La Chiesa riesce a tenere il passo della società? (1 aprile 2019)

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La Chiesa riesce a tenere il passo della società che cambia? Ed in particolare del mondo giovanile?

(domanda emersa nell’incontro promosso da Azione Cattolica dopo il Sinodo dei giovani)

 

La domanda è ampia. Visto che non è qui lo spazio per una risposta ampia cercherò di offrire alcuni sguardi con cui si può provare ad abbozzare una risposta.
Un primo sguardo severo. Ad un primo sguardo la risposta è… no. La Chiesa sembra proprio non riuscire a tenere il passo. Il suo modo di presentarsi è spesso vecchio, sciatto, arroccato. Sembra non riconoscere le urgenze del momento o dare risposte fuori tempo e fuori luogo. I giovani rivolgono alla Chiesa uno sguardo severo, oppure non la guardano affatto. Lo stesso fa, nel complesso, la nostra società. In parte si capisce che ci sono delle ragioni per questo. La Chiesa dovrebbe riuscire a dialogare, ad offrire quello che ha in modo convincente. In fondo questo
è il suo compito: offrire il Vangelo a tutti, non tenerlo per sé.
Un secondo sguardo severo. Un certo disprezzo della società verso la Chiesa è, a ben vedere, in fondo ricambiato. Se la Chiesa non piace a questa società, nemmeno questa società piace alla Chiesa, e spesso nelle parole della Chiesa – dai papi ai parroci – il fastidio e la critica verso “questo mondo” si fanno sentire. Allo stesso modo, se i giovani sono scettici o indifferenti alla Chiesa, anche la Chiesa è scettica o indifferente verso i giovani. “In fondo, si chiede la Chiesa, perché dovrei tenere il passo? Devo annunciare il Vangelo, mica correre dietro a giovani e società!”
Sembrano realtà che non si capiscono e non si piacciono.
Uno sguardo allo specchio. Questi sguardi severi sono però il frutto di una distorsione. Pensano la Chiesa di qua e la società di là, la Chiesa da una parte e i giovani dall’altra. Ma la Chiesa è in questa società (dove altro?) ed è fatta anche di giovani. Questo permette di riconoscere che le difficoltà di comprensione non sono tanto della Chiesa verso la società o della società verso la Chiesa. Piuttosto si tratta di una società che fatica a capire se stessa e i propri cambiamenti e di una Chiesa che fatica a stare al passo con se stessa, con le esigenze che il Vangelo e la realtà le sottopongono. Forse così si potrebbe percepire che il compito che ci aspetta non riguarda la Chiesa oppure la società oppure i giovani. Riguarda tutti. Viviamo in un tempo complesso da capire e da vivere. Chi ha suggerimenti si faccia avanti.
Uno sguardo ampio. La Chiesa non è al passo con le esigenze dei giovani… quali giovani? Quali risposte dà ai molti giovani cristiani che scappano dalla persecuzione o dalla guerra, che cercano una vita migliore altrove? Quali risposte per quei giovani che il nostro mondo lascia senza lavoro, senza identità culturale, senza sicurezza? Quando si riflette sulla Chiesa uno sguardo ampio aiuta a vedere le cose nella giusta prospettiva.
In questo avere un Papa che proviene da lontano aiuta. I giovani cattolici sono indiani, congolesi, boliviani, francesi, filippini… e italiani. Oggi queste realtà giovanili sono al tempo stesso molto diverse e molto interconnesse. Risposte che vanno bene da una parte sono inadeguate dall’altra. Proprio per questo la Chiesa dovrà imparare a percepirsi sempre più come “Chiese”, come realtà concreta e locale che risponde alle proprie domande, che affronta i problemi da giovane, da anziano, da sacerdote, da famiglia. Senza una Chiesa plurale e responsabile, che si fa carico di se stessa, non c’è possibilità di stare al passo con niente e nessuno. Pensare che da Roma, da una sola persona – sia pure Papa Francesco – possano arrivare le risposte per tutti e per tutto, in un mondo plurale e complesso come il nostro, è semplicemente irrealistico.

Leonardo Paris
teologo, Servizio Cultura Arcidiocesi di Trento