È iniziato questa mattina il viaggio apostolico di Papa Leone XIV in Africa, il più lungo dall’inizio del suo pontificato. Il Pontefice è partito da Roma per un itinerario che dal 13 al 23 aprile lo porterà in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale, in un percorso tra popoli, culture e Chiese locali segnate da grandi speranze ma anche da ferite profonde legate a conflitti, migrazioni e povertà.
Ad Algeri, prima tappa del viaggio apostolico in Africa, papa Leone visita il Maqam Echahid, il Memoriale dei martiri algerini, e lancia un messaggio di speranza per un mondo lacerato dai conflitti: “La giustizia trionferà sempre sull’ingiustizia”. Il Pontefice ricorda che la vera ricchezza per un popolo è “amare Dio”: gli altri tipi di ricchezze “illudono e deludono” e finiscono per “corrompere il cuore e generare invidie, rivalità, conflitti”
In continuità con la preghiera per la pace in San Pietro
Il viaggio si inserisce nel solco dell’insistente appello alla pace che Leone XIV continua a rivolgere alla comunità internazionale. Lo scorso 11 aprile, al termine del Rosario per la pace nella Basilica di San Pietro, il Papa ha invitato a vivere “come umanità e con umanità quest’ora drammatica della storia”, denunciando con forza la spirale di violenza che attraversa il mondo e le “inderogabili responsabilità dei governanti delle Nazioni”.
Il Pontefice ha esortato a fermare chi alimenta guerre e divisioni, ricordando che “chi prega ha coscienza del proprio limite, non uccide e non minaccia la morte”, mentre il “delirio di onnipotenza” porta a sacrificare ogni valore al potere e persino a trascinare il nome di Dio nei discorsi di morte. In un tempo in cui “sembrano non bastare i sepolcri” per contenere le vittime dei conflitti, Leone XIV ha rinnovato l’invito a scegliere la via del dialogo e della mediazione.
La preghiera, ha spiegato, non è una fuga dalle responsabilità ma una forza che educa all’impegno concreto per la pace. Per questo il Papa ha richiamato tutti, in particolare i responsabili delle nazioni, a sedersi “ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte”.
Il Regno annunciato dal Vangelo, ha concluso, non è fatto di armi, vendette o interessi ingiusti, ma di dignità, comprensione e perdono. È questa la strada indicata ancora una volta dal Pontefice: fermarsi, pregare e costruire la pace.




