Domenica 25 gennaio più di cento tra ragazzi, giovani e adulti soci e simpatizzanti dei 17 gruppi parrocchiali dell’Azione cattolica del Trentino si sono incontrati a Trento per accogliere il Presidente nazionale Giuseppe Notarstefano e vivere insieme la Festa della Pace “Verso una Pace disarmata e disarmante”.
Partendo dal Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, ogni anno l’Ac celebra in gennaio il Mese della Pace, con iniziative di sensibilizzazione e di impegno responsabile personale e comunitario. Cosa significa oggi – nel contesto sociale, politico, ecclesiale e associativo – disarmare la pace? Come essere testimoni attivi di uno stile nonviolento? A livello parrocchiale, diocesano, nazionale e internazionale l’Azione cattolica promuove pensieri e azioni di pace, quest’anno a partire dal progetto “Terra in Pace/Pace in Terra” a sostegno dell’impegno educativo e comunitario della Custodia di Terra Santa. Non basta però la solidarietà a distanza, bisogna partire da noi: ogni persona e ogni realtà territoriale è incoraggiata a costruire ed educare alla pace cominciando a disarmare i conflitti personali, famigliari, nella comunità, nei luoghi della vita quotidiana, nelle relazioni interpersonali.
Lo hanno sperimentato i bambini e i ragazzi con attività di animazione e gioco, con la loro spontanea creatività e generosità, nei piccoli gesti da praticare con coraggio negli ambienti che frequentano, dove sono chiamati ad essere protagonisti e contagiosi nel praticare il bene e nel riconoscere che siamo tutti amici, fratelli e sorelle, figli amati. Lo hanno vissuto concretamente gli adolescenti e i giovani: nel ruolo educativo verso i più piccoli, nei servizi che hanno svolto per accogliere, servire il pranzo, partecipare con entusiasmo, pazienza e il sorriso sempre pronto. Lo hanno riscoperto gli adulti nel tentare di elencare le azioni disarmate e disarmanti, nell’ascolto attento della relazione del presidente nazionale, nel confronto in assemblea coordinato dalla presidente trentina Fabiola Andrighettoni.
Nel saluto iniziale il vescovo Lauro aveva già tracciato la rotta giusta, incoraggiando tutti a “prendersi cura dell’altro come via della vita”; nell’omelia poi l’assistente ecclesiale don Giampaolo Tomasi ha invitato a “riconoscere con sguardo aperto e fiducioso che il Signore è presente nella Galilea del 2026 che è il nostro territorio”, crocevia di culture e di nazionalità diverse: nella complessità della vita fidarsi degli altri e affidarsi alla Parola di Dio dona luce e spazza via la fatica, i pregiudizi, le intolleranze e l’ostilità.
Nell’intervento ben articolato ed esauriente che il Presidente nazionale Giuseppe Notarstefano ha donato a giovani e adulti e nel successivo dibattito (un’ampia intervista al presidente nazionale è pubblicata sull’ultimo numero di Vita Trentina) la pace è stata declinata come dialogo e ascolto, gesti attivi di solidarietà e di responsabilità civile, spazio in cui abitare il conflitto e stare nella complessità senza sentirsene sopraffatti, facendo memoria del bene ricevuto e riconoscendo la bellezza che abita nella diversità e nel pluralismo. Ad ogni livello, in ogni età e ambiente di vita ognuno è chiamato a costruire legami di condivisione e amicizia, a realizzare stili di vita personali e comunitari sostenibili, a praticare la giustizia, a considerare ogni disuguaglianza inaccettabile, a testimoniare che siamo tutti fragili ma non impotenti, a riconoscere che “l’alternativa alla guerra è la democrazia”.
Nel laboratorio interattivo animato da Riccardo Santoni del Forum trentino per la pace e i diritti umani che nel pomeriggio ha accomunato ragazzi, giovani e adulti è stato infine presentato il testimone di pace Giuliano Pontara, filosofo e attivista della nonviolenza nato a Cles nel 1932 e rifugiato a Stoccolma nel 1951 dopo aver rifiutato di fare il servizio militare. Precursore dell’obiezione di coscienza, il fondatore dell’Università della Pace a 94 anni ancora testimonia con parole e gesti concreti la via della pace attiva attraverso il decalogo della nonviolenza. Empatia e mitezza, dialogo e fiducia negli altri, coraggio e pazienza, ripudio della violenza e rifiuto dell’autorità, capacità di identificare le forme anche insidiose della violenza e spirito di abnegazione sono le dieci caratteristiche con cui affrontare i conflitti trasformandoli, allenando competenze e capacità. Perchè una società è pacifica se ha tanti cittadini nonviolenti, se scegliamo con e per gli altri, se ognuno partecipa guardando al bene di tutti, prendendosi cura della vita democratica dentro la comunità e la città degli uomini. Con le piccole azioni e i gesti semplici possiamo cambiare il mondo da dentro, perché la vita vince sempre, in una logica evangelica ma anche nella misura in cui ognuno si impegna a fare la sua parte, coltivando spazi, linguaggi ed esperienze comuni dentro la diversità. (Anna Rigoni)




