Tag Archives: Presepio trentino a roma

Il Papa ai trentini: “Il vostro presepio, ricordo di Vaia, aiuterà ad assaporare la ricchezza del Natale”

Vescovo Lauro: l’intreccio delle mani che l’hanno realizzato è il nostro inno alla gratuità
Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

“Il presepe, realizzato quasi interamente in legno e composto da elementi architettonici caratteristici della tradizione trentina, aiuterà i visitatori ad assaporare la ricchezza spirituale del Natale del Signore”. Le parole di Papa Francesco sono il grazie più bello per le decine di volontari che si sono spesi nella realizzazione del presepio trentino, dono della comunità di Scurelle, che da oggi anima il cuore delle cattolicità accanto all’albero proveniente dall’altopiano di Asiago. 

Davanti ad almeno tremila fedeli festosi, Francesco accoglie, in Aula Paolo VI,  le Delegazioni provenienti dal Trentino e dal Veneto, con i loro vescovi (le diocesi di Trento, Padova e Vittorio Veneto) e i rappresentanti delle istituzioni. Poco prima almeno un migliaio di persone avevano partecipato alla S. Messa in San Pietro, all’altare della cattedra, presieduta dall’arcivescovo di Trento Lauro Tisi.

Francesco ricorda come L’Albero e il Presepe di quest’anno in Piazza San Pietro sono legati insieme dal comune ricordo della tempesta dell’ottobre-novembre 2018 che devastò molte zone del Triveneto.
“L’incontro odierno – aggiunge il Papa  – mi offre l’opportunità per rinnovare il mio incoraggiamento alle vostre popolazioni, che l’anno scorso hanno subito una devastante calamità naturale, con l’abbattimento di intere zone boschive. Si tratta di eventi che spaventano, sono segnali d’allarme che il creato ci manda, e che ci chiedono di prendere subito decisioni efficaci per la salvaguardia della nostra casa comune”.

E’ Papa Francesco nel suo discorso a spiegare i tempi in cui, l’albero e il presepe, caratterizzeranno questo Natale 2019 in Vaticano: “Questa sera verranno accese le luci che ornano l’albero. Esso resterà accanto al presepe fino al termine delle festività natalizie, ed entrambi saranno ammirati dai numerosi pellegrini, provenienti da ogni parte del mondo. Grazie, cari amici, per questi doni, e anche per gli alberi più piccoli destinati ad altri ambienti del Vaticano. Ho appreso con piacere che, in sostituzione delle piante rimosse verranno ripiantati 40 abeti per reintegrare i boschi gravemente danneggiati dalla tempesta del 2018”.

Francesco poi commenta il presepe di Scurelle: “Il presepe, realizzato quasi interamente in legno e composto da elementi architettonici caratteristici della tradizione trentina, aiuterà i visitatori ad assaporare la ricchezza spirituale del Natale del Signore. I tronchi di legno, provenienti dalle zone colpite dai nubifragi, che fanno da sfondo al paesaggio, sottolineano la precarietà nella quale si trovò la Sacra Famiglia in quella notte di Betlemme. Anche il presepe artistico di Conegliano, collocato nell’Aula Paolo VI, aiuterà a contemplare l’umile grotta dove nacque il Salvatore”.

Il Papa conclude: “Il presepe, è un segno semplice e mirabile della nostra fede e non va perduto, anzi, è bello che sia tramandato, dai genitori ai figli, dai nonni ai nipoti. È una maniera genuina di comunicare il Vangelo,in un mondo che a volte sembra avere paura di ricordare che cos’è veramente il Natale, e cancella i segni cristiani per mantenere solo quelli di un immaginario banale, commerciale”.

Prima dell’intervento del  Papa, il saluto del vescovo di Trento Lauro Tisi (insieme a mons. Cipolla di Padova e mons. Pizziolo di Vittorio Veneto) che qui riportiamo integralmente:

Santo Padre,  

nel presepio allestito in piazza San Pietro batte il cuore della creativa comunità di Scurelle, eco di tutto il Trentino, dalle cui montagne Le giunge un abbraccio fraterno.  

La Natività racconta che Dio entra nella nostra Storia in punta di piedi con grande discrezione. Nella discrezione e nella tenerezza abbiamo il codice genetico dell’amore.

È affascinante l’umanità del nostro Dio. In essa trova appagamento il nostro anelito alla bellezza. La gratuità che la abita non è un sordo dovere. È la grande opportunità che ci viene offerta di essere liberati dall’ossessione di noi stessi per respirare la gioia di vivere.

Il presepio che Le doniamo è il nostro inno alla gratuità e alla scoperta della forza dirompente del “noi”. Chiediamo al Bambino di Betlemme che l’intrecciarsi gioioso di tante mani che hanno costruito il presepio, ora continui nell’intrecciarsi attivo delle mani, per soccorrere i fratelli e lesorelle segnati dalla fatica della vita. Non ci accada di avere tavole imbandite, ma senza commensali.  Avere il pane, ma non avere i volti, è come non avere nulla.

Santo Padre, Le chiediamo di benedire questo nostro presepio, la nostra comunità, il nostro Trentino. Noi pregheremo per Lei.  

L’abbraccio tra il Papa e il vescovo Lauro


Nel pomeriggio l’inaugurazione del presepe e dell’albero (qui sopra il momento dell’inaugurazione; ad accendere il presepe trentino sono stati chiamati alcuni allievi dei vigili del fuoco volontari).

Ecco la cronaca dettagliata:

Il tempo di Natale è cominciato a piazza San Pietro : con una cerimonia densa di colori e rievocazioni medievali e alpine, viene acceso l’ albero di Natale che quest’ anno proviene dall’altipiano di Asiago, e inaugurato il presepe di Scurelle, tutto in legno. Albero e presepe legati da un territorio comune, perché lì passava il fronte della Prima Guerra Mondiale , terminata poco più di cento anni fa. E l’ abete ha proprio circa un secolo di vita. Sottolinea il Cardinale Giuseppe Bertello , presidente del Governatorato dello Stato di Città del Vaticano: “Questo presepe indica l’ espressione artistica della fede di una popolazione che ha saputo tradurre i suoi sentimenti in arte e che mette a disposizione dell’ universalità della Chiesa e potranno ammirare non solo l’ arte ma soprattutto le tradizioni, la vita cristiana di un popolo che ha fatto storia nella storia della Chiesa”. Dopo l’ udienza del mattino alle diocesi che hanno fornito alberi e presepi , inaugurazione ufficiale per l’ allestimento natalizio, che sarà a piazza San Pietro da oggi fino al 12 dicembre. L’ inno vaticano, il discorso del Cardinale Giuseppe Bertello, un canto degli alpini, l’ inno italiano, gli sbandieratori, la banda: clima di festa per le tre diocesi che hanno fornito alberi e presepi, ovvero Trento, Padova e Vittorio Veneto. Il presepe quest’ anno viene da Scurelle, in Trentino. Si tratta di un Paese di 1400 abitanti, a 47 chilometri da Trento, ai piedi del monte Lagorai . Non è la prima volta che partecipa, perché nel 2016 aveva già donato l’ albero di Natale per piazza San Pietro . La realizzazione del presepe di Scurelle coinvolge tutta la comunità da venti anni , quando si costituì il Comitato amici del Presepe , e coinvolge tutta la comunità: le famiglie hanno donato oggetti e vestiti dei 23 personaggi, che sono tutti in legno e a grandezza naturale. E questi oggetti e vestiti appartenevano agli avi degli abitanti Scurelle e sono del tempo della Grande Guerra, dove passava proprio il Fronte . La stalla della natività è in legno di Larice e pietre del Lagorai , e la trave è un originale utilizzato per legare le vacche durante l’ alpeggio. L’ arcivescovo Lauro Tisi di Trento sottolinea che “l’elemento più bello di questo presepe sono le mani che lo hanno realizzato, la comunità che lo ha generato. Mani che che ci ricordano che la vera forza sta nel rendersi vulnerabili all’altro, far spazio alla storia alla vita e alle idee dell’altro. Meglio feriti dall’altro che fatti morire dall’autoreferenzialità, da una vita dove ti pensi principio e fine del mondo . Questo presepe che ci porta alla marginalità della storia dove è nata la luce del mondo nostro Signore Gesù Cristo. Ci ricorda che la vera marginalità non è lo stare ai margini ma avere bisogno di spazio, invadere lo spazio dell’ altro, è l’avere bisogno di stare sempre al centro della scena. Gesù Cristo, luce del mondo, si colloca ai margini: provocazione fortissima per scoprire che ama chi sa fare spazio, si ritira per dare campo. La vita passa da lì, da uomini e donne che non hanno bisogno di di invadere la scena, stanno tranquillamente ai margini. La provocazione cristiana è questa: mentre fai vivere l’altro, vivi anche tu; se vuoi la vita, regalala, se la trattieni, la perdi. Questo presepio ci ricordi la bellezza dell’incontro, la forza di vivere per l’altro e non attorno a se stessi, ci ricordi che sei vuoi essere marginale, basta che invada la scena cancellando il volto degli altri: quella è la morte, è la mancanza di vita”.

Il presepe è il primo ad accendersi, e il coro Lagorai fa ascoltare la “Nenia a Gesù Bambino”. L’ abete viene dall’ altipiano di Asiago: è un abete rosso, di circa 26 metri e 70 centimetri di diametro . È dono del Consorzio di usi civici di Rotzo Pedescala e San Pietro in provincia di Vicenza, insieme ad altri alberi più piccoli. L’ arcivescovo di Padova Claudio Cipolla sottolinea che l’ omaggio al Papa è unito ad un gesto di solidarietà , perché “le comunità di Rotzo Pedescala e San Pietro offrono anche un contributo per la costruzione di un ospedale a Betlemme”, una solidarietà che deve rimanere nel nostro cuore oltre che nella nostra mente. L’ albero, aggiunge l’ arcivescovo, indica “apertura a tutte le sofferenze che ci sono nel mondo, è una piazza mondiale che ha riverberi in tutto il mondo”, ed è simbolo di una storia, perché ” soltanto cento anni fa si è conclusa la Prima Guerra Mondiale , in quei territori da cui proviene questo albero”, e da allora l’ anelito alla pace resta nel cuore degli abitanti di questi piccoli paesi dell’ altipiano. L’accensione è accompagnata da un brano della banda della Gendarmeria dello Stato di Città del Vaticano. Nell’ Aula Paolo VI ci sarà invece un presepe allestito dal Gruppo Presepio Artistico Paré di Conegliano . Il vescovo Riccardo Pizziolo di Vittorio Veneto sottolinea che “il millennio di cristianesimo che abbiamo alle spalle ci ha lasciato tre devozioni: il rosario, la Via Crucis e il presepio. Le prime due sono normalmente da chi pratica , ma il presepio è fatto da chi pratica poco o non pratica quasi nulla, eppure è una devozione cristiana”. Quindi, il coro intona la ” Ode a Gesù Bambino “, e infine il vescovo Fernando Vergez ,m segretario generale dello Stato di Città del Vaticano , fa un ringraziamento ricordando l’ ultima lettera apostolica di Papa Francesco sul presepe, e sottolinea che “il presepe e l’ albero ricordano a tutti noi la tragedia della tempesta dell’ ottobre 2018 e vogliono essere anche un monito perché l’ uomo si prenda sempre più cura della casa comune. Natale è quindi una occasione per riscoprire la solidarietà verso il creato e le sue creature , a cominciare dall’ umanità ferita e bisognosa di aiuto”. La tradizione del presepe in piazza San Pietro è iniziata nel 1982, quando San Giovanni Paolo II volle l’ allestimento di fronte l’ obelisco, facendo così entrare le tradizioni popolari nella più popolare piazza del mondo. Prima, solo gli ambienti interni vaticani avevano tradizioni natalizie. L’ abete natalizio è stato introdotto per la sua simbologia, che rimanda a Cristo, il sempreverde che non muore , e nasce nel mondo germanico, nel Medioevo. Era in quel tempo che il 24 dicembre si allestivano drammi teatrali religiosi sulla storia di Adamo ed Eva , ricreando la scenografia del Paradiso con abeti decorati da mele rosse. In seguito questi alberi si arricchirono di cibo e candele, sostituite nell’ Ottocento da palline in vetro soffiato. L’ albero di Natale del 198 2 fu acquistato dal Vaticano ai Castelli Romani. Misurava 14 metri, e fu poi reimpiantato nei giardini vaticani . Dall’ anno seguente, molte regioni hanno voluto offrire l’ albero. Alcuni erano altissimi: 33 metri era alto l’ albero donato dall’ Austria nel 2000, mentre nel 2006 un abete di 34 metri arrivò dalla Calabria. Italia ed Austria vantano il maggior numero di abeti offerti. Nel 1996 l’ abete aveva 76 anni: la stessa età di Giovanni Paolo II, tanto che il Cardinale Castillo Lara , allora governatore dello Stato di Città del Vaticano, commentò:” Sono cresciuti insieme e si ritrovano nel cuore del mondo”. Vengono sempre scelti abeti anziani, la cui eliminazioni favorisce alberi vicini . Dopo lo smontaggio il legno viene recuperato per farne oggetti venduti a scopi benefici. Come noto, è stato invece San Francesco d’ Assisi a dare inizio alla tradizione del Presepe – tradizione che Papa Francesco ha voluto omaggiare quest’ anno con una lettera apostolica, la “Admirabile Signum” . I presepi di piazza San Pietro (disegnati da personale qualificato del Vaticano) sotto Giovanni Paolo II si sono ispirati alla classica capanna con tetto a falde , mentre con Benedetto XVI si sono arricchiti di personaggi e attività. Con Papa Francesco , ci sono stati anche presepi più particolari, come quello di sabbia dello scorso anno. ACI STAMPA

 

 

 

Presepio trentino in piazza San Pietro, giovedì 5 l’inaugurazione. Papa Francesco: “Non venga mai meno la bella tradizione del presepe”

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Il Natale in piazza San Pietro a Roma vive anche d’un pezzo di Trentino . Giovedì 5 dicembre verrà infatti inaugurato il presepio a grandezza naturale donato al Papa dalla comunità di Scurelle. La realizzazione del presepio a grandezza naturale, fotocopia di quello solitamente allestito nella piazza del paese di Scurelle, è frutto di un’ampia collaborazione di tutta la comunità come ha ben documentato il settimanale vita Trentina nell’ultimo numero. A Roma sarà presente una corposa delegazione locale (dalla Valsugana si attendono almeno 500 persone), guidata dall’arcivescovo di Trento Lauro Tisi. Il programma prevede la S. Messa nella basilica vaticana alle ore 8.30, l’udienza con Papa Francesco (11.30) e nel pomeriggio (16.30) la cerimonia ufficiale di inaugurazione

E intanto, in concomitanza con la sua visita a Greccio, è stata diffusa la lettera di FrancescoAdmirabile signum sul significato e il valore del presepio. Un segno che “suscita sempre stupore e meraviglia”, scrive papa Bergoglio. QUI TESTO INTEGRALE 

 

Presepio trentino a Roma, in mille in San Pietro alla Messa con vescovo Lauro

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

(Roma, 5 dicembre) All’altare della cattedra di San Pietro, sotto la Gloria del Bernini, si diffondono le sonorità alpine del coro Lagorai di Torcegno. È la s. Messa mattutina, presieduta dall’arcivescovo di Trento Lauro Tisi, ad aprire la giornata romana del migliaio di fedeli, in gran parte dalla Valsugana, arrivati nella capitale per l’inaugurazione del presepio donato della comunità di Scurelle, da oggi pomeriggio visibile all’ombra del colonnato. Con loro il presidente della Provincia Maurizio Fugatti e il presidente del Consiglio Regionale, Roberto Paccher e del Consiglio Provinciale Walter Kaswalder, buona parte del governo provinciale oltre a numerosi sindaci, in testa il primo cittadino di Scurelle Fulvio Ropelato. 

Accanto a Tisi concelebra il vescovo di Vittorio Veneto Corrado Pizziolo (dalla sua Diocesi arriva il presepe che arricchisce l’aula Paolo VI, mentre dall’altopiano di Asiago, territorio della Diocesi di Padova rappresentata a Roma dal vescovo Claudio Cipolla, proviene l’albero al centro della piazza); tra i preti il parroco di Scurelle don Claudio Leoni e il collaboratore don Rodolfo Minati.
Nell’omelia monsignor Tisi rilancia l’ambivalenza della parole, che spesso “feriscono e uccidono” ma sono anche “fonte di vita fin dal dialogo materno”. “La parola è figlia della relazione, ha in essa il suo habitat, è inscindibile dall’umano. Non sorprende, allora, che il nostro Dio in Gesù Cristo si sia fatto Parola”. Una Parola che paradossalmente secondo Tisi è solida perché “abitata dal silenzio. Non a caso – sottolinea don Lauro – il presepio colloca la nascita nel silenzio della notte”.

“Silenzio,  ascolto, condivisione: sono i tratti che attribuiamo alla persone belle, sono  i tratti di Gesù di Nazareth. Dietro l’iniziativa del presepio e  dell’albero ci sono i gesti del volontariato, c’è  la gioia degli amici di Scurelle che hanno coltivato l’incanto di lavorare per un intero anno alla realizzazione del presepio, gli amici vicentini che con il loro albero ricordano Vaia, così come l’esempio degli amici di Vittorio Veneto. Siete tutti belle persone” ha esclamato monsignor Tisi.

“Gesù di Nazareth – ha detto in chiusura dell’omelia- continua senza fragore a produrre i suoi benefici frutti, regalandoci la consolante certezza, in quest’ora violenta, che il male e la morte non saranno l’ultima parola sulla vita”.
L’invito, infine, a pregare per papa Francesco e per la collaborazione tra le Chiese, testimoniata dal confluire insieme a Roma di tre comunità con i loro doni per il Natale: presepe e albero da Scurelle e Rotzo a piazza San Pietro e la natività da Conegliano all’aula Paolo VI, raggiunta al termine della Messa dai pellegrini triveneti, in attesa dell’incontro con Francesco a mezzogiorno.