Un confronto franco, partecipato e orientato alla speranza ha caratterizzato l’incontro tra l’arcivescovo Lauro Tisi e i rappresentanti delle istituzioni locali della Valsugana orientale e del Tesino, svoltosi il 29 gennaio nell’ambito della Visita pastorale alle parrocchie del territorio.
La serata si è aperta con un momento di preghiera e la lettura del Vangelo (Mt 22,15-21), seguita da una riflessione del diacono Sergio Oss, che ha richiamato il valore del dialogo tra Chiesa e istituzioni, nel rispetto delle autonomie ma nella comune attenzione alla persona e al bene della comunità.
Un territorio vivo, tra fatiche e risorse da valorizzare
Nel suo intervento introduttivo, il presidente della Comunità Valsugana e Tesino e sindaco di Castelnuovo, Claudio Ceppinati, ha offerto una lettura attenta e realistica della situazione del territorio, senza nascondere le difficoltà, ma mettendo in luce anche le risorse che rendono la Valsugana e il Tesino comunità ancora capaci di futuro.
Accanto a sfide importanti – come il tema della casa, l’emergere di nuove povertà spesso silenziose, l’invecchiamento della popolazione e una crescente disaffezione verso la politica – il presidente ha sottolineato la presenza di un tessuto
umano e relazionale che continua a tenere insieme le comunità. Le parrocchie, il volontariato, le associazioni e le amministrazioni locali rappresentano ancora luoghi di prossimità e di ascolto, capaci di intercettare bisogni che spesso non arrivano ai servizi strutturati.
Uno sguardo particolare è stato riservato ai giovani, troppo spesso descritti come distanti, ma che in realtà – ha evidenziato Ceppinati – chiedono soprattutto fiducia, ascolto e opportunità concrete per restare sul territorio. Investire su di loro significa credere che il cambiamento possa nascere anche dal loro entusiasmo e dalla loro capacità di immaginare nuove strade.
Segni di speranza emergono anche nella capacità delle comunità di reagire insieme alle difficoltà: come dimostrato recentemente da gesti di solidarietà condivisa verso persone e famiglie in situazione di fragilità. Episodi che raccontano una comunità che, quando sceglie di non voltarsi dall’altra parte, sa ancora prendersi cura dei più deboli.
La speranza nasce dallo stare insieme
Riprendendo questo clima, l’arcivescovo Tisi ha ringraziato per l’intervento del presidente, sottolineando come la realtà del territorio venga letta con uno sguardo di speranza. «Un primo segno positivo – ha affermato – è proprio la voglia di stare insieme». Amministrare, in questo tempo complesso, significa infatti accompagnare le persone e custodire i legami, non solo gestire problemi.
Nel suo intervento, l’Arcivescovo ha allargato lo sguardo al contesto globale segnato da conflitti, crisi democratiche, incertezze economiche e demografiche, riconoscendo negli amministratori locali un vero presidio di speranza. Su di loro, oggi, ricadono questioni sociali sempre più urgenti, che richiedono alleanze nuove e capacità di lavorare insieme.
Da qui l’invito a riconoscere che amministratori, volontariato e Caritas sono «sulla stessa barca» e la proposta di avviare un patto territoriale per affrontare insieme i bisogni delle comunità, a partire da casa, giovani e anziani. Non partire dai budget, ma dalle persone e dai bisogni reali: «sostituire la domanda “quali risorse abbiamo?” con “chi c’è?”».
Segni concreti di futuro
Nel dialogo con i presenti sono emersi anche diversi elementi di fiducia: la vivacità del mondo giovanile animato da associazioni di oratorio a guida laicale; la rete di cura che circonda anziani e ammalati; la presenza di strutture e servizi dedicati alle persone con disabilità, che coinvolgono professionalità e volontariato.
Sul tema dell’emergenza abitativa, l’Arcivescovo Tisi ha ribadito come il diritto alla casa sia decisivo per evitare impoverimento e spopolamento dei territori e per mantenere servizi essenziali, invitando a una riflessione condivisa che coinvolga anche la Chiesa.
Prendersi cura per generare speranza
Nelle conclusioni, monsignor Tisi ha rilanciato due piste di riflessione: riscoprire il “prendersi cura dell’altro” come esperienza bella e generativa, e alimentare la speranza tornando a incontrare volti e storie reali. In un tempo dominato dai social e da narrazioni spesso negative, la speranza – ha ribadito don Lauro – nasce dal frequentare il reale e dal valorizzare quei momenti gratuiti di socialità e di comunità che il territorio sa ancora generare.




