Ha senso pregare per i defunti? (17 febbraio 2019)

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E’ giusto pregare per chi non c’è più? Che senso ha pregare per i defunti?

(domanda proposta nel convegno catechisti e operatori liturgici)

 

Ricordo che ero ancora chierichetto e mi colpiva che quasi ogni giorno per le Messe “da morto” si leggesse una breve pagina dell’Antico Testamento dal Secondo Libro dei Maccabei (12, 43-45): «In quel tempo Giuda “l’eroe fortissimo” fatta una colletta, con tanto a testa, per circa duemila dracme d’argento, le inviò a Gerusalemme perché fosse offerto un sacrificio per il peccato, compiendo così un’azione molto buona e nobile, suggerita dal pensiero della risurrezione. Perché, se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti. Ma se egli pensava alla magnifica ricompensa riservata a coloro che si addormentano nella morte con sentimenti di pietà, la sua considerazione era santa e devota. Perciò egli fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato».
Dalla stessa parola di Dio ricaviamo quindi l’idea e la prassi che non è “superfluo e vano pregare per i morti”. Inoltre ogni cultura e religione ha i suoi modi per “ricordare” i morti, per rimanere in comunione con loro e per affidarli a Dio. Il cuore umano non vuol perdere per sempre i propri cari e quindi prega per loro e spesso anche con loro perché abbiano pace e serenità. Per un cristiano questo si sostanzia anche nell’espressione della propria fede nella risurrezione dai morti, in una vita eterna oltre la vita terrena, in un Dio che non è Dio dei morti ma dei viventi. A quel Dio ognuno affida i propri cari defunti nella preghiera personale e famigliare, ogni giorno nella Messa e nel Rito comunitario delle Esequie.
Quindi non solo è giusto ma è doveroso pregare per i morti e i nostri cimiteri, non solo il 1° novembre, ma sempre sono il luogo della memoria e della preghiera. Purtroppo molti oggi non comprendono questo fatto e “nascondono” i loro morti con spargimento di ceneri, con tumulazioni nascoste, con il tenersi a casa l’urna, impedendo la preghiera degli altri e della comunità su quella tomba che ne conserva la memoria e richiama a pregare con riconoscenza o con richiesta di perdono. Una delle opere di misericordia spirituale evidenzia il dovere di “Pregare Dio per i vivi e per i morti”. Anche la preghiera è una vera e concreta opera di carità. Oltre a deporre un fiore o un lume, per chi è ormai morto, non ci resta altro da fare che pregare per lui, particolarmente per chi ne ha bisogno, per essere purificato dal male. La nostra preghiera serve ai defunti? Ormai sono fuori dal tempo! Ma anche Dio è fuori dal tempo! Preghiamo quindi per coloro che vivono nella dimensione del Purgatorio che è tempo e spazio di purificazione da ogni male, da ogni peccato, da ogni traccia di umana fragilità.
La giaculatoria della Madonna di Fatima ci invita chiedere a Dio che “porti in Cielo tutte le anime, soprattutto le più bisognose della sua misericordia”. Ricordo ancora il racconto di Mons. Lorenzo Dalponte: «Qualche anno fa mi recai in ospedale a trovare un anziano contadino amico di famiglia, ormai morente. Con la confidenza che ci accomunava da tempo, gli chiesi se aveva paura della morte e come vivesse quegli ultimi momenti prima di morire. Mi rispose di sì, che aveva un po’ di timore; poi fece un’affermazione che mi sorprese: Mi consola l’idea del funerale. Gli ribattei che certamente avrebbe avuto un funerale. E lui di rimando: Se penso al funerale cristiano la morte non mi spaventa! Ma, risposi, non vorrai mica che ti seppelliscano come una bestia. Oh, no; – aggiunse – ma quando vado ai funerali, vedendo tanta gente che prega per il morto, penso: vuoi che il Padre eterno non ascolti tutte quelle persone, i loro canti e le loro preghiere! Quanta fede, quale speranza e che consapevolezza del valore della carità e solidarietà fraterna in quel semplice uomo». Come non pensare alla promessa di Gesù: “In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt18, 19-20). Ecco che cosa facciamo per i nostri defunti nelle Messe e sui cimiteri: preghiamo insieme per loro. Preghiamo per i più piccoli e poveri, per i dimenticati e i bisognosi della misericordia di Dio. Lo facciamo nella consapevolezza di quella che è la volontà del Padre: che nessuno vada perduto e che Gesù “lo risusciti nell’ultimo giorno” (Gv6,40).
Ma, potrebbe dire qualcuno, se quello è già in Paradiso, è già in Dio, la mia preghiera va persa, è sprecata! No! Mi ricordo ancora che ci insegnavano che la preghiera è come l’acqua nei vasi comunicanti; se uno si riempie l’acqua passa naturalmente a riempirne un altro. Così se il mio congiunto, se quella persona non ha più bisogno di una mia preghiera, ecco che quella preghiera come l’acqua “va in un altro vaso”, cioè diventa benefica per un’altra persona, perché Dio non lascia perdere nulla. Si instaura così una forma di comunione tra noi e i morti come diceva una vecchia e tradizionale preghiera che sentivo da bambino: “Anime sante, anime purganti (oggi il Catechismo ci invita a dire: purificanti!), pregate Dio per noi, che noi pregheremo per voi acciocché Iddio ci doni la gioia del santo Paradiso!”. Amen.

don Giulio Viviani