Cinque giorni di silenzio, preghiera e ascolto hanno scandito l’esperienza degli esercizi spirituali vissuti dai Vescovi della Conferenza Episcopale Triveneto dal 2 al 6 marzo 2026 a Torreglia (Padova), presso Villa Immacolata, casa diocesana di spiritualità della Diocesi di Padova.
A guidare la meditazione è stato don Davide Caldirola, sacerdote della Diocesi di Milano e parroco nella periferia sud della città, autore di numerosi testi di meditazione biblica. Il predicatore ha accompagnato i Vescovi in una lettura orante di alcuni salmi, soffermandosi in particolare sul tema della preghiera e sul suo posto nella vita quotidiana del presbitero e del vescovo.
Gli esercizi si sono conclusi con la celebrazione eucaristica presieduta da mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, arcivescovo e attualmente amministratore apostolico della diocesi di Gorizia, recentemente nominato da Papa Leone XIV Segretario del Dicastero Vaticano per il Clero. Nell’occasione i confratelli Vescovi hanno espresso a mons. Redaelli un particolare saluto e ringraziamento per il servizio svolto dal 2012 nella Conferenza Episcopale Triveneto, assicurando sostegno fraterno e preghiera per il nuovo ministero affidatogli.
Incontro con i direttori delle carceri del Triveneto
Nel pomeriggio di venerdì 6 marzo, sempre presso Villa Immacolata, i Vescovi del Triveneto si sono riuniti per una breve sessione della Conferenza Episcopale Triveneto e hanno poi incontrato i direttori dei 18 istituti carcerari del Triveneto, compresa la realtà minorile.
All’incontro hanno partecipato i quindici Vescovi della CET insieme a una rappresentanza dei cappellani delle carceri. La delegazione dell’amministrazione penitenziaria era guidata dalla dott.ssa Rosella Santoro, Provveditore regionale per Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige.
L’iniziativa, promossa dai Vescovi e preparata dal gruppo triveneto dei cappellani, è stata pensata come un momento di conoscenza reciproca, ascolto e dialogo per avviare una collaborazione stabile tra Chiesa e istituzioni penitenziarie, con l’obiettivo di offrire alle persone detenute percorsi di rieducazione e reinserimento nel tessuto sociale.
L’impegno della Chiesa nel mondo del carcere
Aprendo l’incontro, il presidente della CET e patriarca di Venezia mons. Francesco Moraglia ha sottolineato l’importanza dell’attenzione al mondo carcerario:
“Ci sta a cuore la realtà del carcere come Vescovi – ha detto – certamente come opera di carità, ma anche come cittadini. Le carceri sono una parte importante della città e della nostra società. La figura del cappellano, insieme alla cappellania, è una risorsa preziosa che può arrivare dove altri non riescono. Dobbiamo costruire una cultura dell’accoglienza verso chi ha sbagliato e accompagnarlo nel suo cammino”.
Nel corso dell’incontro è stata presentata la realtà delle cappellanie carcerarie del Triveneto, che operano nei 18 istituti penitenziari della regione. Attualmente vi lavorano 18 sacerdoti cappellani con nomina ufficiale, affiancati da 25 sacerdoti collaboratori, 25 religiose, 11 diaconi e oltre 200 volontari laici.
Le attività delle cappellanie comprendono la dimensione liturgico-pastorale (celebrazione della Messa, catechesi, preparazione ai sacramenti, percorsi biblici e colloqui spirituali), l’ascolto e l’accompagnamento personale dei detenuti, il dialogo interculturale e interreligioso e diverse iniziative di sostegno concreto, tra cui i rapporti con le famiglie e i percorsi di reinserimento sociale.
Reinserimento sociale e collaborazione con il territorio
Come ricordato da mons. Carlo Maria Redaelli, vescovo delegato per questo ambito, la presenza della Chiesa nel carcere si radica nel Vangelo e trova un riferimento anche nell’articolo 27 della Costituzione italiana, che afferma la finalità rieducativa della pena.
Nel Triveneto i detenuti sono circa 3.500, di cui circa 2.000 con condanna definitiva. Tra questi, diverse centinaia potrebbero accedere a misure alternative alla detenzione. Un accompagnamento adeguato nel reinserimento sociale può contribuire sia a ridurre il sovraffollamento carcerario sia ad abbassare il rischio di recidiva.
Per questo motivo le diocesi sono chiamate a operare non solo all’interno degli istituti penitenziari, ma anche nel territorio, coinvolgendo parrocchie, associazioni e realtà imprenditoriali per offrire opportunità concrete di accoglienza e lavoro a chi conclude il proprio percorso detentivo.
La situazione delle carceri nel Triveneto
Nel suo intervento la dott.ssa Rosella Santoro ha espresso apprezzamento per l’iniziativa, definendola un’esperienza unica di confronto tra Vescovi e dirigenza penitenziaria.
Attualmente nelle carceri del Triveneto sono detenute oltre 4.100 persone, di cui circa il 52% stranieri, mentre il personale di Polizia penitenziaria conta circa 2.300 agenti, con una situazione di carenza di organico. Tra le criticità emergono anche l’aumento dei detenuti con disagio psichico e la necessità di ampliare le opportunità lavorative interne.
“Crediamo – ha affermato – che la persona non coincida con il suo reato. La sfida è offrire una seconda possibilità, perché ciascuno possa ritrovare uno spazio nella società”.
Un dialogo per il bene comune
Anche i direttori degli istituti penitenziari hanno espresso gratitudine per il servizio svolto dalla Chiesa. Alberto Quagliotto, direttore della Casa circondariale di Treviso, ha sottolineato come nelle carceri emerga spesso una povertà non solo materiale ma anche morale e culturale.
L’incontro si è concluso con un ampio e partecipato dialogo tra Vescovi e direttori degli istituti penitenziari, che ha permesso di condividere esperienze e prospettive comuni.
Il cammino avviato intende favorire una collaborazione sempre più stretta tra Chiesa e istituzioni penitenziarie, nella convinzione che un impegno condiviso possa contribuire al bene delle persone detenute e dell’intera società.




