Le ceneri in casa e il ricordo dei morti (26 maggio 2019)

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Gentile Direttore, un mio parente recentemente deceduto aveva chiesto la cremazione del suo corpo al momento della morte e la dispersione delle ceneri al vento o in mare. So che la Chiesa negli ultimi decenni ha permesso questa pratica pur raccomandando vivamente la pia consuetudine di seppellire i corpi sull’esempio di Gesù che fu inumato. Personalmente penso che in una società che tende a nascondere la morte, i cimiteri ci ricordano i nostri limiti e la nostra precarietà di persone umane e le tombe che conservano i resti mortali sono uno strumento visibile per rafforzare il legame affettivo con coloro, parenti e amici che ci hanno preceduto. Desidererei sapere se la dispersione delle ceneri o la conservazione delle stesse in casa sono permesse, sia dalle autorità civili che religiose. Ringrazio e saluto cordialmente.

Fabio Mendler

 

Rispondo alla sua cortese lettera in merito alla cremazione e alla dispersione delle ceneri. Già dal 1963 la Chiesa Cattolica accetta e non vieta la modalità sempre più diffusa e civilmente possibile, anche dalle nostre parti, della cremazione del corpo di un defunto. Quest’uso è ormai previsto anche dal Rito delle Esequie (2011) della Conferenza Episcopale italiana con delle indicazioni e delle preghiere apposite. In quel testo si dice esplicitamente: “La Chiesa raccomanda vivamente che si conservi la pia consuetudine di seppellire i corpi dei defunti. La Chiesa permette la cremazione se tale scelta non mette in dubbio la fede nella risurrezione” (n. 167). Come lei ricorda opportunamente la Chiesa ci invita a seppellire i morti (è anche un’opera di misericordia) come è avvenuto per Gesù, per gli apostoli e per i cristiani in genere.
Per quanto concerne la dispersione delle ceneri di un defunto non conosco la legislazione civile. Mi verrebbe da dire come troviamo scritto per altre cose: “Non disperdere nell’ambiente!”. I nostri Vescovi in quel rituale aggiungono: “La prassi di spargere le ceneri in natura, oppure di conservarle in luoghi diversi dal cimitero, come, ad esempio, nelle abitazioni private, solleva non poche domande e perplessità. La Chiesa ha molti motivi per essere contraria a simili scelte, che possono sottintendere concezioni panteistiche o naturalistiche. Soprattutto nel caso di spargimento delle ceneri o di sepolture anonime si impedisce la possibilità di esprimere con riferimento a un luogo preciso il dolore personale e comunitario. Inoltre si rende più difficile il ricordo dei morti, estinguendolo anzitempo.
Per le generazioni successive la vita di coloro che le hanno precedute scompare senza lasciare tracce” (n. 165). Nel breve documento della Congregazione per la Dottrina della Fede, approvato da Papa Francesco, dal titolo “Ad resurgendum cum Christo” (Per risuscitare con Cristo) del 15 agosto 2016 ci si esprime ancora più esplicitamente con queste parole (n. 5- 7): “La conservazione delle ceneri in un luogo sacro può contribuire a ridurre il rischio di sottrarre i defunti alla preghiera e al ricordo dei parenti e della comunità cristiana. In tal modo, inoltre, si evita la possibilità di dimenticanze e mancanze di rispetto, che possono avvenire soprattutto una volta passata la prima generazione, nonché pratiche sconvenienti o superstiziose. Per i motivi sopra elencati, la conservazione delle ceneri nell’abitazione domestica non è consentita… Per evitare ogni tipo di equivoco panteista, naturalista o nichilista, non sia permessa la dispersione delle ceneri nell’aria, in terra o in acqua o in altro modo oppure la conversione delle ceneri cremate in ricordi commemorativi, in pezzi di gioielleria o in altri oggetti, tenendo presente che per tali modi di procedere non possono essere addotte le ragioni igieniche, sociali o economiche che possono motivare la scelta della cremazione”.
La ringrazio, quindi, della sua domanda che ci consente ancora una volta di dire una parola su una grande verità della nostra fede, un fatto che oggi è spesso dimenticato se non irriso, quello della risurrezione di Cristo e della nostra. Come dice il documento del 2016 (n. 3): «Seppellendo i corpi dei fedeli defunti, la Chiesa conferma la fede nella risurrezione della carne, e intende mettere in rilievo l’alta dignità del corpo umano come parte integrante della persona della quale il corpo condivide la storia. Non può permettere, quindi, atteggiamenti e riti che coinvolgono concezioni errate della morte, ritenuta sia come l’annullamento definitivo della persona, sia come il momento della sua fusione con la madre natura o con l’universo, sia come una tappa nel processo della re–incarnazione, sia come la liberazione definitiva della “prigione” del corpo. Inoltre, la sepoltura nei cimiteri o in altri luoghi sacri risponde adeguatamente alla pietà e al rispetto dovuti ai corpi dei fedeli defunti, che mediante il Battesimo sono diventati tempio dello Spirito Santo e dei quali, “come di strumenti e di vasi, si è santamente servito lo Spirito per compiere tante opere buone”. Infine, la sepoltura dei corpi dei fedeli defunti nei cimiteri o in altri luoghi sacri favorisce il ricordo e la preghiera per i defunti da parte dei familiari e di tutta la comunità cristiana, nonché la venerazione dei martiri e dei santi».

don Giulio Viviani