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Monsignor Tisi agli operatori sanitari di Borgo: “Siete un bene prezioso. Nella fragilità si rivela l’umano”

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“Don Lauro, le chiediamo di aiutarci a non smarrire la dimensione spirituale del nostro servizio, sia pensando agli ammalati, sia a noi operatori”. All’ospedale San Lorenzo di Borgo Valsugana l’incontro di giovedì 26 febbraio tra l’arcivescovo di Trento, monsignor Lauro Tisi, e il personale sanitario – in particolare medici e infermieri – si è aperto con la richiesta rivolta dalla dirigente degli ospedali di Borgo e Cavalese, la dottoressa Silvia Atti. Una domanda che ha dato il tono all’intero momento di dialogo, inserito nella Visita pastorale in Valsugana orientale, e che ha trovato nelle parole dell’Arcivescovo una risposta intensa e riconoscente.

«Siete già una benedizione»

Monsignor Tisi ha esordito confessando la sua sorpresa per la partecipazione numerosa e l’emozione di trovarsi, per la prima volta, a dialogare direttamente con il personale di un ospedale. Le prime parole sono state di gratitudine: “Prima di tutto io sono convinto che voi siete già una benedizione… siete già un bene”, ha detto don Lauro riconoscendo l’efficacia e la delicatezza di un servizio quotidiano su un versante essenziale dell’umano e della vita sociale.

Richiamando le sue radici rendenere, l’Arcivescovo ha sottolineato quanto i presidi sanitari periferici siano essenziali per i territori alpini come presidio vitale di prossimità e sicurezza. “Io credo molto al valore degli ospedali periferici… consentono una presa in carico del territorio estremamente diversa. Strutture come Borgo e Cavalese permettono infatti una vicinanza alla persona che sarebbe impossibile garantire affidandosi soltanto ai grandi ospedali”.

La cura che passa dalle relazioni, la fragilità come scuola di umanità

Nel cuore del suo intervento, Tisi ha parlato dell’esperienza umana della cura maturata in anni di ministero accanto agli ammalati. L’incontro con la sofferenza, ha spiegato, restituisce il senso autentico dell’umano. “Io incontro un tasso di umanità e di capacità di presa in carico delle persone come non trovo in nessun altro comparto professionale”, ha affermato con convinzione. Accanto alla competenza clinica esiste infatti una dimensione relazionale decisiva: “La cura non è semplicemente quella farmacologica, ma c’è una cura che fa la differenza”, sottolinea monsignor Tisi riferendosi alla cura fatta di “ascolto, presenza e accompagnamento” che va a incidere profondamente sull’esperienza di pazienti e familiari.

In tal senso, il contatto quotidiano con la sofferenza – ha argomentato monsignor Tisi davanti agli operatori sanitari – non è solo fatica, ma una via privilegiata per comprendere l’essenziale. “La fragilità è educativa… ti rivela l’umano”, ha osservato. Per questo ciò che conta davvero non è ciò che si possiede o si realizza, ma la qualità degli incontri: “La differenza della vita la fanno le relazioni… è chi incontri e come ti incontri”.

Riprendendo implicitamente la richiesta della dottoressa Atti, Tisi ha richiamato l’esperienza maturata accanto agli hospice e alle cure palliative, dove la malattia apre interrogativi profondi sul senso della vita. “La domanda di senso è altissima, soprattutto in certe stagioni della malattia”, ha ricordato don Lauro, rilevando una domanda spirituale che non coincide necessariamente con l’appartenenza religiosa, ma riguarda il bisogno umano di significato, di legami autentici e di speranza.

Le difficoltà del lavoro sanitario oggi

Nel suo intervento, l’arcivescovo ha riconosciuto la fatica dei turni, la carenza di personale e il clima sociale sempre più teso, segnato talvolta da aggressività nei confronti dei sanitari e pretese irrealistiche. “Dietro questi atteggiamenti – ha osservato – si intravede una società che fatica ad accettare il limite, la malattia e la morte”. Ed è in questo contesto che il servizio dei sanitari diventa ancora più delicato e prezioso, perché “accanto alla competenza professionale richiede equilibrio relazionale, capacità di gestione dei conflitti e continuo aggiornamento”.

Una sanità che lavora in squadra, eccellenza trentina

Tisi ha espresso apprezzamento per l’evoluzione del lavoro sanitario verso una dimensione sempre più collaborativa. Ha lodato la capacità di operare in équipe e il rispetto tra professionalità diverse, segni di una sanità che cresce nella corresponsabilità. Per questo il suo giudizio è più che lusinghiero: “Tra di voi c’è l’eccellenza del nostro Trentino!“, a ribadire un primato fatto di dedizione, gratuità e senso del servizio.

L’esperienza nelle case degli ammalati

Nel raccontare poi la Visita pastorale, l’Arcivescovo ha poi ricordato le numerose visite agli ammalati nelle loro abitazioni- ormai 550 le soglie varcate -, dove ha sottolineato di aver sempre raccolto parole di apprezzamento per il lavoro degli operatori territoriali e delle cure palliative. Ha sottolineato anche la forza della rete familiare della Valsugana, capace di prendersi cura in modo davvero efficace degli anziani e dei malati. Il grazie finale dell’Arcivescovo è risuonato come un incoraggiamento a custodire la dimensione umana e spirituale della cura.

Visita pastorale, le tappe dell’ultimo fine settimana

Dopo l’incontro con il personale sanitario, l’Arcivescovo ha visitato i degenti e celebrato la Messa in ospedale. Nel tardo pomeriggio ha incontrato in oratorio i ragazzi di terza media delle parrocchie della Valsugana orientale, mentre in serata a Scurelle si è confrontato con i rappresentanti del volontariato dell’Unità pastorale Madonna di Loreto.

Il giorno seguente, alla Casa di Soggiorno “Suor Filippina” di Grigno, ha visitato gli ospiti, amministrato l’Unzione degli infermi e celebrato l’Eucaristia, per poi incontrare nel pomeriggio il gruppo anziani e pensionati. In serata, a Tezze, ha guidato la veglia di preghiera in preparazione alla Confermazione dei ragazzi delle Unità pastorali Santissima Trinità e Tesino.

Sabato mattina, al monastero di San Damiano a Borgo, ha incontrato le clarisse celebrando la Messa, proseguendo nel pomeriggio la visita ai malati e incontrando la sera catechisti e catechiste della zona. Domenica la visita ha toccato Olle, con la celebrazione e l’incontro comunitario, per proseguire nel pomeriggio a Telve di Sopra, tra visite agli ammalati, Eucaristia e dialogo con la comunità.