Il primato di fraternità e perdono: meditazione di fra Maurizio Guidi al ritiro del clero trentino

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“Matteo è il Vangelo della fraternità”. Fra Maurizio Guidi, frate cappuccino, lo ha sottolineato con forza al clero e ai religiosi trentini riuniti per il loro ritiro di avvio Quaresima giovedì 19 febbraio presso il Seminario di Trento. Il tema dell’incontro — “… voi siete tutti fratelli (Mt 23,8). L’autorità del perdono e la grammatica della fraternità” — ha orientato la riflessione su due aspetti chiave delle relazioni ecclesiali: la fraternità evangelica e il perdono.

Il relatore – presente anche l’arcivescovo Tisi – ha sottolineato come nel Vangelo di Matteo la fraternità non sia un ideale astratto ma una responsabilità concreta, affinché “nessuno si perda dei più piccoli”. Perdere il fratello non significa smarrirlo fisicamente, ma esporlo alla morte; per questo “la perdizione – sottolinea il cappuccino – è un fallimento della comunità”. Nel giudizio finale (Mt 25), quando Gesù parla dei “miei fratelli”, affida al discepolo un discernimento decisivo, perché “il legame con il fratello diventa il baricentro dell’esistenza cristiana”.

La relazione prima di tutto

padre guidi ritiro clero trentoGesù pone la relazione fraterna come priorità assoluta, persino superiore all’atto di culto: “C’è un prima gerarchico… Questo rende vero o falso l’atto di culto” (Mt 5,23-24). La qualità delle relazioni determina il presente del credente e orienta il suo compimento finale. Non si tratta di filantropia o sentimento generico: “Non è un vago sentimento filantropico. Nasce dalla profonda consapevolezza che io sono figlio”. Commentando il mandato missionario — “fare discepoli” (Mt 28,19) — fra Maurizio ha evidenziato che non si tratta di trasmettere nozioni, ma di introdurre in una relazione nuova: “Si è discepoli solo in costante cammino formativo seguendo il maestro”. Per questo la formazione permanente rappresenta il cuore della vita cristiana.

“La Chiesa nasce dall’ascolto della Parola. Se prevale il mio progetto non può esserci Chiesa”: non l’attivismo umano, ma l’ascolto paziente di una Parola che precede ogni azione fonda la comunità.

Al centro i piccoli

Gesù pone un bambino al centro: segno di tutti coloro che la logica umana tende a marginalizzare. Essi non sono estranei, ma piccoli che credono. “Nella matematica di Dio – annota fra Maurizio – l’uno, il più bisognoso, vale più dei 99”. La fraternità si misura anche nella capacità di perdono: “Non si può chiedere a Dio il perdono di ciò che non si concede al fratello”. Tenere insieme carità ed evangelizzazione diventa allora essenziale: non due realtà separate, ma un’unica missione. Le diverse prospettive evangeliche mostrano una Chiesa chiamata a riscoprire un anelito profondo, capace di superare forme date per scontate e di riconoscere testimoni autorevoli anche oltre schemi consolidati.

Il ritiro – dalla viva voce di un seguace di San Francesco, a 800 anni dalla morte del Poverello – ha così offerto ai preti, diaconi, religiose e religiosi un’occasione per ribadire il primato della fraternità evangelica – anche alla luce dell’ascolto della Parola -, la centralità del perdono e la necessità di comunità che mettano al centro i più piccoli.