ISSR Guardini, Messa d’inizio dell’anno accademico. Tisi: “Il vero potere è servire e farsi prossimi”

bookmark

Con la Messa celebrata nel pomeriggio di mercoledì 23 settembre nella chiesa del Seminario diocesano di Trento, l’Istituto superiore di Scienze religiose “Romano Guardini” ha inaugurato l’anno accademico 2026-2027, il decimo dalla nascita dell’Istituto.

Nel saluto iniziale, il direttore don Stefano Zeni ha espresso la gratitudine della comunità accademica all’arcivescovo Lauro Tisi, che ha presieduto la celebrazione. Don Zeni ha affidato il nuovo cammino a quattro verbi: pensare, discernere, scegliere e agire.

Pensare, ha spiegato, perché lo studio aiuti a maturare “una fede ragionata”, capace di rendere ragione della speranza cristiana; discernere, per leggere con sapienza le grandi questioni della vita e riconoscere nella storia i passi di Dio; scegliere, perché il discernimento richiede il coraggio della decisione; agire, affinché quanto maturato nell’Istituto possa tradursi in servizio nelle comunità e nel mondo.

È la strada indicata dallo stesso Romano Guardini: “Guardare il mondo con gli occhi della fede e, insieme, lasciare che le domande del mondo interpellino la fede”. I primi dieci anni dell’ISSR rappresentano così – a ribadito il direttore –  non soltanto un traguardo, ma soprattutto un dono e un nuovo inizio.

Nell’omelia, l’arcivescovo Tisi si è soffermato sulla parola evangelica “potere”, riletta alla luce dell’umanità di Gesù. “Il potere di Gesù Cristo è agli antipodi di quello che normalmente identifichiamo con la forza e il dominio”, ha sottolineato.

Per Cristo, ha proseguito don Lauro, potere significa “abbassarsi per servire”, farsi prossimi, ascoltare, prendersi cura e fare della gratuità la struttura della propria vita. Un potere che non schiaccia, ma guarisce; non mette al centro se stessi, ma il volto dell’altro.

Da qui l’augurio rivolto a studenti e docenti: approfondire attraverso lo studio questo modo nuovo di intendere il potere, fino a trasformarlo in uno stile concreto di vita, capace di “guarire, bonificare, fare bene e far risorgere”.

L’Arcivescovo ha quindi invitato ad andare oltre una concezione puramente biologica della vita e della morte. “Siamo passati dalla morte alla vita perché amiamo i fratelli”, ha ricordato, evidenziando come la vera vita si manifesti là dove l’amore assume la concretezza dello stile di Cristo.

Infine, monsignor Tisi ha consegnato alla comunità accademica un invito alla sobrietà nelle risposte: “Siate ricercatori e non arrivate troppo in fretta alle conclusioni, alle risposte e alle soluzioni”. Il compito autentico dello studio, ha concluso, non è chiudere ogni questione, ma alimentare una ricerca sempre nuova: “Che le vostre risposte diventino nuove domande”.