Nel silenzio intenso del Venerdì Santo, nella cattedrale di San Vigilio gremita di fedeli l’arcivescovo di Trento Lauro Tisi ha presieduto nel pomeriggio la celebrazione della Passione del Signore, con il rito dell’adorazione della Croce. Alle ore 20.30 l’Arcivescovo guida la Via Crucis nella Basilica di Santa Maria Maggiore.
“Che cos’è la verità?”
Nell’omelia, monsignor Tisi ha posto al centro la domanda di Pilato: “che cos’è la verità?”, denunciando con forza il clima culturale del nostro tempo, nel quale — ha osservato — “chi pone la domanda sulla verità è percepito come un retrò, come un uomo del passato. Di più: chi pone la domanda sulla verità è percepito come pericoloso”.
L’Arcivescovo ha messo in guardia dal rischio di una società che rinuncia alla ricerca della verità: “strana cosa questa non attitudine a cercare la verità. Strano atteggiamento questo che liquida la ricerca della verità come un’operazione inutile o addirittura pericolosa”. Una rinuncia che porta — ha aggiunto — a una deriva individualistica: “alla fine ognuno è verità a sé stesso, la verità coincide con me stesso, coi miei pensieri, il mio sentire, il mio operare”.
Vittime di un disegno strategico
Secondo monsignor Tisi non si tratta di un processo casuale: “C’è un disegno strategico – lamenta don Lauro – che ci ha portati a questo, a non parlare più della possibilità di accedere alla verità. Un disegno strategico che affonda le sue origini in quel sistema finanziario alimentato dal denaro che vende le sue verità”.
Da qui una denuncia esplicita delle narrazioni dominanti del nostro tempo: “Chiniamo il capo alle tragiche verità di quest’ora: la bomba produce la pace, la guerra risolve i problemi. Il denaro è decisivo per la vita. Vincere e sopraffare gli altri: questa è l’unica via che ci resta”.
Parole forti con cui l’Arcivescovo ha richiamato il rischio di assuefazione alla violenza: “abbiamo rifiutato tutte le verità per poi imbarbarirci e fidarci di queste verità da quattro soldi che non sono verità, che sono falsità”. Fino a lasciare spazio dentro di noi — ha proseguito — “alla tragica falsità della violenza e della guerra come arte del vivere umano”.
Riprendendo la figura di Pilato, monsignor Tisi ha sottolineato il dramma dell’uomo che ha davanti la verità senza riconoscerla: “Pilato ha davanti il vero, ha davanti Gesù Cristo, e quel vero gli mette paura”. Da qui l’invocazione alla comunità: “Signore, vieni questa sera in mezzo a noi e manda in tilt anche noi. Fa riaffiorare in noi il grido: che cos’è la verità?”.
Croce, via della vita
L’Arcivescovo ha indicato nella Croce la via della vita: “L’unica via per approdare alla vita è fare come te, rinunciare a salvare se stessi e vivere in esodo da noi, per gli altri e con gli altri”. E ancora: “nel dono di noi, nella gratuità, nel vivere fuori di noi, nell’abbassarsi, nel servire, abita la vita, abita la gioia”.
Infine l’invito a riscoprire la fraternità come orizzonte concreto della fede: “Vivendo fuori di noi, nella verità di una vita condotta nel dono, noi passiamo dalla morte alla vita e scopriamo la bellezza di essere fratelli e sorelle”.
Don Lauro, dieci anni da vescovo: il grazie della comunità diocesana
Questo 3 aprile coincide anche con il decimo anniversario dell’ordinazione episcopale dell’arcivescovo Lauro Tisi e dell’inizio del suo ministero alla guida della Chiesa trentina: a lui si stringe con gratitudine la comunità diocesana, accompagnandolo nella preghiera per il suo servizio appassionato e fedele.
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