“La missione ha convertito me”. Padre Donato Benedetti, trent’anni in Togo, protagonista di “Vite che sanno di Vangelo”

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“La missione ha convertito me”. È una frase che ribalta la prospettiva tradizionale dell’annuncio missionario quella con cui padre Donato Benedetti, missionario comboniano originario di Segonzano, in Val di Cembra, racconta la sua esperienza nella nuova puntata di “Vite che sanno di Vangelo”, la serie video prodotta dalla Diocesi di Trento (Servizio Catechesi e Servizio Comunicazione).

Dopo trent’anni trascorsi in Togo, padre Donato vive oggi a Limone sul Garda, dove anima la Casa di Accoglienza dei missionari comboniani, sorta nel luogo natale di san Daniele Comboni, fondatore della congregazione. È qui, tra le mura dell’antica limonaia affacciata sul lago, che il missionario trentino ripercorre la propria esperienza africana e riflette sul significato della missione, alla vigilia della Giornata Missionaria Mondiale di domenica 18 ottobre.

La missione come incontro che cambia la vita

A fare da filo conduttore alla puntata è la parabola evangelica del banchetto nuziale (Mt 22,1-14), con l’invito a raggiungere i crocicchi delle strade per chiamare tutti alla festa.

Per padre Donato quei crocicchi rappresentano la missione stessa: uscire da sé, dalla propria cultura e dalle proprie certezze per incontrare persone, lingue e storie differenti. Un incontro che non lascia mai uguali a prima.

“Quando ci sono delle persone che mi dicono: la missione non so se è giusta perché vai giù in Africa a convertire le persone, io rispondo: la missione ha convertito me“, racconta padre Donato.

Il bilancio dei suoi trent’anni africani è racchiuso in un’altra considerazione: “Io a loro ho dato il mio tempo, la mia vita, il mio lavoro, i miei viaggi, il mio studio. Però quello che ho ricevuto in termini di umanità è molto, molto più grande di quello che ho dato a loro“.

Dall’Africa uno sguardo critico sulla nostra società

Nelle parole del missionario emerge anche uno sguardo lucido, a tratti severo, sulla società occidentale. Tornando periodicamente in Italia, padre Donato ha osservato una trasformazione sempre più rapida, accompagnata, a suo giudizio, da un progressivo impoverimento delle relazioni umane.

In Africa, al contrario, ha sperimentato una diversa qualità del tempo, delle relazioni e della spiritualità. Un patrimonio che oggi sente di dover condividere anche con le comunità da cui è partito. Perché, sottolinea, “la missione non è solo un andare, ma è anche un tornare”.

Un ritorno che lo ha condotto sulle rive del Garda, nella casa di san Daniele Comboni, oggi luogo di accoglienza, formazione e spiritualità. Qui padre Donato continua a vivere la propria vocazione missionaria, portando con sé anche quella tenacia che riconosce nelle proprie radici cembrane, scherzosamente definita “testa di porfido”.

E se il modello tradizionale del missionario è destinato a cambiare, la spinta ad andare incontro agli altri rimane, per lui, essenziale alla vita della Chiesa: “Una Chiesa che è chiusa in se stessa non respira, muore soffocando”.

Guarda la nuova puntata di Vite che sanno di Vangelo: