Emergenza Coronavirus, parlano le suore di clausura: “Abbiamo la possibilità di guadagnare in profondità. Per tornare più veri e più umani”

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Parlano, quasi confidenzialmente, “da claustrali a claustrali”. Per raccontare come si vive (e si osserva) l’isolamento forzato di queste giornate da dietro le grate di un convento di clausura, di per sé già immerso in una vita contemplativa. Lo fanno – invitando tutti alla riflessione – le sorelle di tre conventi di clausura in Diocesi di Trento: il Monastero di S. Romualdo delle Clarisse Cappuccine in Primiero, il Monastero di san Damiano delle Clarisse di Borgo Valsugana, le Monache Serve di Maria Arco.

“Abbiamo – scrivono dal Primiero – la possibilità di scegliere di guadagnare in profondità. È questo l’unico modo per raggiungere le periferie talora così poco frequentate del nostro cuore, perché tutto sia più luminoso e sereno. E quando tutto questo sarà passato – perché passerà – poter ritornare tutti alla normalità della vita più veri e più umani, a vantaggio di tante persone affaticate, marginalizzate, povere, sole, per le quali trovare comunque, anche oggi in tempo di ritiro e isolamento, modi fraterni ed efficaci di prossimità”.

“Con le sorelle – svelano le clarisse del monastero di san Damiano a Borgo – stiamo sperimentando un grande paradosso: l’emergenza coronavirus ha come dilatato il tempo. Ha esteso in profondità le giornate. Le ore si sono fatte più intense”,  “Non sforziamoci – aggiungono – di riempire ciò che è rimasto vuoto, ma andiamo insieme (di là e di qua della grata) fino in fondo allo smarrimento dell’impotenza e della novità. Navigando a vista, certamente, ma con la fiducia che il Signore è Pastore e che ci precede nel cammino: ovunque dirigano i suoi passi, a noi è chiesto di porre i nostri nella sua orma.  Ma non dimentichiamo che la fantasia della carità non è costretta a stare tra quattro mura: oggi abbiamo tante piazze virtuali dove il Vangelo attende di risuonare e dove manifestare la prossimità di Dio.”

Infine, le Monache Serve di Maria Arco che ammettono:  “Paradossalmente l’aiuto più grande che possiamo offrirci reciprocamente è proprio il “fermarci”, entrare nelle nostre case, nelle dimore più intime del nostro cuore ove scoprire o riscoprire la nostra vera identità: figli e figlie di un solo Padre, fratelli e sorelle, ognuno con un compito preciso, tutti chiamati ad un unico destino di libertà e di vita senza fine.”

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(ha collaborato sr. Chiara Curzel)