Tragedia di Montalbiano, l’abbraccio tra le mamme di Ester e Igor. Il parroco don Dell’Eva: “Vangelo allo stato puro”

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Due madri travolte da un indicibile dolore, unite per farvi fronte insieme. Nella incommensurabile tragedia di Montalbiano, ad accendere una luce di speranza è l’abbraccio tra la mamma di Ester Palmieri e quella di Igor Moser, l’uomo che ha spento con violenza la vita dell’ex moglie, prima di togliersi la propria, lasciando orfani tre piccoli figli.

Anche nell’addio ad Ester, nella chiesa gremita del piccolo paese, così come il giorno prima a Castello di Fiemme per l’ultimo saluto ad Igor, è toccato al parroco don Albino Dell’Eva trovare parole in grado di portare un po’ di consolazione alle famiglie coinvolte e all’intera comunità profondamente scossa. “C’è un episodio che mi ha molto colpito – ha sussurrato nell’omelia don Albino, davanti alle due donne sedute una accanto all’altra nel primo banco -, avvenuto all’indomani della morte di Ester e di Igor: quando Fiorella, la mamma di Igor, con la trepidazione e il coraggio che solo una mamma in queste circostanze può trovare, decide di recarsi alla porta della casa di Bruna, di bussare, e chiedere di entrare, pronta a qualsiasi reazione, anche la più avversa, del resto del tutto giustificata. E chi si trova davanti? Una mamma, Bruna, che semplicemente apre le sue braccia, l’abbraccia e piange insieme con lei, mentre ascolta le parole di disperazione di Fiorella per il doppio gesto insensato che ha compiuto il figlio. Ecco, questo è Vangelo allo stato puro! Buona notizia vissuta da due donne una più straziata dell’altra, che decidono, scelgono!, di non aprire la porta al male accovacciato alla soglia, ma di aprire la porta all’altra, che le è sorella nel dolore”.

Carico di affetto il ricordo di Ester nelle parole del parroco: “Oh, Ester, dolce e buona Ester! Quando con Armida, sua sorella, sono entrato nella cucina dove si è consumato il suo delitto, ha attirato subito la mia attenzione un crocifisso, di fattura originale, di legno della nostre valli, posto sopra la porta, proprio in posizione frontale rispetto al posto dove è stato trovato il corpo esanime di Ester. Quel crocifisso ha visto tutto, unico testimone della tragedia che si stava consumando. Mi ha comunicato un immenso senso di impotenza: ancora lui, Gesù, inchiodato su una croce, che non vuol scendere per mettersi in salvo. Ma perché, Gesù, non sei sceso almeno a salvare Ester, e lo stesso Igor nel suo istinto femminicida? Perché non hai fermato la sua mano assassina? Perché? Io non lo so, ve lo confesso, e lo ammetto con la stessa tristezza con cui voi forse ascoltate la mia confessione”.
“Ma c’è una luce nel buio, piccola ma sufficiente – conclude don Albino – per non perdere del tutto la speranza: questo ‘perché’ senza risposta, forse lo stesso di Ester negli ultimi istanti della sua vita, assomiglia tanto a quello di Gesù, che dalla croce gridava il suo abbandono verso il Cielo: «Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?» (Mc 15,34). Anzi, ne sono sicuro, il mio ‘perché’ senza risposta, il vostro, quello di Ester, sono accolti nel grembo di quell’infinito, misterioso “perché” del Figlio di Dio abbandonato. Dunque, solo apparentemente senza risposta, perché depositato in un grembo fecondo di vita più forte della morte”.

Qui  testo integrale omelia

(L’immagine di don Dell’Eva durante l’omelia è un fotogramma tratto dal video pubblicato su giornaletrentino.it)