Tag Archives: ISSR R. Guardini

Inaugurato anno accademico degli istituti teologici diocesani: ISSR Guardini, ITA, STAT e Scuola di Formazione teologica

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

“Al cuore della creazione, eucarestia e cura della casa comune”. E’ il titolo della Lectio Magistralis con cui padre Stefano Zamboni, professore di Teologia morale all’Accademia Alfonsiana a Roma, ha inaugurato l’anno accademico 2019-2020 degli istituti teologici della Diocesi di Trento: ISSR “Romano Guardini”, ITA, STAT e Scuola di Formazione teologica, svoltasi giovedì 5 dicembre nell’aula magna del Seminario. Era presente anche monsignor Roberto Tommasi, preside della Facoltà Teologica del Triveneto. Prima della Lectio i saluti del vicario generale don Marco Saiani (Arcivescovo impegnato a Roma), del pro-direttore ISSR don Stefano Zeni, del rettore del Seminario don Tiziano Telch, del delegato vescovile dell’Area Cultura don Andrea Decarli. Ampi dettagli nel prossimo numero di Vita Trentina.

 

“La tenerezza salverà il mondo”. Intervista a Isabella Guanzini

Ha aperto il convegno su "Guardini, un ponte tra due culture"
Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

E’ stata la voce di apertura del convegno internazionale “Romano Guardini – Un ponte tra due culture” – promosso dal Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento in collaborazione con il neonato Istituto Superiore di Scienze religiose “Romano Guardini” – che dal 2 al 4 ottobre ha riunito al Polo culturale diocesano Vigilianum i massimi esperti del grande pensatore italo-tedesco, in occasione dei cinquant’anni dalla sua morte (1 ottobre 1968, era nato nel 1885 da padre veronese e madre trentina). Parliamo di Isabella Guanzini, docente di Teologia fondamentale all’Università di Graz, a cui è stata affidata la prolusione istitutiva della «Cattedra Guardini». Partendo dall’interrogativo “Europa con o senza religione?” ha offerto un’intensa riflessione su “Il contributo di Romano Guardini a una interpretazione religiosa dell’Europa del presente e del futuro” (vedi Vita Trentina, n.39, 7 ottobre 2018).

L’Europa deve fare spazio all’altro, accogliere e contrastare la “globalizzazione dell’indifferenza” di chi alza muri e chiude porti e nel saggio “Tenerezza” (Ponte alle Grazie, 2017), Isabella Guanzini evoca tra le figure che incarnano la tenerezza i naufraghi del mare alle porte d’Europa, a Lesbo e Lampedusa, richiamando all’etica della cura, base di “un’esperienza di fraternità” che aiuta a riscoprire il senso dei legami e dell’essere prossimi all’altro.

La tenerezza, lungi dal ridursi a sentimentalismo, è il primo passo per superare il ripiegamento su sé stessi, per uscire dall’egocentrismo che deturpa la libertà umana“. Così Bergoglio si è rivolto ai partecipanti al convegno nazionale “La teologia della tenerezza in Papa Francesco” promosso dal “Centro Familiare Casa della Tenerezza” di Perugia nell’udienza privata dello scorso 13 settembre.

“Non dobbiamo avere paura della bontà e neanche della tenerezza”: è la provocazione che Papa Francesco ha lanciato fin dal discorso di inizio pontificato, invitando a considerare la forza sovversiva di ciò che appare debole e vulnerabile come punto cardine del Cristianesimo.

Il saggio è ispirato dalla lettura di Evangelii Gaudium e dell’invito di Francesco a una “rivoluzione della tenerezza”. La tenerezza ha il potere di modificare il nostro elementare incontro con il mondo. Non per nulla, nella sua lettera ai Corinzi, l’apostolo Paolo ha avuto il coraggio di dire: “Quando sono debole è allora che sono forte” (2 Cor 12,10). Qui si può percepire una sorta di disarmo dell’io, delle sue pretese eccessive, imparando un atteggiamento di abbandono al mondo, che non ha nulla a che fare con fughe utopistiche o romanticherie svenevoli.

Associamo il potere alla prestazione vincente, al dominio, mentre proviamo pudore o disagio nel mostrarci teneri: significa essere indifesi, esposti.

Il potere gentile della tenerezza sta nella sua capacità di accogliere e non rimuovere la condizione di vulnerabilità e finitezza che segna ogni esistenza. Occorre molta forza nel mantenere uno sguardo lucido nei confronti della nostra fragilità, che fa cadere ogni maschera e ogni pretesa totalitaria dell’io, ma è questa coscienza, che ha i tratti di una libertà inoperosa e tuttavia molto feconda, che ci rende molto forti.

Lei afferma che la tenerezza riguarda potenzialmente qualsiasi spazio della vita collettiva e non è illusoriamente consolatorio pensare che sia una virtù anche politica, necessaria per abitare in modo più solidale il mondo.

In una sorta di dinamismo generativo che dona fisicità agli incontri, il reciproco intenerirsi e affezionarsi corrisponde a una reciproca donazione di senso, in cui ciascuno lascia la propria impronta sul corpo e sull’anima dell’altro. Grazie a tale flusso molecolare di affetti e di sensibilità sociali, che si trasmette come per travaso di corpo in corpo, si costruisce la polis, ossia un mondo comune di differenze.

Essere rivoluzionari oggi significa saper praticare una forza che non invade, ma rispetta l’altro e resiste all’insensibilità e all’indifferenza che portano all’isolamento e alla disgregazione: sl potere gentile sembra alludere anche “La resistenza intima. Saggio su una filosofia della prossimità” (Vita e pensiero, 2018) del filosofo Josep Maria Esquirol.

Essere rivoluzionari significa cercare un punto di resistenza e di inclinazione, che modifica i nostri percorsi individuali e collettivi. Il clinamen, come gli antichi filosofi atomistici nominavano una piccola inclinazione casuale che devia la traiettoria degli atomi in modo che si possano incontrare/scontrare, è precisamente il lavoro della politica. Ma è anche il lavoro della tenerezza: essa è infatti una forza che preme su traiettorie individuali troppo concentrate su se stesse, per risvegliarle a un’altra dimensione di socialità. La tenerezza rende flessibili e disponibili all’incontro: è il clinamen delle nostre durezze, capace di curvaci nella direzione dell’altro.

La tenerezza è generativa, trasforma il pensiero del sentirsi vicini a qualcuno in gesti reali che mostrano il lasciarsi coinvolgere dalla vita dell’altro, partecipare, condividere, instaurando un contatto che aiuta a riscoprire il senso dei legami, ma oggi le relazioni sono fragili, temporanee, discontinue.  

La rivoluzione gioiosa della tenerezza destabilizza e disarticola il monolitismo compatto del potere, dove i soggetti languiscono in una tristezza inattiva, per far circolare la potenza aggregante degli incontri e dei contatti fra i corpi. Si tratta di un progetto che resiste e reagisce a ogni regime di oppressione, di paura e di separazione, nell’intenzione di produrre una socialità gioiosa, in cui la vita chiama la vita, in un lavoro infinito di costruzione del comune. Tale processo rappresenta una mutazione radicale di codici e di priorità all’interno della dialettica comunitaria, capace di seguire il richiamo degli affetti e la contemplazione delle relazioni elementari.

Tenerezza è “percezione profonda dell’infinita precarietà e fragilità della vita”, è piangere insieme all’altro, ma è un dono audace, che dilata il tempo.

La tenerezza è in questo senso un contro-potere: sa guardare e toccare con gentilezza i tratti più vulnerabili e indifesi dell’umano. È infatti possibile considerare la tenerezza come categoria filosofica significativa non in quanto esperienza di un vago sentimento di vicinanza e di empatia, ma in quanto percezione elementare della finitezza, ossia della fragilità e caducità di tutte le cose. Si prova in certo modo “tenerezza per il finito”: ciò indica la presa di coscienza della consistenza delicata del reale e dunque il sentimento elementare dell’incontro del soggetto con la caducità del mondo.

Sarà la tenerezza, oltre alla bellezza, a salvare il mondo?

Potrebbe apparire ingenuo o persino patetico pensare che l’eroe di questa impresa, che possiede la forza necessaria per contrastare ogni durezza, sia la tenerezza. Eppure un gesto di tenerezza ci ha messi al mondo e un gesto di tenerezza ci ha tenuti in vita, perciò si può anche pensare che solo grazie a gesti di tenerezza la vita possa sprigionare la sua vera potenza: rigenerare gli umani e dare vita alle cose. Se infatti nella lingua della tenerezza originaria veniamo al mondo, soltanto grazie alla lingua della tenerezza ordinaria possiamo continuare ad abitarlo e a generarlo in modo umano.

a cura di Patrizia Niccolini

Foto: Zotta

 

 

 

 

 

Romano Guardini, ponte tra due culture

Convegno internazionale dal 2 al 4 ottobre a Trento al Vigilianum
Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

A cinquant’anni dalla morte di Romano Guardini, Trento ospita dal 2 al 4 ottobre, al Polo culturale Vigilianum di via Endrici, un importante convegno sulla figura del grande pensatore italo-tedesco, nato a Verona nel 1885 e scomparso a Monaco di Baviera il 1 ottobre 1968.

Il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Trento, in stretta collaborazione con il neonato Istituto Superiore di Scienze Religiose (voluto dalla Diocesi di Trento e intitolato proprio a Guardini), promuovono infatti una tre-giorni di confronto tra i massimi conoscitori in ambito internazionale dell’opera e del pensiero di quest’intellettuale europeo a tutto tondo. Guardini ha offerto contributi straordinari alla filosofia in generale e alla filosofia della religione in particolare, alla teologia, all’ambito pedagogico, alla riflessione politica, all’ermeneutica letteraria, all’antropologia.

Tutti questi aspetti – al centro di molti convegni promossi in Italia e in Germania nell’anniversario della morte – verranno approfonditi anche nell’appuntamento trentino, che permetterà un ulteriore avanzamento negli studi su Guardini, mettendo in luce nuove sfumature nei tanti filoni della sua vasta produzione culturale.

L’inaugurazione del convegno – Romano Guardini (1885-1968). Un ponte tra due culture – martedì 2 ottobre alle ore 17.00, nell’aula magna del Vigilianum, con i saluti della autorità tra cui l’arcivescovo di Trento Lauro Tisi e il rettore dell’Università Paolo Collini. Alle ore 17.45 la prolusione istitutiva della “Cattedra Guardini” con Isabella Guanzini dell’Università di Graz, sul tema: “Europa con o senza religione? Il contributo di Romano Guardini a una interpretazione religiosa dell’Europa del presente e del futuro”. Nelle due giornate seguenti, mercoledì e giovedì, sono in programma cinque sessioni tematiche con ben ventiquattro relatori (allegato programma completo).

Il teologo e filosofo Romano Guardini, ordinato prete nel 1910,  ha influenzato il pensiero di almeno tre Papi, di diversa provenienza e formazione: anzitutto l’”italiano” Giovanni Battista Montini, papa Paolo VI, che lo ebbe come profondo riferimento culturale accanto a Jacques Maritain; il “tedesco” Joseph Ratzinger, papa Benedetto XVI, che non ha mai negato l’influsso di Guardini sul suo pensiero, al  punto da citarlo nell’ultimo discorso prima di lasciare il soglio pontificio; infine l’”argentino” Jorge Mario Bergoglio, papa Francesco. Quest’ultimo, in particolare, deve al pensatore italo-tedesco un passaggio importante della sua formazione in età adulta, quando decise di dedicare a Guardini la sua tesi di dottorato. A tal fine Bergoglio si recò in Germania nel 1986, rimanendovi per due anni. Richiamato in Argentina per nuove responsabilità pastorali, non ebbe modo di completare la stesura della tesi che rimase quindi inedita. Riflessi, tuttavia, dello studio su Guardini compaiono in modo esplicito nella prima Esortazione apostolica di papa Bergoglio, Evangelii Gaudium, laddove (al paragrafo 224) Francesco si interroga su quali siano i processi che consentano la costruzione di un “popolo”: «L’unico modello per valutare con successo un’epoca – scrive citando Guardini in La fine dell’epoca moderna – è domandare fino a che punto si sviluppa in essa e raggiunge un’autentica ragion d’essere la pienezza dell’esistenza umana». Il docente di filosofia trentino Silvano Zucal, tra i relatori del convegno al Vigilianum, sostiene che Bergoglio ha fatto del pensiero guardiniano un’”assunzione creativa”, in particolare nell’Enciclica Laudato si’, dove il filosofo italo-tedesco viene citato ben otto volte, riprendendone in particolare la “critica al consumismo compulsivo ed ossessivo come riflesso del paradigma tecnico ed economico dominanti”.

Lo scorso dicembre nel duomo del capoluogo bavarese il cardinale di Monaco Reinhard Marx ha aperto ufficialmente il processo di beatificazione di Romano Guardini.

La casa editrice Morcelliana di Brescia, dopo aver pubblicato quasi tutte le opere del grande pensatore, ne sta ora curando, con la supervisione scientifica del Dipartimento di Lettere e Filosofia  dell’Università di Trento, l’edizione dell’Opera Omnia.