“Terra Santa, viaggio nella luce”. Il racconto del pellegrinaggio di un gruppo di giovani roveretani

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Una ventina di giovani, in buona parte roveretani, pellegrini in Terra Santa nei giorni a ridosso di ferragosto. Accompagnati da tre preti (don Sergio, don Daniel e don Corrado, quest’ultimo nel ruolo di guida) hanno vissuto giornate molto intense che una di loro, Roberta, ha voluto così riassumere, a nome di tutto il gruppo.

Racconto del nostro pellegrinaggio in Terra Santa a cuore aperto e fresco appena tornata. Lo faccio usando le immagini che più ci hanno toccati. Mi sento di condividere con voi quello che abbiamo condiviso come gruppo. Inizio dall’immagine della luce. La luce dei paesaggi della Terra Santa ti apre la mente e i tuoi occhi sono così attratti dal mondo da non poter che meravigliarsi. Parlo anche della luce quando crea le ombre e definisce così l’aspetto delle cose, le mostra per quelle che sono. Il camminare in Terra Santa è stato come questa luce: ha schiarito i pensieri, li ha trasformati in gioia e rivelato la falsità di quelli più bui. Auguro a me stessa che questa luce rimanga per fare chiarezza e portare luce alla quotidianità che ora c’è da vivere.

Un’altra immagine è quella della folla e confusione che a Gerusalemme non manca. Abbiamo pregato in mezzo alle chiese piene di turisti frettolosi, le strade e il mercato. Non è stato facile ma possibile, ci siamo fermati di fronte a quelle pietre parlanti di umanità. Quella folla qui, al nostro ritorno diventa la routine, che ci distrae, quindi nasce la sfida della preghiera come vittoria su ciò che non ci fa guardare a fondo nella nostra vita, per vivere senza esitazioni scavalcando le abitudini che ci incatenano.

Non posso non parlare di contrasti se parlo di Terra Santa, per farlo userò l’immagine del muro. I muri che circondano le case, il muro del pianto, le mura di Gerusalemme, il muro che divide Israele dalla Palestina: muri oltre i quali solo alcuni possono passare, oppure solo dopo perquisizioni e controlli, oppure muri dentro i quali si decide di non uscire o fare uscire.

Essere ebrei o palestinesi, essere arabi o arabi ebrei o arabi mussulmani e quante sfaccettature! Il pensiero allora è andato ai nostri muri, che non sono fisici e visibili, ma sono presenti.

I colori della cupola della roccia, le decorazione e lo splendore dell’edificio sulla spianata del Tempio a Gerusalemme hanno spiazzato le nostre idee sulla fede mussulmana, che associamo spesso al velo nero del burka, dal quale non traspare gioia o bellezza e ha portato il nostro pensiero ad un’apertura verso ciò che ci è sembrato, nella sua diversità, la stessa fede, la stessa fonte originaria e tensione al Padre Celeste.

Sul lago di Tiberiade abbiamo visto Gesù moltiplicare i pesci, intendo che lo abbiamo visto con l’immaginazione proprio lì sulla sponda del lago. Un lago dalle vedute ampie e il contrasto tra le rocce rosse del deserto e il blu che non ti facevano distogliere lo sguardo. Nella semplicità del luogo, c’era un grosso masso che ha fatto da altare alla nostra messa, un luogo semplice dove abbiamo iniziato a pensare al buono che ognuno di noi ha dentro di sé e può donare e moltiplicare donandolo agli altri.

Don Corrado è stato la nostra guida, lo ringraziamo per come ha affrontato il suo dialogo con noi. Con grande passione non voleva farci mancare un posto importante e significativo. Il suo racconto giornaliero ha generato in noi uno spunto spirituale, l’idea che ciò che conosciamo per le letture dell’antico e il nuovo testamento sia avvenuta lì in quella terra Santa e di essa ne venga fatta memoria o ne venga custodita la verità. L’idea di una storia fatta di persone, case, pietre, palazzi che si costruiscono e si distruggono con il passare del tempo, un luogo quello Santo che muta, ma al tempo stesso sa stringere al cuore ciò che è avvenuto custodendolo, è una terra trasfigurata: il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi.