In occasione della 34ª Giornata Mondiale del Malato, mercoledì 11 febbraio, l’arcivescovo di Trento Lauro Tisi ha visitato l’ospedale Ospedale Santa Maria del Carmine di Rovereto e l’ospedale Santa Chiara di Trento.
Nel pomeriggio il vescovo ha incontrato degenti e personale sanitario, presiedendo la Santa Messa con il sacramento dell’Unzione degli Infermi.
A Trento ha visitato i reparti di Emodialisi e di Oncologia/Radioterapia, accompagnato dal dott. Damiano Berti e dalla dott.ssa Carla Fogato, in rappresentanza della Direzione dell’Azienda sanitaria, insieme ad alcuni rappresentanti del personale medico e infermieristico. Presenti anche i membri della Cappellania ospedaliera: don Franco Torresani, don Josko Mihelcic e Silvia Iseppi. Il coro ospedaliero Santa Chiara ha animato la celebrazione.
“Rallegratevi”: la gioia che nasce dal prendersi cura
Nel suo saluto introduttivo e nell’omelia, l’Arcivescovo ha invitato a guardare la malattia non come realtà astratta, ma come esperienza concreta fatta di volti, nomi e storie personali. “Qui – ha sottolineato – ogni giorno va in onda il Regno di Dio”, riferendosi ai gesti quotidiani di umanità, prossimità e tenerezza del personale medico e infermieristico.
Commentando le parole del profeta Isaia (“Rallegratevi”), Tisi ha parlato di una “gioia gentile”, diversa dall’euforia superficiale: una gioia che nasce dall’essere amati e dall’essere presi in carico. Una gioia che, anche dentro il dolore, può fiorire grazie alla cura ricevuta.
A tal proposito, don Lauro ha raccontato l’esperienza di una malata oncologica che, negli ultimi giorni della sua vita, aveva confidato di aver sperimentato in ospedale, per la prima volta, la gioia di sentirsi amata. Un segno concreto di come la vera gioia non dipenda dalle circostanze, ma dalla certezza di essere nel cuore di qualcuno.
Il Regno di Dio nella fragilità
Richiamando il Vangelo, monsignor Tisi ha riflettuto sull’espressione “Non hanno vino”, evidenziando come esistano momenti in cui nemmeno la vicinanza umana sembra bastare. “È allora che diventa consolante – ha detto – scoprire il volto di un Dio che conosce il dolore, che piange, che perdona”. “Il Dio della Pasqua – ha concluso facendo eco al titolo della Giornata “La compassione del Samaritano: amare portando il dolore dell’altro“ – è Colui che vince non con l’odio ma con l’amore e il perdono. Una presenza che continua a generare uomini e donne capaci di cura e di misericordia”.
Il ringraziamento del personale sanitario
A nome del personale sanitario, la dott.ssa Carla Fogato ha ringraziato l’Arcivescovo per la visita e per le parole di conforto, sottolineando quanto siano preziose per pazienti, familiari e operatori in quella che viene definita “casa della sofferenza”.
Nel saluto finale, mons. Tisi ha ribadito la sua gratitudine agli operatori sanitari: “Quello che dico non è per fare complimenti di corcostanza, è ciò che vedo”. Ha ricordato inoltre le numerose visite agli malati nelle parrocchie – in particolare durante la Visita pastorale (“alla fine di giugno arriverò a mille ammalati incontrati”) -, definendo l’esperienza della fragilità un’”occasione per riconciliarsi con la vita e non perdere la speranza”.
Un pensiero particolare è stato rivolto anche ai familiari, definiti da Tisi “vero welfare della nostra nazione”, e alle Forze dell’Ordine impegnate nel servizio quotidiano in ospedale.
“La prima benedizione di Dio siete voi”, ha concluso don Lauro.
Foto: Ghisu – Realis




