Lunedì 6 aprile – “Riscoprire le relazioni per vedere la luce” – don Sergio Nicolli

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Con le Palme è iniziata la Settimana santa che probabilmente ricorderemo nella storia come una settimana speciale in un lungo tempo di passione che sembra non finire più. Nella liturgia si conclude con la grande Veglia pasquale attorno al fuoco del Risorto. Siamo abituati a pensare che la Settimana di Passione si concluda con la Pasqua. Ma in questo tempo, segnato da angoscia e da incertezze per il futuro, è difficile pensare che la conclusione logica sia una Pasqua di gioia. Solo chi guarda da credente a questa epidemia riesce a intravedere, pur nella povertà di una fede incerta, una Luce nuova che potrà forse rivelare un mondo nuovo e un nuovo modo di vivere.
La preghiera con cui inizia l’Eucaristia del lunedì della Settimana Santa esprime in modo realistico la nostra condizione: “Guarda, Dio onnipotente, l’umanità sfinita per la sua debolezza mortale, e fa’ che riprenda vita per la passione del tuo unico Figlio”.
In tutto il mondo viviamo questa sfinitezza di una debolezza mortale che ci disorienta, respiriamo un’aria pesante di incertezza e di pericolo. E poi le immani sofferenze che segnano persone e famiglie colpite dal virus, spesso private per sempre di una persona cara: al dolore della perdita si aggiunge la tragedia di non poter accompagnare almeno con una presenza affettuosa… Possiamo in questa debolezza mortale intravedere uno spiraglio di luce pasquale? Lo spero e lo cerco in tante direzioni. Nelle famiglie che, costrette dalle circostanze a trascorrere maggiore tempo insieme, riscoprono la bellezza delle relazioni della vita quotidiana e la preziosità di sentimenti e di eventi che prima ritenevamo scontati. Nella nostalgia crescente di relazioni sociali più attente al dono dell’incontro con persone dello stesso condominio o quartiere, che ritenevi di non dover nemmeno salutare, assorto ognuno nei propri pensieri e interessi. Nell’imprevista ondata di solidarietà che stanno dimostrando le persone impegnate nella vicinanza professionale o volontaria ai malati negli ospedali, nelle case di riposo, nell’assistenza domestica: solidarietà che spesso raggiunge le vette dell’eroismo.
Come è accaduto nella cena di Betania, dove Giuda ha protestato per il dispendio del nardo prezioso sparso da Maria sui piedi di Gesù, forse qualcuno potrà pensare che è eccessiva la profusione di risorse umane e economiche per la cura dei malati, la prevenzione del contagio, e l’aiuto a chi è in difficoltà. Probabilmente sarà proprio questa profusione senza risparmio e senza avarizia a diffondere il profumo della speranza che viene dalla riscoperta del valore dei piedi dei poveri nei quali il Signore si immedesima, la riscoperta di quella solidarietà che darà al mondo la novità pasquale.