A Terzolas la Messa nell’anniversario della nascita del venerabile fra Emanuele Stablum. Vescovo Lauro: “Santità è rivestirsi dei pensieri e del modo di vivere di Gesù Cristo”

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Nel giorno anniversario della nascita, la comunità di Terzolas si è riunita mercoledì 10 giugno per ricordare con una s. Messa presieduta dall’arcivescovo Lauro il compaesano Fratel Emanuele Stablum (10 giugno 1895 – 16 marzo 1950) , da poco proclamato venerabile con il riconoscimento delle virtù eroiche.

Alla presenza di padre Michele Perniola, superiore generale dei Figli dell’Immacola Concezione, la famiglia religiosa a cui apparteneva fra Emanuele, il parroco don Renato Pellegrini ha introdotto la celebrazione: “Fratel Emanuele è il segno che Dio è sempre presente in mezzo al suo popolo e agisce suscitando testimoni fedeli del suo Vangelo. E’ un invito a tutte le comunità cristiane ad essere attente alla sua opera di Padre, a cogliere la sua azione che si manifesta in coloro che sanno vivere lo spirito delle beatitudini”.

Nell’omelia don Lauro ha riletto la testimonianza di Stablum alla luce di uno dei principi dell’Evangelii Gaudium: “La realtà viene prima delle idee”. “Egli – commenta don Lauro – accetta di studiare medicina per adeguarsi alla realtà e intraprende un percorso che lo porterà ad essere professionista eccezionale dal punto di vista medico e al contempo un testimone meraviglio del Vangelo nella cura del malato”. “In tal senso – precisa l’Arcivescovo egli è una provocazione per quest’ora della Storia in cui le idee diventano ideologie e prendono il posto della realtà. Vale per la politica ma anche per l’azione ecclesiale: in questo momento si sta portando la Chiesa a polarizzarsi in tensioni ideologiche che nulla hanno a che fare con la realtà”.

Monsignor Tisi ricorda poi l’impegno di fratel Emanuele che rischiò la vita in difesa degli ebrei, guadagnandosi il titolo Giusto tra le nazioni. “Derivava dal suo stare nella realtà alla maniera del Vangelo, con una vita in uscita, l’unica che permette di dar vita al futuro e regalare speranza”.  Quanto alla “santità” del religioso solandro prossimo alla beatificazione, Tisi precisa: “Per fra’ Emanuele la santità non è che rivestirsi dei pensieri e del modo di vivere di Gesù Cristo. La cosa meravigliosa è che Gesù non fa il bene, è il bene. E questo accade quando anche la nostra vita si china sull’altro e rifugge dall’occuparsi di se stessi”.

Infine un riferimento al legame tra fra Emanuele e la sua comunità d’origjne, Terzolas, davanti alla sindaca Luciana Pedergnana. “Stasera e è bello che la Chiesa trentina e in particolare questa comunità esulti perché è stata in grado di instillare in fra’ Emanuele quei tratti di Vangelo che lui ha fatto maturare. E qui vediamo l’inno all’incarnazione: Cristo si è rivelato in una storia, in un’ambiente, in un popolo. Anche la santità dei cristiani si rivela nella concretezza di una comunità. E le comunità – ha concluso l’Arcivescovo – se vogliono possono generare altri fra’ Emanuele che raccontano che c’è un’alternativa alla cattiveria: una vita spesa per gli altri”.

Nella foto: l’Arcivescovo con la sindaca di Terzolas Luciana Pedergnana e il Superiore Generale della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione p. Michele Perniola. Tra loro un’immagine del venerabile fratel Emanuele Stablum

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