Sanzeno Martiri 6set26

Sanzeno celebra i Martiri d’Anaunia. L’Arcivescovo: “Costruire comunità che riconciliano e includono”

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Sanzeno ha rinnovato domenica 6 settembre la tradizionale festa per il ritorno delle reliquie dei santi Martiri d’Anaunia Sisinio, Martirio e Alessandro, appuntamento che ogni anno, nella prima domenica di settembre, richiama alla memoria le radici della Chiesa trentina e in particolare il ritorno a Sanzeno, nel 1927, di alcune reliquie dei tre Martiri, custodite per oltre quindici secoli nella basilica di San Simpliciano a Milano.

La celebrazione si è aperta con la processione dalla chiesa di Santa Maria, nel centro di Sanzeno, fino alla basilica dei Santi Martiri. Il prezioso reliquiario dei tre evangelizzatori dell’Anaunia è stato portato, secondo tradizione, da quattro rappresentanti del Corpo dei Vigili del fuoco volontari di Sanzeno.

In basilica la Messa solenne presieduta dall’arcivescovo Lauro Tisi, concelebrata dal priore padre Bortolino Maistrello e dai preti delle Valli del Noce con l’animazione delle corali delle Valli di Non e di Sole.

L’omelia di don Lauro

Al centro dell’omelia dell’Arcivescovo il Vangelo: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. Un’espressione dalla quale don Lauro ha preso spunto per riflettere sul valore della comunità in una società sempre più segnata dall’individualismo.

Uno dei grandi problemi che attanagliano l’uomo contemporaneo è che si pensa da solo, senza i ‘noi’ della comunità”, ha osservato l’Arcivescovo, precisando però che non basta semplicemente radunarsi per costruire una comunità autentica.

Da qui anche un forte riferimento alla storia e all’attualità. Don Lauro ha ricordato come stiano tornando “echi di una stagione che pensavamo finita, che era il fascismo”, quando si convocavano masse “per lanciare inni di guerra”, manipolate dalla propaganda, con conseguenze drammatiche per l’Europa. Ben diverso, ha sottolineato, è il “noi” che nasce dal Vangelo: “Quando siamo convocati nel nome di Gesù, lì si respira una qualità di vita, una qualità di umano”, un “noi” che non umilia ma dà spessore all’umano.

“Dobbiamo imparare a rispondere di noi”

Il primo tratto di questa comunità evangelica è, secondo l’Arcivescovo, la responsabilità personale. “Quanto abbiamo bisogno di imparare a rispondere di noi in quest’ora della storia, dove la colpa è sempre di qualcun altro e il capro espiatorio è all’ordine del giorno”. Per don Lauro, “l’uomo grande risponde in prima persona”, senza cercare continuamente qualcuno su cui scaricare responsabilità e colpe.

“Puntare a ricomporre e riconciliare”

Un secondo tratto è la capacità di riconciliare. Il Vangelo propone un cammino graduale che ha un obiettivo preciso: ricomporre le fratture. “Che lezione per un’ora della storia dove normalmente va in onda l’attitudine a dividere, a polarizzare: ‘o con me o contro di me’”, ha evidenziato l’Arcivescovo. Il “noi” evangelico, al contrario, “non divide, ma punta a ricomporre, a riconciliare, a includere”.

E ancora, il richiamo alla figura biblica della sentinella, capace di scrutare l’orizzonte senza restare schiacciata sul presente. Un’immagine applicata da don Lauro anche alla responsabilità verso l’ambiente: “Noi consumiamo il presente senza preoccuparci del futuro. Vedi la questione ecologica: distruggiamo tutto e chi vivrà vedrà”.

“Vogliate bene alla Chiesa”

Da Sanzeno è arrivato infine un invito esplicito alla comunità cristiana: “Vogliate bene alla Chiesa”, intesa come popolo di uomini e donne capaci di rispondere in prima persona, di vivere il “debito dell’amore vicendevole”, di guardare al futuro e di includere anziché dividere.

Questa è la Chiesa che Gesù ha sognato, questa è la Chiesa che noi dobbiamo amare”, ha concluso l’Arcivescovo, riconoscendo che non sempre la comunità cristiana riesce ad essere fedele a questo modello, ma ricordando che “si può sempre ripartire”.

L’ultima invocazione – anche nella preghiera finale davanti all’urna con le reliquie – è stata affidata proprio a Sisinio, Martirio e Alessandro, coloro che per primi piantarono il Vangelo nelle terre anauniesi: “Venite in aiuto, Martiri santi, aiutateci a segnare la Chiesa di Gesù e fate che le nostre comunità tornino ad essere profezia di speranza, annuncio di un Dio che quando lo segui ti dà vita, gioia e pace”.