“Biodiversità, ecologia dell’umano”. Al convegno di Bellamonte l’appello del vescovo Lauro alla custodia del creato, dopo Vaia e in vista della Giornata del 1° settembre

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«Nel mondo occidentale ci siamo posti “di fronte” al creato, ma senza sentircene pienamente parte. Prendersi cura del creato è in verità custodire noi stessi». Un tema chiave per l’arcivescovo Lauro. A pochi giorni dalla 14a Giornata per la custodia del creato del 1° settembre, le parole s’incarnano però in modo diverso se pronunciate dopo aver risalito i tornanti che da Predazzo portano a Bellamonte. A quasi un anno dalla predazione di Vaia, la ferita qui è ancora lacerante, anche se almeno aree rilevanti di bosco sono state ripulite. Gli occhi e il sorriso della sindaca Maria Bosin parlano di un lento ma coraggioso rialzare la testa: “Stiamo accatastando il legname dei nostri boschi travolti dal vento. In condizioni normali lo avremmo prelevato in vent’anni. Tenendolo bagnato dovrebbe durare a lungo ed evitare un eccessivo deprezzamento”.

Al convegno promosso con felice intuizione per il settimo anno dalla Fraternità Francescana e Cooperativa Sociale Frate Jacopa con il patrocinio del Comune di Predazzo, sono loro – il vescovo di Trento e il primo cittadino di Predazzo, insieme a Luciano Malfer, direttore dell’Agenzia provinciale per la Famiglia, introdotti da Argia Passoni – ad animare il pomeriggio di martedì 27 agosto.

Tisi segna una sorta di spartiacque tra un “prima”, figlio della «cultura razionalista cartesiana che ha portato a vedere la realtà come qualcosa di esterno a noi» e un “poi”, molto ancora da costruire, frutto di quella svolta culturale che ha tra i suoi paladini papa Francesco con la sua “Laudato Si’”. «Veniamo da una tradizione culturale che ha sminuito l’aspetto corporeo, è prevalso l’elemento filosofico di fronte a quello esistenziale, esperienziale» ammonisce Tisi. “La fede ebraico-cristiana – incalza – non è concettuale ma ha il suo cuore nella dimensione esperienziale. Non c’è alternativa alla dimensione creaturale, concreta, per parlare di Dio. E la sua conoscenza passa dall’umanità di Gesù di Nazareth».

Quanto alla prospettiva della biodiversità, tema al centro della Giornata del 1° settembre, l’arcivescovo di Trento lo ritiene «elemento chiave della creazione, anche se – si rammarica – a livello globale stiamo andando verso l’omologazione. Le monoculture sono a rischio, e più in generale prevale una declinazione della vita in chiave omologante che tende a far fuori la diversità”.

”La biodiversità – aggiunge Tisi – può diventare, se contemplata, un’ecologia umana bellissima che ci fa scoprire in modo stupendo che chi si percepisce come tutto è solitudine, chi si sente parte chiama l’altro, diventa appello, è vocazione, risposta. Scopre parole che hanno la forza di allearsi con altre e così diventano parola che parla. Altrimenti s’innesca un black-out comunicativo. Parole che accettano anche il conflitto. Perché la mia verità è limitata. E fuori dall’incontro non c’è vita. Anche il Dio cristiano è Padre, Figlio e Spirito, è famiglia”. “Le relazioni sono la qualità della vita, l’aria di cui mi nutro”, gli fa eco Malfer che illustra ai convegnisti da tutta Italia le buone prassi del territorio trentino a misura di famiglia con evidenti ricadute ambientali, mentre sulla biodiversità, da riscoprire anche alla luce della devastazione di Vaia, torna la sindaca Bosin. Scandisce con passione le ore del 29 ottobre con la paura delle esondazioni e la drammatica scoperta al mattino degli alberi abbattuti dalla tempesta. “Forse – ammette – l’evento ci ha fatto capire i rischi di un bosco lasciato crescere fin a ridosso delle case, laddove prima c’era pascolo e l’errore di troppi abeti, dalle radici molto più fragili rispetto ad esempio ai larici”. L’oggi della ripresa, grazie a una solidarietà diffusa («accompagnati soprattutto dai nostri ospiti affezionati al territorio»), sta in un progetto di sensibilizzazione che coinvolge Comuni e operatori di Predazzo, Ziano e la Comunità di valle ed è sintetizzato nello slogan #piàntala: “Ovvero – lo spiega – piantiamola di assumere atteggiamenti poco rispettosi dell’ambiente. Piuttosto piantiamo una pianta , ossigeno per la vita”. In mano il simbolo della campagna: un ceppo di legno, spaccato in corrispondenza delle ore 21.42, a ricordare i minuti della tempesta di ottobre, ricucito però col filo verde. Nella desolazione, un po’ di linfa di speranza.

La sindaca Bosin e l’arcivescovo Lauro al convegno di Bellamonte “Prendersi cura del creato”