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Veglia di preghiera per la pace nella cattedrale di Trento: accese 56 candele per i conflitti del mondo

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Una cattedrale raccolta e illuminata dalla luce di decine di candele ha ospitato nella serata di mercoledì 4 marzo una partecipata veglia di preghiera per la pace nella Cattedrale di San Vigilio a Trento. La veglia era promossa dalla Diocesi di Trento in comunione con la Chiesa italiana e con il Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE).

L’iniziativa si inseriva nella giornata di preghiera per la pace proposta dalla Chiesa italiana, in unità con le Chiese europee, con l’obiettivo di pregare per le vittime della guerra e invocare una pace “disarmata e disarmante” per l’Ucraina, il Medio Oriente e tutte le aree del mondo segnate dai conflitti.A guidare la veglia è stato il vicario generale don Claudio Ferrari, in sintonia con l’arcivescovo monsignor Lauro Tisi, in questi giorni impegnato negli esercizi spirituali con i vescovi del Triveneto.

Un segno di partecipazione

In apertura della veglia, animata dal coro dei giovani universitari, don Mattia Vanzo ha ringraziato i presenti per la partecipazione numerosa nonostante il breve preavviso. “Il nostro essere qui in tanti è un segno di una chiamata alla preghiera per la pace”, ha detto.

La celebrazione è iniziata con un tempo di silenzio, per mettersi davanti a Cristo, “principe della pace”. Subito dopo sono stati letti i nomi di numerosi Paesi coinvolti in guerre e tensioni armate. Durante la lettura, alcuni fedeli hanno portato all’altare 56 candele, simbolo dei 56 conflitti presenti nel mondo, segno concreto della sofferenza di popoli e nazioni. Tra i Paesi ricordati nella preghiera figurano, tra gli altri, Iran, Pakistan, Iraq, Kurdistan, Yemen, Siria, Etiopia, Somalia, Sudan, Myanmar, Afghanistan, Haiti, Repubblica Democratica del Congo, Burkina Faso, Mali, Niger, Costa d’Avorio, Sudan del Sud, Venezuela, Colombia, Libia, Ciad, Sahara Occidentale, Mozambico, Thailandia e Cambogia, oltre ai drammi più vicini all’attenzione internazionale come Ucraina, Gaza e in generale il Medio Oriente.

“A Dio il grido dei popoli feriti”

Nel testo della preghiera comunitaria, i fedeli hanno affidato a Cristo “il grido dei popoli feriti dalla guerra”, invocando una pace che “non nasce dalla forza che si impone ma dall’amore che si dona fino alla fine”. “Davanti a Cristo ci apriamo alla sua pace, una pace disarmata e disarmante”, è stata l’invocazione condivisa. “Affidiamo a lui il grido dei popoli feriti dalla guerra, le nostre paure e le nostre resistenze, perché la sua presenza disarmi i cuori e apra vie di fraternità”.

“La pace ci interessa”

Nella sua riflessione, il vicario generale don Claudio Ferrari ha richiamato il forte simbolismo delle candele accese all’inizio della veglia. “Mi ha impressionato  stasera vedere tutte quelle candele portate sull’altare: 56 candele per 56 Paesi che nel nostro mondo vivono conflitti, violenze, situazioni in cui non si vive la pace”, ha osservato.

La presenza numerosa dei fedeli è stata interpretata come una testimonianza chiara: “Siamo qui questa sera per dire che la pace ci interessa, che la pace è il valore fondamentale sul quale costruire l’esistenza”. Don Ferrari ha ricordato che i cristiani sono chiamati a riconoscere in Gesù la fonte della pace: “Siamo qui per incontrare lui e sentirci dire ‘pace a voi'”.

Artigiani di pace nel perdono

Il vicario generale ha condiviso anche le paure diffuse di fronte ai conflitti contemporanei: il timore che possano allargarsi e diventare globali, o che la violenza continui a prevalere. Ma proprio per questo, ha sottolineato, “è necessario affidarsi allo Spirito e riscoprire il cammino del perdono”. “Il progetto di Gesù è un progetto che abbraccia tutta l’umanità: un progetto di inclusione, di fraternità, che parte dal perdono”, ha detto. “Eppure sappiamo quanto sia difficile perdonare. Ma forse, per risolvere certi conflitti, l’arma più efficace è proprio quella di sapersi perdonare”. “Abbiamo bisogno della tua pace dentro di noi”, è stata l’invocazione finale, “per essere a nostra volta portatori della tua pace, artigiani di pace nel nostro mondo“.