La celebrazione della Domenica delle Palme, presieduta dall’arcivescovo di Trento Lauro Tisi, è iniziata nella chiesa di Santa Maria Maggiore, con la benedizione dei rami d’ulivo. Da qui ha preso avvio la processione verso la cattedrale di San Vigilio, dove la celebrazione eucaristica è proseguita con la proclamazione della passione e morte del Signore.
Nell’omelia l’Arcivescovo ha accompagnato i fedeli dentro la solitudine di Gesù nella passione, a partire dalle parole del Getsemani: “La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me”. Dal Getsemani al Golgota, ha osservato Tisi, è “tutto un rincorrersi di paure che non risparmiano nessuno”: la solitudine di Giuda, la “fuga dei discepoli”, “il rinnegamento di Pietro” e “il ritrarsi di Pilato”, fino al grido della croce: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.
Proprio questo grido, ha sottolineato don Lauro, “racconta un Dio che mai avremmo immaginato” e apre alla possibilità di “fare esperienza della straordinaria forza dell’amore di Dio”. Gesù infatti non invoca vendetta né giustizia, ma “la sua compagnia: a Dio chiede la presenza, l’esserci con lui”.
Il grido del Crocifisso, ha proseguito Tisi, “raggiunge gli abissi di tanti donne e uomini che sperimentano la solitudine, l’abbandono, l’ingiustizia” e parla direttamente anche al nostro tempo. Lo testimoniano le parole di un malato incontrato all’Hospice: “Comunque vada so che Dio non mi abbandona”.
In un’epoca in cui “il reale è spesso sostituito dalla narrazione virtuale”, l’invito che emerge dalla passione di Gesù è quello dell’esserci: “il farsi prossimo, lo stare accanto” è “la grande chance che Dio ci offre per impedire alla storia umana di cadere in preda alla solitudine e alla disperazione”. Nel finale dell’omelia il riferimento al Getsemani diventa consegna concreta per i credenti: “Fa’ come me: incontra, abbraccia, perdona!”.




