Assemblea sinodale a Trento (San Giuseppe). L’appello del vescovo Lauro a non perdere speranza. “Messe solo se assemblee celebranti. Prendetevi a cuore i poveri e la Mensa della Provvidenza”

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“Protagonisti siete voi, laici, nei lavori di gruppo, mentre io, qui come in ogni altra tappa del nostro Cammino, vado a pregare”. Anche all’appuntamento per la Zona pastorale di Trento, nella chiesa di San Giuseppe, è l’arcivescovo Lauro ad offrire subito la chiave di lettura delle Assemblee sinodali, giunte nella mattinata di sabato 18 novembre alla penultima tappa (si chiude ad Arco il 2 dicembre).

Il saluto del vicario di Zona e la sintesi della fase narrativa 

Da don Cristiano Bettega, fresco vicario della Zona pastorale di Trento, l’augurio di una “mattinata intensa nel dialogo e nella reciprocità, ma con l’auspicio che sia solo una tappa di un cammino capace di valorizzare, come suggerisce il Vangelo di questa domenica, i talenti di ciascuno”, mentre anche a Trento spetta ai componenti dell’equipe sinodale, a turno, il compito di sintetizzare i primi due anni di Cammino, con la vasta operazione ascolto iniziale e l’attivazione nel secondo anno dei tre “cantieri” tematici su donne, giovani e fragilità.

“La valorizzazione delle donne va a braccetto con il coinvolgimento dei laici”, sintetizza Cristoforo Avi, rilevando poi lo sguardo polarizzato dei giovani su una “Chiesa legata al passato, moralistica, incentrata su riti noiosi e un linguaggio incomprensibile” ma dalla quale si dicono disponibili ad essere coinvolti se vissuta come “luogo di incontro, di relazioni, inclusiva d accogliente”. Quanto alle povertà, le “sintesi – ricorda il portavoce dell’equipe sinodale – indicano tra le emergenze la solitudine, il disagio educativo, la fragilità psicologica”.

Ad introdurre i successivi gruppi di riflessione (formati tra i membri di diversi comitati parrocchiali in base alle schede tematiche distribuite all’ingresso in chiesa) altre voci dello staff sinodale – don Celestino, Claudia, Maria e suor Daniela – che offrono suggerimenti per avviare la fase del “discernimento di proposte concrete e percorribili, nella dimensione dell’ascolto, alla luce della Parola di Dio”, innesco imprescindibile del costruttivo confronto in piccoli nuclei, vero cuore della mattinata.

Quale futuro per le comunità?

Al rientro in chiesa, dopo la meritata pausa caffè, spunti di futuro dalla Commissione che sta raccogliendo osservazioni e stimoli sulle prospettive pastorali, sulle quali “pesa” la possibile alternativa se “pensarsi – ricorda il vicario generale don Claudio Ferrari, seguito da Isabella e Antonio – come ultimi cristiani di un’epoca oppure, ed è questo l’auspicio, precursori di un modo nuovo di vivere il Vangelo, cogliendo ogni germoglio di vita cristiana”.

Il vescovo: “dobbiamo essere prigionieri della speranza”

L’intervento finale di don Lauro, con la colonna sonora delle campane del mezzogiorno, non ha pretese conclusive, ma punta a ravviare la speranza tra le predominanti teste bianche che occupano le bancate. “C’è un’espressione del profeta Zaccaria a cui sono legato: ‘prigionieri della speranza’. Ciò che mi impone di essere uomo di speranza è il mistero pasquale, inizio dell’esperienza credente. L’omo senza speranza non ha la fede”.

Un secondo motivo di speranza monsignor Tisi lo coglie nello stile innovativo del Cammino sinodale, che “sta cambiando anche la nostra Chiesa, perché introduce un nuovo modo di fare Chiesa, dove non ci si ritrova per ascoltare un relatore di grido ma per un’ora e mezza le persone dialogano tra loro, alla luce della Parola di Dio. Questo sta cambiando la Chiesa, con la Parola che diventa sempre più protagonista e giovani che su questo ci danno dieci a zero”, sottolinea l’Arcivescovo. ”La Parola sarà anche la modalità con cui imposterò la prossima visita pastorale, in cui le comunità saranno chiamate a visitare se stesse”, promette don Lauro che ricorda tra le note di speranza l’impegno entusiasta dell’equipe sinodale e quella per il futuro delle comunità.

“Messe solo se c’è assemblea celebrante. Prendetevi a cuore la Mensa della Provvidenza!” 

Monsignor Tisi eleva poi il tono della voce per sottolineare la necessità di ravvivare comunità cittadine ancora poco avvezze alla sinodalità pastorale. “Trento, così come Rovereto,  ha bisogno di far crescere con più coraggio la collaborazione tra parrocchie. Non si può più bastare a se stessi, nonostante all’apparenza vi sembra di avere ancora risorse. Correte il rischio mortale di tenere in piedi sistema superato, segnato ancora da troppe Messe dove non si pone attenzione alla qualità delle celebrazioni. Togliete – sprona don Lauro – ciò che non ha la caratteristica di assemblea celebrante, perché solo così si è davvero Chiesa”. Quindi un nuovo richiamo al porre al centro la Parola di Dio, così come i poveri: “Avete una mensa della Provvidenza, prendetevene carico come parrocchie cittadine. I poveri ci salveranno: sogno una carità creativa anche fuori dai circuiti normali. Dobbiamo dare vita a un Vangelo di relazioni perché l’unica testimonianza vera, soprattutto per i giovani, è la comunità. Al contrario, l‘unico vero pericolo è non sperare!”