In ascolto dei giovani, senza giudicare (14 aprile 2019)

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Le comunità parrocchiali sono ancora luogo di formazione per le giovani generazioni, sanno ascoltare le loro domande? In che modo gli adulti possono accompagnare i giovani oggi, valorizzando il loro contributo e aiutandoli nel discernimento?

(domanda posta nel convegno promosso dall’Azione Cattolica dopo il Sinodo dei giovani)

 

Il mio pensiero va al settembre scorso quando ho rivisto Maddalena (nome cambiato per rispetto alla privacy) e subito penso a lei per un servizio verso i più piccoli. Settembre è il tempo in cui si va alla ricerca di persone da “arruolare” nell’attività pastorale per “coprire” quei buchi che dopo le attività della stagione precedente sono ancora scoperti. Maddalena ha raccontato della sua estate e poi ha incalzato con una affermazione lapidaria prima ancora che io abbia potuto comunicare il mio pensiero: “Sai non frequento più il gruppo giovani della parrocchia X, perché non mi dava niente… le parrocchie non offrono una formazione ai giovani… ci chiedono solo attività da fare”. Ho continuato ad ascoltarla senza replicare, perché ha espresso in modo chiaro e crudo ciò di cui sono convinta da tempo. Che proposte offrono attualmente la maggior parte delle nostre parrocchie per i giovani?
Dopo la tanto “attesa” cresima c’è il grande sforzo di “tenere uniti” gli adolescenti, in modo che non ci sia la “fuga”: qualcuno, con fatica, resta. E per questi “qualcuno” il percorso si prospetta con incontri di adolescenti, dove sono coinvolti in attività, spesso di servizio. Quando arriva il percorso universitario, se questo non ti porta ad essere molto lontani come sede, viene proposta loro una responsabilità verso i più piccoli (catechisti o animatori), qualche altra attività parrocchiale (coro), qualcuno forse fa parte del Consiglio Pastorale Parrocchiale…
Le nostre parrocchie sono, per molti motivi, ancora molto standardizzate e inquadrate: orari, spazi predisposti per attività programmate, molto organizzate e forse con poca vita comunitaria. I giovani (ma anche molti adulti) hanno probabilmente bisogno di essere riconosciuti, accolti, ascoltati, da qualcuno che desidera farsi compagno di cammino più che da “personale parrocchiale”. Probabilmente hanno bisogno di uno stile più libero, più sensibile a cogliere la vita, più capace di rispondere a domande nuove anziché essere “inquadrati” in una organizzazione ben chiara e precisa. Avrebbero più bisogno di spazi e luoghi in cui incontrare un Vangelo che parla alla loro vita piuttosto che essere esecutori di progetti e programmi che sentono lontani dalla loro esperienza. Ma questo riescono a proporlo le nostre parrocchie?
Si tratta di mettersi in cammino cancellando anzitutto alcune nostre tipiche affermazioni come “si è sempre fatto così… ma dove sono i giovani? cosa fanno?…” e andare loro incontro anziché creare dei muri tra “chi è dentro e chi è fuori”; stare con loro invece che definirli in negativo; lasciare un po’ le nostre fisse programmazioni, abituarsi a vivere un po’ la disorganizzazione e l’incertezza, nella serenità che non siamo chiamati a costruire parrocchie super efficienti, ma accompagnare persone all’incontro con Cristo vivo che desidera amare e salvare ognuno.
Concludo con l’espressione di un giovane seduto accanto a me in una riunione post-sinodo giovani: “I giovani se ne vanno perché non si sentono ascoltati, ma giudicati”. Un’affermazione che non lascia spazio a commenti. Il Sinodo dei giovani ha aperto due grandi strade nel rapporto con i giovani: l’ascolto e la sinodalità. Mettiamoci in movimento con entusiasmo e fiducia… senza paure!

sorella Patrizia
Fraternità Cena Domini