Domenica 22 febbraio, nel pomeriggio, la Chiesa della Natività di Maria a Canale di Pergine ha accolto l’incontro “Sulla Tua Parola”, alla presenza dell’arcivescovo Lauro Tisi e inserito nella Visita pastorale nella Zona Valsugana-Primiero.
Al centro della meditazione il Vangelo delle tentazioni di Gesù nel deserto (Mt 4,1-11), affrontato a partire dalle riflessioni del gruppo interparrocchiale delle comunità di Canale, Ischia, Santa Caterina e San Vito che da anni si ritrova attorno alla Parola.
Una domanda che attraversa la vita quotidiana
L’incontro è partito da un interrogativo essenziale proposto dai fedeli: “Che tipo di uomo o donna voglio essere nella quotidianità?”. Da qui è emersa la consapevolezza che la Quaresima non rappresenta un tempo straordinario separato dalla vita, ma “un cammino nella quotidianità ordinaria che dura tutta la vita“. Una delle immagini più efficaci è quella con cui il gruppo locale di “Sulla Tua Parola” ha paragonato la Quaresima a un percorso di educazione alimentare: “È come andare dal nutrizionista: impari uno stile di vita che non finisce con la dieta, ma continua per sempre“.
Le tentazioni di oggi: potere, denaro e solitudine
Nel confronto è emerso come la tentazione attraversi il nostro tempo: “Il nemico lo vediamo nel culto del potere, del denaro e della sopraffazione“. Gesù racconta la sua esperienza nel deserto per ricordare che “il male c’è e ci tenta“, anche se oggi se ne parla meno. È stato sottolineato che l’oggetto della tentazione non è negativo in sé: “Non sono cattivi il pane o il potere: è il significato che diamo loro a renderli occasione di unione o divisione.” Spesso la prova consiste nello scegliere tra due possibilità apparentemente buone: “Serve discernimento nello Spirito per capire cosa vuole Gesù per la mia vita.”E in questo cammino non si può restare soli: “Affrontare le tentazioni da soli è faticoso: abbiamo bisogno del sostegno dei fratelli.”
Fame di pane e fame di senso
La stimolante riflessione del gruppo biblico ha toccato la fame profonda che abita ogni persona: “Gesù ebbe fame e anche noi abbiamo fame: non solo di pane, ma di giustizia, perdono e gioia“. La tentazione consiste nel cercare scorciatoie: “Vogliamo soluzioni veloci che mettano subito a posto tutto“, mentre il Vangelo invita ad accogliere tempi e orizzonti più ampi. Un’immagine evocativa ha colpito i partecipanti: “La pietra è dura, il pane è morbido: il cambiamento non è immediato né semplice“.
Tisi: il deserto della vita tra paura e speranza
Nella sua meditazione, l’arcivescovo Lauro ha allargato lo sguardo descrivendo il deserto come metafora della vita personale, del mondo e della Chiesa.
“Il deserto – a detta di don Lauro – è la nostra vita“, perché in esso convivono fede e timore: “C’è l’incanto – spiega – della presenza di Dio e insieme la paura che l’esperienza credente sia un bluff“. Eppure il deserto non è vuoto: “La vita – rammenta l’Arcivescovo – è abitata dallo Spirito, non è discarica ma giardino, fioritura, oasi“. Cristo lo attraversa insieme a noi: “Nel deserto della vita il Signore si fa compagno di strada“.
Libertà, responsabilità e grandezza dell’uomo
Proprio nel deserto si manifesta la dignità dell’essere umano: “La vita è una sfida incredibile: puoi trasformarla in oasi oppure – rileva monsignor Tisi – renderla discarica“. Un Dio che impedisse all’uomo di sbagliare sarebbe un Dio povero: “Dove non c’è libertà non c’è amore“. Per questo, ha ricordato l’Arcivescovo, “Dio ti ha reso capace di costruire oasi o anti-regno“. Anche la tentazione assume allora un volto nuovo: “La tentazione è una grande chance“, perché un uomo incapace di scegliere sarebbe poverissimo.
Le risposte di Gesù: una bussola per la vita
Soffermandosi sulle risposte di Gesù, mons. Tisi ha indicato un cammino possibile. “Non di solo pane vive l’uomo” significa che il centro dell’esistenza non è il possesso ma la relazione: “Non è il pane che ci fa vivere: sono i volti, è la festa“, annota. Una provocazione, secondo don Lauro, di grande attualità: “Denaro o comunità: scegli tu!“.
La seconda risposta invita all’autenticità: “La vita non è l’immagine che costruisci, ma ciò che sei“. Non spettacolo né apparenza, ma verità: “Il vostro parlare sia sì, sì; no, no“.
Infine, l’invito ad adorare Dio apre alla relazione con l’altro: “Se godi perché l’altro è diverso da te, sei sano“, ha concluso l’Arcivescovo riepilogando il messaggio chiave dell’incontro perginese: “Vorrei chiedere al Signore che questa sera, guidati da questa Parola, noi possiamo attraversare la nostra vita sorridendo ai volti, abbandonando l’ossessione di dover raccontare qualcosa di diverso da quello che siamo e, infine, possiamo godere perché per fortuna tu sei diverso da me e da quel momento parte la vita “oasi”, la vita bella, fatta di dialogo, di incontri, di accettazione di sé”.




