospita, ma sono quattro parrocchie che insieme celebrano il mistero della morte e della risurrezione del Signore”. Le comunità coinvolte sono Santa Maria, San Vigilio, San Pietro e San Martino, riunite insieme per vivere l’inizio del cammino pasquale in uno stile condiviso anche nell’animazione liturgica. Tisi ha poi richiamato il significato profondo dell’Eucaristia come sacramento dell’unità e della pace, soprattutto in un tempo segnato da conflitti: “Chiediamo a Dio di poter essere davvero, in questo tempo di guerra, uomini e donne di pace”.
La lavanda dei piedi: il volto di un Dio che si abbassa
Al centro dell’omelia, l’Arcivescovo ha posto il gesto della lavanda dei piedi come chiave per comprendere il cuore del Vangelo. Rivolgendosi idealmente ai bambini presenti, ha spiegato il senso della convocazione della comunità cristiana: “Ci siamo convocati perché abbiamo un Dio meraviglioso che si inginocchia e con le sue mani lava i nostri piedi”. Un gesto che, secondo Tisi, cambia la logica del mondo e introduce una “nuova legge della fisica” spirituale: “La nuova legge della fisica è questa: per salire bisogna scendere“. E ancora: “Nella misura in cui abbatti le distanze, ti fai prossimo, ti fai ultimo, allora diventi primo, ti porti a casa una ‘botta’ impressionante di vita e di gioia”.
“Un amore per tutti”
Nel suo intervento parole prima del gesto concreto della lavanda dei piedi ai dodici bambini, l’Arcivescovo ha insistito sulla dimensione universale dell’amore cristiano, che non esclude nessuno: “Questa sera celebriamo un Dio che lava i piedi a tutti, a buoni e cattivi. Un amore per tutti”. Un amore che non solo dona, ma accoglie anche il dono dell’uomo: “Che bello un Dio che ha bisogno del mio dono, che si commuove per il mio dono, che lo cerca”. Un’immagine intensa di Dio, lontana da ogni distanza o rigidità: “Dio non è mai stanco dell’uomo. Dio non sarà mai stanco di noi”.
Lo sguardo dei bambini e il cammino del Triduo
Proprio i bambini, ha spiegato Tisi, diventano modello per comprendere la logica evangelica del dono reciproco: “I bambini godono nel dare e nel ricevere”. Da qui l’invito finale alla comunità a vivere con entusiasmo il cammino del Triduo Pasquale: “Portiamoci a casa il volto dei bambini e contempliamo, entusiasti, un Dio mai stanco dell’uomo, un Dio che è amore, un Dio che è festa”.
La celebrazione si è conclusa con l’avvio dell’adorazione eucaristica nella cappella del Crocifisso.
Foto Zotta




