Laici e presbiteri, due anime (3 febbraio 2019)

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A volte nelle nostre comunità in crescita viene proposta una via di incontro e di coinvolgimento che tuttavia non trova accoglimento nella “parte presbiterale” che ha ancora bisogno del controllo e della gestione. Come possiamo favorire l’incontro di queste due anime?

domanda raccolta in Assemblea pastorale di Rovereto

 

La domanda è ampia e si presta a diversi percorsi. Sicuramente viene da un laico impegnato in parrocchia che non trova – lui o il gruppo di cui fa parte – ascolto o considerazione da parte del parroco (la “parte presbiterale” dice). “Comunità in crescita”, si dice all’inizio: in crescita di parrocchie con un solo parroco (Unità Pastorali), con un calo di celebrazioni festive e di cristiani partecipanti, un calo anche di iniziative pastorali probabilmente, un calo di incidenza della comunità cristiana nel tessuto sociale?
Ci troviamo a vivere dentro un “cambiamento d’epoca” fin troppo veloce ed anche il parroco lo avverte (anche sul piano numerico) pur potendo contare su altri sacerdoti collaboratori, spesso anziani, che aiutano come possono nelle liturgie eucaristiche e nelle confessioni. In questa situazione – ammettiamolo – c’è anche una insicurezza del prete rispetto al suo ruolo e alle sue mansioni che a volte diventa insofferenza. Quante altre variabili potremmo aggiungere, vissute peraltro anche dai laici impegnati, si dirà, ma in una prospettiva diversa.
La parte “presbiterale”, infatti, la avverte dal punto di vista del responsabile che sente e vive tutti gli umori e le tensioni, anche sociali e politiche, che incidono sulla comunità parrocchiale. In qualche occasione può capitare che non ce la faccia, perda le staffe, diventi rigido, non sia più capace di ascoltare.
Oltre a ciò ci sono le fragilità umane del prete che un tempo erano più facilmente accettate semplicemente perché egli era “il capo” e il capo non si discute.
Oggi non è più così, non può esser più così, lo sappiamo tutti preti e laici: si parla ormai da decenni, non solo di collaborazione dei laici, ma di corresponsabilità. Ma uno è il “dire”, altro il “fare”. C’è la via stretta del Vangelo da percorrere, sia per i preti che per i laici, la via della conversione al Vangelo. A diversi livelli nella Chiesa si sta cercando di introdurre delle riforme nelle strutture ecclesiali (parrocchie, Unità pastorali, Zone pastorali, Curia diocesana, Curia romana), ma quante resistenze, in primis da parte dei preti, ma non solo: la paura del cambiamento. In questi ultimi 15 giorni abbiamo vissuto la “Settimana di aggiornamento del clero”, partecipata complessivamente da 110 sacerdoti, che aveva per tema “Pastori, evangelizzati per evangelizzare” (vedi ultimo numero di Vita Trentina). Era un titolo impegnativo per noi preti chiamati sempre a lasciarci evangelizzare: dal Vangelo di Cristo che ascoltiamo, dalle vite concrete che incontriamo nel riconoscimento dello Spirito di Dio che sempre parla. E’ una conversione spirituale da fare, dentro di noi, per poter essere disponibili a rivedere gli organismi ecclesiali e il loro funzionamento all’interno di un vero dialogo e di uno stile di corresponsabilità.
Parliamo, impariamo a dirci le cose come le sentiamo e a confrontarci con il Vangelo. E ancora, osiamo esercitare una correzione fraterna tra noi: laici e preti. È un cammino lungo, da  percorrere stando “sotto la Parola” come ama sottolineare anche il nostro Vescovo. Un cammino sicuramente faticoso, ma che val la pena vivere.

Don Ferruccio Furlan, Vicario episcopale per il clero