Domenica 5 aprile – “Nel buio di tutta la terra, due mani inchiodate” – don Giuseppe Da Pra

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In questi giorni stiamo vivendo un’interminabile Via Crucis: sommersi da tanto dolore, emerge un grido. È il grido di Gesù di Nazareth: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Quella voce che spesso abbiamo fatto fatica a riconoscere perché sordi, ora è inconfondibile. È la voce di ogni ammalato, la voce di chi sta perdendo la speranza, di quel papà che sta perdendo il lavoro; è la voce di quell’operatore sanitario che ci avvicina dopo tante ore di impegno. È la voce di coloro a cui il nostro egoismo, tante volte l’ha tolta.
Nel buio di tutta la terra vediamo quelle braccia inchiodate sulla croce. Sono quelle di Gesù, quei chiodi che oggi hanno tutto l’aspetto di un virus che ci ha tolto la capacità di abbracciarci, di darci la mano, di gustare ed apprezzare gesti di tenerezza e affetto. Pensiamo alle mani di chi ci ha Salvato, mani che hanno donato la vita, il perdono, che hanno accarezzato volti, che hanno lavato piedi sporchi e che, per paura, tante volta abbiamo respinto.
Ma, proprio nel buio di quest’ora, quella voce e quelle mani ci raccontano una storia d’amore e ci fanno comprendere la bellezza della vita, la tenerezza dei gesti, l’energia e la potenza di una lacrima e la forza del perdono. Quelle mani e quella voce ora ci appartengono.
Venerdì 27 marzo, al termine della preghiera con papa Francesco, durante la benedizione Eucaristica, le campane hanno mescolato il loro suono con quello delle sirene della Protezione Civile. In mezzo al dolore già si vedono i segni della risurrezione. Mentre ascoltiamo il racconto d’amore della passione di Dio e degli uomini, cerchiamo di ritrovare, dopo averla tante volte smarrita, la nostra vera umanità.