Elezioni politiche, Zuppi (CEI): “Chiediamo alta responsabilità, al servizio di deboli e meno garantiti”. Preoccupazione per il forte astensionismo

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“Agli eletti chiediamo di svolgere il loro mandato come ‘un’alta responsabilità‘, al servizio di tutti, a cominciare dai più deboli e meno garantiti“. Lo sottolinea il cardinale Matteo Zuppi,  arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI in una nota diffusa nella mattinata di martedì 27 settembre, a due giorni dalla consultazione elettorale per il rinnovo del Parlamento italiano. Zuppi sottolinea in apertura della dichiarazione la “preoccupazione per il crescente astensionismo” con “livelli mai visti in passato, sintomo – aggiunge – di un disagio che non può essere archiviato con superficialità e che deve invece essere ascoltato”. Quanto alla Chiesa, pur “nel rispetto delle dinamiche democratiche e nella distinzione dei ruoli, non farà mancare – assicura il cardinale – il proprio contributo per la promozione di una società più giusta e inclusiva”.

TESTO INTEGRALE 

Ecco il testo integrale della dichiarazione del Cardinale Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI, dopo le elezioni politiche di domenica 25 settembre 2022:

“L’Italia ha bisogno dell’impegno di ciascuno, di responsabilità e di partecipazione”. Nell’appello del Consiglio Episcopale Permanente, diffuso alla vigilia delle elezioni, abbiamo sottolineato quanto sia importante essere partecipi del futuro del Paese. Purtroppo, dobbiamo registrare con

preoccupazione il crescente astensionismo, che ha caratterizzato questa tornata elettorale, raggiungendo livelli mai visti in passato. È il sintomo di un disagio che non può essere archiviato con superficialità e che deve invece essere ascoltato. Per questo, rinnoviamo con ancora maggiore convinzione l’invito a “essere protagonisti del futuro”, nella consapevolezza che sia necessario ricostruire un tessuto di relazioni umane, di cui anche la politica non può fare a meno.

Agli eletti chiediamo di svolgere il loro mandato come “un’alta responsabilità”, al servizio di tutti, a cominciare dai più deboli e meno garantiti. Come abbiamo ricordato nell’appello, “l’agenda dei problemi del nostro Paese è fitta: le povertà in aumento costante e preoccupante, l’inverno demografico, la protezione degli anziani, i divari tra i territori, la transizione ecologica e la crisi energetica, la difesa dei posti di lavoro, soprattutto per i giovani, l’accoglienza, la tutela, la promozione e l’integrazione dei migranti, il superamento delle lungaggini burocratiche, le riforme dell’espressione democratica dello Stato e della legge elettorale”. Sono alcune delle sfide che il Paese è chiamato ad affrontare fin da subito. Senza dimenticare che la guerra in corso e le sue pesanti conseguenze richiedono un impegno di tutti e in piena sintonia con l’Europa.

La Chiesa, come già ribadito, “continuerà a indicare, con severità se occorre, il bene comune e non l’interesse personale, la difesa dei diritti inviolabili della persona e della comunità”. Da parte sua, nel rispetto delle dinamiche democratiche e nella distinzione dei ruoli, non farà mancare il proprio contributo per la promozione di una società più giusta e inclusiva.