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“Carcere, la parrocchia più importante della Diocesi”. Il vescovo Lauro incontra i detenuti di Spini

Su Vita Trentina la cronaca e il rapporto sull'impegno della diocesi nella Casa circondariale
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L’attenzione della Chiesa trentina al mondo del carcere ha avuto un’importante conferma nella visita compiuta nei giorni scorsi dall’arcivescovo Lauro alla casa circondariale di Spini di Gardolo. Monsignor Tisi, accompagnato dal cappellano del carcere (da poco più di di un anno) don Mauro Angeli. ha incontrato la nuova direttrice, Annarita Nuzzaci, ha visitato tutti i settori, fermandosi a parlare con i detenuti e con il personale. Don Lauro ha presieduto anche due s. Messe, rilanciando ai presenti parole di speranza alla luce del messaggio pasquale. Nell’omelia, don Lauro ha definito infatti il carcere “la parrocchia più importante della Diocesi”. “Voi – ha aggiunto –  potete essere un segno prezioso del regno di Dio, a cominciare da piccoli gesti di gentilezza che potete realizzare nel quotidiano, all’interno di questa comunità carceraria”. “Piccoli gesti – ha precisato – che possono essere il presupposto per iniziare un percorso positivo, perché il carcere posa funzionare è importante che ogni realtà collabori, riconoscimento dei ruoli, luogo un lavoro di rete essenziale per garantire una migliore vivibilità”.

“E stato un incontro molto positivo”, commenta don Mauro Angeli, cappellano in carcere da poco più di un anno (marzo 2018). ”Il fatto – prosegue – che il vescovo Lauro abbia visitato ogni sezione, parlando con tutti, detenuti e personale – polizia penitenziaria, ambito amministrativo e area “trattamentale” (che comprende l’ambito educativo, scolastico, sanitario, n.d.r.) – è stato un passaggio davvero costruttivo”. Attualmente nella Casa Circondariale sono 280 le persone detenute. La visita del vescovo in carcere è in linea con l’orientamento espresso dai vescovi del Triveneto che al tema carcere hanno dedicato la loro ultima riunione, martedì 14 maggio a Padova, incontrando i cappellani delle strutture detentive. QUI ARTICOLO  

ALLA VISITA DEL VESCOVO E ALL’ATTIVITA’ IN CARCERE DELLA DIOCESI DEDICA UNA PAGINA IL SETTIMANALE VITA TRENTINA.

Nella foto d’archivio una delle precedenti visite del vescovo Lauro al carcere di Spini

 

Il carcere, terra di missione per la Chiesa del Nordest. Vescovi in ascolto (a Padova) di cappellani e volontari

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I Vescovi della Conferenza Episcopale Triveneto si sono riuniti martedì 14 maggio a Padova, presso la sede della Facoltà Teologica del Triveneto, ed hanno incontrato, in mattinata, una delegazione – guidata dal coordinatore don Antonio Biancotto – dei cappellani impegnati nelle carceri del Nordest. Per la diocesi di Trento erano presenti l’Arcivescovo Lauro Tisi – che proprio la scorsa settimana è stato in visita al carcere di Spini di Gardolo (ne parlerà Vita Trentina nel prossimo numero) e l’emerito Luigi Bressan.

Nel racconto dei cappellani sono così emerse le attenzioni ed anche le preoccupazioni e le fatiche che caratterizzano e accompagnano il servizio quotidiano svolto da cappellani, religiosi, religiose e volontari impegnati nella quindicina di istituti carcerari presenti in quest’area con tutte le persone coinvolte nel “mondo della detenzione” per “soccorrerle nel corpo e nello spirito” attraverso una serie di azioni ed iniziative: i momenti di ascolto e dialogo personale, la celebrazione dei sacramenti (eucaristia e riconciliazione in particolare), gli incontri di preghiera e catechesi, i gruppi biblici, le diverse occasioni di formazione umana e cristiana ma anche l’aiuto economico, l’approvvigionamento di indumenti o materiale per l’igiene personale delle persone detenute, il contatto con le famiglie,  l’attenzione pastorale a favore degli operatori penitenziari ecc. “Nelle periferie più degradate, quale spesso è il carcere – hanno spiegato -, si percepisce maggiormente la potenza di guarigione e di salvezza del Vangelo. Il bisogno di Dio, anche se talora inespresso, si avverte in modo forte. Come cappellani siamo poi consapevoli di essere stati inviati a sostenere e a consolare non solo i detenuti ma anche le loro famiglie, il personale penitenziario e di riflesso i loro congiunti”.

L’incontro ha permesso, quindi, di fotografare la recente evoluzione della situazione carceraria nel Nordest: le carceri stanno progressivamente tornando al sovraffollamento di parecchi anni fa, con realtà già quasi sature di presenze; aumentano le presenze di cittadini stranieri (ultimamente, soprattutto, di asiatici) che in taluni istituti raggiungono anche il 60/70%; si aggrava la situazione e l’assistenza dei detenuti con problematiche psichiatriche; crescono inoltre, contemporaneamente, le presenze in carcere sia di giovani (perlopiù stranieri) che di anziani (oltre i 60 anni); l’affermarsi ormai di un evidente pluralismo religioso (in media oggi le presenze in carcere sono per il 60% di cristiani, metà cattolici e metà ortodossi, e di oltre un 30% di musulmani, con ulteriori e più piccole quote di altre realtà religiose).

“L’esperienza maturata – hanno proseguito – permette ai cappellani delle carceri di poter poi donare alle comunità cristiane maggiori elementi di conoscenza sulla realtà per aprirle di più all’accoglienza ed abbattere i pregiudizi, per sensibilizzarle alle problematiche di chi ha sbagliato, senza ghettizzare. Purtroppo abbiamo notato un aumento del clima di chiusura anche in alcune comunità cristiane. Avvertiamo l’urgenza di stimolare le istituzioni a riscoprire lo spirito autentico della Costituzione, puntando meno sulla propaganda e dedicando più attenzione alla rieducazione; ancor’oggi, infatti, la pena risulta spesso solo punitiva e non rieducativa. E sentiamo l’esigenza di curare e potenziare maggiormente tutte le forme di reinserimento dei detenuti nella società. I dati evidenziano, tra l’altro, la forte diminuzione dei casi di reiterazione del reato laddove si utilizzano le pene alternative”.

Durante il dialogo i Vescovi hanno riaffermato l’importanza e il valore prezioso di tali esperienze che rappresentano un concreto e visibile segno di presenza e vicinanza della Chiesa in questo delicato contesto, soprattutto nell’odierno clima politico, culturale e sociale; riconosciuta anche l’opportunità di puntare molto su un’opera di formazione e sensibilizzazione delle comunità, a partire dai sacerdoti e dai seminaristi. I cappellani hanno poi chiesto e proposto ai pastori delle Chiese diocesane di intensificare i contatti con tali realtà, ad esempio con visite più prolungate agli istituti di pena (una sorta di “giornata in carcere”) che permettano loro anche visite a singole sezioni, contatti personali con detenuti, personale penitenziario e volontari.

Nel corso della giornata patavina, inoltre, i Vescovi del Triveneto hanno incontrato i responsabili della Facoltà Teologica del Triveneto e del Seminario diocesano di Padova visitando, tra l’altro, anche la Biblioteca. C’è stato, infine, uno specifico aggiornamento sull’attività delle Caritas diocesane o altre realtà legate alle comunità ecclesiali in relazione alla gestione dell’accoglienza di migranti e richiedenti asilo.