Sabato 28 marzo – “Saper ascoltare le parole di Gesù” – don Mario Bravin

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

È interessante vedere quante ipotesi su Gesù nascono dal vociare dei conterranei, che l’evangelista Giovanni ci riporta. Chi lo ritiene un santo, chi un ciarlatano.
Chi cerca di farsi un’idea secondo quanto sente, chi invece, utilizzando categorie bibliche, prova a inquadrarlo: “dice la scrittura dalla stirpe di Davide e da Betlemme verrà il Cristo”. C’è chi lo fa con curiosità e apertura, vedi Nicodemo, chi invece con odio e profondo pregiudizio, vedi i farisei. Tutti qualcosa scorgono di Gesù, ma tutti restano alla superficie, non riescono a capire la grandezza di quest’uomo, il grande fascino della sua parola e del suo cuore, la santità della sua anima. Non riescono ad andare al di là dei propri sensi e dei propri ragionamenti, a staccarsi dalle proprie categorie mentali, alle quali tutto fanno convogliare.
Quelli che comprendono di più su quest’uomo Gesù, stranamente, sono quelli che per assurdo sono gli ultimi che avrebbero potuto farlo perché la cosa è lontana dalla loro mentalità e formazione. Sono i militari, la guardia del tempio, coloro che sono stati addestrati all’uso delle armi e non della sacra scrittura.
L’evangelista Giovanni ci fa notare che questi militari sono quelli che non osservano l’ordine di arresto. Cosa non da poco per una forza armata abituata alla disciplina e al dovere.
E perché? Perché prima di arrestarlo lo hanno ascoltato, e poi non lo hanno più arrestato. «Mai un uomo ha parlato così!»  L’ ascolto di Gesù, da parte di chi non è avvezzo a certi ragionamenti, ha fermato l’arresto.
È forse questo il messaggio che l’evangelista voleva farci passare riportando questo momento della vita di Gesù? A me piace pensarlo. Non si tratta di ritenere spazzatura, o ostacolo al capire Gesù, tutte le nostre logiche o la nostra conoscenza biblico/teologica. Ogni conoscenza, come l’uso della ragione, è un bene prezioso che Dio ci ha dato. Senza il quale non capiremmo nulla. Si tratta piuttosto di saper ascoltare, prima ancora di interpretare. Un ascolto puro aperto alla sorpresa, capace anche di andare fuori dagli schemi, come spesso Dio fa.
Dare il tempo a questa Parola di mostrare il suo volto, volto che è il pensiero di Gesù, il suo cuore più autentico, senza inquinamenti, senza manette, che nascono dai nostri ragionamenti.
Dopo, e solo dopo, arriva il tempo del nostro ragionare; a questo punto, però, tutto ha un’altra luce e allora Gesù non lo arrestiamo più nemmeno noi, lo lasciamo libero di mostrarci il suo volto.