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Un ponte di mani alla Festa dei popoli. Tisi: “Costruiamolo anche nella quotidianità”. Un pensiero all’Amazzonia

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Anche la ventesima edizione della Festa dei Popoli, organizzata dall’Arcidiocesi quest’anno non in primavera ma lo scorso settimana in coincidenza con la Giornata mondiale del rifugiato, ha registrato una partecipazione numerosa e anche ricca di contenuti spirituali e culturali. A partire dai “World cafè” fra giovani  promossi sabato mattina nel giardino vescovile da ACCRI, all’animazione del pomeriggio con le sigle dell’associazionismo familiare e un torneo di calcio vinto da una squadra giovanile formata da ragazzi di cinque Paesi diversi.  Gli stand etnici in piazza Fiera hanno accolto la sfilata dei popoli e poi le loro musiche si sono alternate sul palco anche se il momento culminante è stato quando il delegato vescovile don Cristiano Bettega ha chiesto qualche minuto di silenzio per una preghiera personale. A dare voce all’impegno a costruire ponti è stata una signora macedone residente a Tione che ha invitato tutti a darsi la mano: “Questo è il ponte primordiale, il ponte fraterno che dobbiamo insegnare ai grandi del mondo”.

Anche l’arcivescovo Lauro Tisi, che davanti alla autorità cittadine e provinciali aveva rilanciato l’esigenza evangelica dell’accoglienza e il valore della convivialità nella differenza, ha sottolineato  il “ponte di mani”,  incoraggiando tutti ad aiutare gli altri non a distruggere ma a costruire nella quotidianità ponti di rispetto e di fraternità. Ha segnalato poi la presenza di alcuni missionari dell’Amazzonia, ricordando il Sinodo che si apre a Roma e  il valore simbolico del “polmone del mondo”.

Foto: Le autorità sul palco (foto Ufficio Stampa Pat)

Trento, torna (e compie 20 anni) la Festa dei Popoli

Ricco programma per la due-giorni inter-etnica organizzata dalla Diocesi (28-29 settembre)
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Compie vent’anni quest’anno la tradizionale Festa dei popoli promossa dall’Arcidiocesi di Trento e in calendario il 28 e 29 settembre in piazza Fiera a Trento. Un momento d’incontro gioioso e coinvolgente per ricordare alla società trentina il prezioso apporto delle diverse comunità di stranieri presenti (alcune da decenni) sul nostro territorio.

Un’occasione per proporre tradizioni, piatti, colori e costumi di tante parti del mondo, nell’intento di offrire una conoscenza e uno spaccato di queste comunità che vada oltre lo stereotipo.

La Festa quindi rappresenta oggi – ancor di più degli anni passati – un modo per costruire una diversa mentalità, centrata sulla convivenza, il rispetto reciproco, la conoscenza e l’incontro che sono il miglior antidoto al razzismo e alla diffidenza.

Quest’anno inoltre la Festa coincide con la Giornata del Migrante e del Rifugiato indetta dalla CEI e fondata sul messaggio di Papa Francesco “Non si tratta solo di migranti …” in cui il pontefice sottolinea come non sia possibile considerare chi si muove per un futuro migliore semplicemente come un numero facente parte di un fenomeno problematico da liquidare sbrigativamente. Sono storie, persone, volti, situazioni che abbiamo il dovere almeno di conoscere, prima di esprimere qualsiasi giudizio.

La Festa è quindi anche un modo per fare cultura, aprire gli orizzonti e gettare ponti. E “#creiamo ponti” è proprio lo slogan del pomeriggio di animazione proposto sabato dal Forum delle associazioni familiari, aperto a grandi e piccini, che si concluderà verso le 18 con un flash mob sul tema, una novità nel programma di quest’edizione.

Contemporaneamente presso il campo di calcio del Santissimo si disputerà come l’anno scorso il torneo di calcetto giovanile, curato dall’US Invicta Duomo, mentre sabato sera spazio all’esibizione sul palco di alcuni gruppi musicali etnici e inter etnici.

Domenica la manifestazione proseguirà con la tradizionale sfilata per le vie del centro, i saluti delle autorità e la preghiera ecumenica, l’apertura degli stand dei vari popoli in piazza e le loro esibizioni che si susseguiranno nel pomeriggio.