accolito_6 gennaio 2026

A Lavis il ministero dell’accolitato a Guido Marcon: «La speranza è Gesù Cristo»

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“La speranza non è il pensare positivo: la speranza è Gesù Cristo”. Sono le parole con cui l’arcivescovo di Trento Lauro Tisi ha aperto a Lavis, nel pomeriggio dell’Epifania, l’omelia della Messa durante la quale Guido Marcon, originario della parrocchia lavisana e in cammino verso il diaconato permanente, ha ricevuto il ministero dell’accolitato.

Durante la celebrazione – concelebrata dal parroco don Lamberto Agostini e altri preti e alla presenza di molti diaconi permanenti della Diocesi – il significato dell’Epifania si è intrecciato con quello del ministero ora affidato al futuro diacono, consentendo a monsignor Tisi una riflessione sulla speranza, sulla vita comunitaria e sul servizio.

«La speranza non è un’idea, è una persona»

Riprendendo un richiamo più volte proposto da papa Leone in questi giorni e da lui stesso rilanciato al mattino dell’Epifania in cattedrale, l’Arcivescovo ha sottolineato come la conclusione dell’anno giubilare non coincida con una chiusura della speranza: “La speranza – ha spiegato – non è il pensare positivo, ma è Gesù Cristo. È il volto di Dio che si è rivelato affidabile e Dio per tutti i popoli”.

Un Dio il cui cuore, ha ricordato citando Papa Benedetto XVI, e con lui Sant’Agostino, “è inquieto finché non porta a casa l’uomo”. Da qui l’invito rivolto direttamente a Guido Marcon: “Non avere paura, lasciati plasmare dall’unico che è amore e carità. L’amore di Dio è rigenerativo, tappa le falle e crea il luogo in cui abitare”.

Il cammino non è mai solitario

accolito_6gen26_1Commentando il Vangelo dei Magi, mons. Tisi ha insistito su una seconda dimensione decisiva per il ministero: la comunità. I Magi, ha osservato, “camminano in carovana, non da soli”, e proprio per questo riescono a rimediare agli errori e a ritrovare la stella.

«Il tuo ministero – ha detto a Guido – è per la comunità, nasce nella comunità e ha la comunità come suo habitat. Camminare da soli è pericoloso; è la comunità che ci rivela per quello che siamo e che, anche ferendoci, ci mantiene nella verità e ci cura”.

Servire è regale

Nel gesto simbolico dei doni dei Magi – oro, incenso e mirra – l’Arcivescovo ha indicato le coordinate spirituali dell’accolitato: la regalità del servizio, il volto misericordioso di Dio e la disponibilità a metterci del proprio.

“Servire è regale, amare è regale”, ha affermato, consegnando come immagini guida “la grotta di Betlemme e i piedi sporchi del Cenacolo”. Il divino, ha aggiunto, non è potenza o violenza, ma misericordia: “includere, perdonare, offrire sempre una possibilità in più”.

Mons. Tisi ha infine incoraggiato Guido Marcon a offrire al Signore il proprio desiderio di essere dono per la Chiesa: “Credere è desiderare, non vedere. Offri a Dio i tuoi desideri e lascia che lui ti plasmi come suo servo e segno di fraternità”.