Si è celebrata nella mattinata di oggi, Giovedì Santo, nella cattedrale di Trento, la solenne Messa del Crisma, momento centrale della vita della Chiesa diocesana che riunisce attorno all’Arcivescovo l’intero presbiterio per la benedizione degli oli santi – crisma, olio dei catecumeni e olio degli infermi – e per il rinnovo delle promesse sacerdotali.
Accanto all’arcivescovo Lauro Tisi, che domani, 3 aprile, ricorda il decimo anniversario della sua ordinazione episcopale e dell’inizio del suo ministero in Diocesi, hanno concelebrato l’arcivescovo emerito monsignor Luigi Bressan e il vescovo missionario emerito monsignor Mariano Manzana, insieme a quasi duecento sacerdoti e diaconi della Diocesi.
La celebrazione è stata animata da un neonato coro diocesano, composto da cantori provenienti dalle Giudicarie, dalla Val di Fiemme, dal Primiero, da Trento e dagli allievi dell’Istituto diocesano di musica sacra diretti da Paolo Delama. Presenti anche numerosi ragazzi cresimandi di alcune comunità visitate recentemente dall’Arcivescovo durante la Visita pastorale, insieme a molti chierichetti provenienti da diverse zone della Diocesi.
Al termine della celebrazione, l’Arcivescovo e i principali concelebranti si sono recati nella cripta della cattedrale per pregare davanti alla tomba dell’arcivescovo Alessandro Maria Gottardi, nel 25° anniversario della sua scomparsa.
Il ringraziamento ai sacerdoti e il ricordo delle vittime di mafia
“Grazie per tutti voi sacerdoti e diaconi della nostra Chiesa diocesana che rendete presente sul territorio il Vangelo di Cristo”, ha detto all’inizio della celebrazione l’Arcivescovo Tisi rivolgendosi ai preti – tra loro alcuni ammalati ed anziani ospiti della Casa del Clero -, con una menzione particolare per i vescovi emeriti per il loro servizio “discreto e umile” alla Diocesi.
“Oggi – ha poi aggiunto don Lauro – ho ricevuto dalla Polizia di Stato l’olio di Capaci che è stato posto nelle ampolle per ricordare tutte le vittime della mafia. Allarghiamo il nostro cuore all’umanità sofferente, soprattutto a chi conosce il dramma della guerra. Insieme preghiamo perché questa celebrazione diventi davvero un’unzione potente dello Spirito che ci rilancia, ci dà pace, ci dà futuro”.
L’omelia: “Il rischio è fare tante cose buone ma aver perso Dio come orizzonte”
Nell’omelia, l’Arcivescovo ha evocato l’attuale anno giubilare francescano, proponendo una rilettura della figura di san Francesco d’Assisi e indicando una possibile lettura della crisi spirituale contemporanea. “Per Francesco – sottolinea Tisi – il peccato è questo: vivere senza avere Dio come proprio sole, proprio riferimento”. “Quello che manca alle nostre comunità – è il parallelismo di don Lauro – è l’orizzonte di Dio”.
Pur riconoscendo la vitalità delle attività ecclesiali, l’Arcivescovo ha invitato a una verifica profonda: “Davvero corriamo il rischio di vivere facendo tante cose anche buone, ma di aver perso Dio come orizzonte della nostra vita”.
Riprendendo l’appello a Francesco del crocifisso di San Damiano – “Va, ripara la mia casa, perché è tutta in rovina” – don Lauro sottolinea come la “riparazione” non riguardi anzitutto strutture o organizzazione: “Oggi ci viene chiesto di provare a ripartire da Dio, messo di nuovo al centro del nostro agire e del nostro sentire”.
“Abbiamo ancora voglia di raccontare Dio?”
L’Arcivescovo ha quindi posto una domanda provocatoria, rivolta in particolare ai sacerdoti: “Abbiamo ancora voglia di raccontare Dio?” E ancora: “Chiediamoci fino in fondo se c’è ancora la voglia di provare a scommettere sul Dio di Gesù”.
Indicando una strada concreta per il rinnovamento della vita ecclesiale, don Lauro ha invitato a riscoprire la bellezza dell’umanità di Gesù: “Non chiedete a Cristo cosa dovete fare, semplicemente guardatelo nel suo muoversi, nel suo agire”. Da questa contemplazione nasce nuovamente lo slancio missionario: “La sua bellezza fa scattare la gioia, la voglia di tornare in missione, la voglia di tornare a raccontare Dio”. E proprio da qui può nascere anche una risposta alla carenza di vocazioni: “Forse questo potrà aiutarci anche a dare una risposta alla gravissima crisi vocazionale che la nostra Chiesa sta vivendo”.
Gli anniversari sacerdotali e i 10 anni di episcopato dell’Arcivescovo
Al termine della celebrazione il vicario generale don Claudio Ferrari ha ricordato i sacerdoti che nel 2026 celebrano anniversari significativi di ordinazione:
25 anni di sacerdozio: don Alessandro Aste.
50 anni di sacerdozio: don Giorgio Gabos, don Egidio Pintossi, don Ezio Seppi, don Piergiorgio Zanoni.
60 anni di sacerdozio: don Romano Caset, don Fiorenzo Chiasera, don Gino Flaim, don Giorgio Garbari, mons. Umberto Giacometti, don Rodolfo Minati, don Franco Pedrini, don Enrico Pellegrini, don Renato Scoz, don Gianpietro Simion, mons. Cosma Tomasini, don Fabrizio Tomasini, mons. Agostino Valentini, don Ernesto Villa.
70 anni di sacerdozio: don Valentino Chiocchetti, don Gianfranco Corradi, don Ilario Crepaz, don Livio Dallabrida, don Luigi Giuliani, don Giovanni Raffaelli.
Don Ferrari ha quindi ricordato l’arcivescovo Lauro Tisi per i suoi 10 anni di ministero episcopale, con l’augurio che “lo Spirito continui a guidarlo nel servizio alla Chiesa trentina”. A monsignor Tisi il dono da parte del clero trentino di due abiti sacerdotali. “Grazie del vostro ricordo e spero – ha scherzato don Lauro – di fare meno danni possibili”.\
FOTO GIANNI ZOTTA




